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Girovagandoblog

Escursioni in Trentino – il blog del forum girovagandoinmontagna.it

Consumo e degrado del suolo

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Periferia di Trento nord

Periferia di Trento nord (© foto Agh)

Segnalo l’interessantissima puntata di “L’altro pianeta” di Laura Bettini su Radio24 dell’11 agosto 2013, dedicata al consumo e degrado del suolo.

Una risorsa vitale che però continuiamo a consumare allegramente, ignorando deliberatamente le conseguenze. Nel testo unico ambientale del decreto 152/2006 non esiste una definizione precisa di “suolo”: diventa così molto difficile, se non impossibile, difendere una risorsa che non è ben definita.

Due docenti universitari impegnati per la tutela del suolo, uno sul fronte urbanistico e l’altro su quello agricolo, Paolo Pileri del Politecnico di Milano e Fabio Terribile dell’Università di Napoli Federico II e Presidente Società Italiana di Pedologia, spiegano le varie problematiche. Lo Stato, le varie amministrazioni locali, non hanno un catasto dal quale capire quanto suolo esiste sul territorio e quanto di questo è consumato, mentre la cementificazione prosegue inarrestabile. E’ un modus operandi inaccettabile.

“E’ come fare la spesa senza sapere quanti soldi si hanno in tasca” dice Pileri. Con l’aggravante che un suolo cementificato “è per sempre”, come diceva la pubblicità dei diamanti: non si può tornare indietro.


(clicca sul pulsante qui sopra per ascoltare la puntata)

Autore: Agh

Content manager portali turismo e montagna, fotografo, cameraman

2 commenti

  1. Mah. Il cemento è meno eterno di quanti si racconti, specie in ambienti aggressivi come quelli montani. Quello che conta davvero è il danno all’agricoltura: in mezzo alle macerie le piante spontanee crescono in un momento, ma di sicuro non ci puoi più seminare del grano. L’Italia farebbe bene ad assegnare un valore diverso ai terreni coltivabili. Non è più tempo di speculare su palazzine invendibili.

  2. Deve essere perseguito l’obiettivo di consumo zero nei prossimi anni.
    Occorre diffondere la cultura della valorizzazione dell’esistente, proponendo il recupero di ambito dismessi o abbandonati, anzichè la costruzione del nuovo.
    In montagna ciò consentirebbe anche la rivalutazione dell’ambiente, con la valorizzazione delle risorse naturali ed ambientali. Oggi non è una missione impossibile considerando la disponibilità di tecnologie e risorse.

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