{"id":424,"date":"2013-04-04T15:12:50","date_gmt":"2013-04-04T13:12:50","guid":{"rendered":"http:\/\/girovagandoinmontagna.wordpress.com\/?p=424"},"modified":"2015-03-21T20:59:50","modified_gmt":"2015-03-21T20:59:50","slug":"taglia-taglia-che-almeno-tu-ti-salvi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/taglia-taglia-che-almeno-tu-ti-salvi\/","title":{"rendered":"Taglia, taglia che almeno tu ti salvi!"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_427\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/campanilbasso.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-427\" loading=\"lazy\" class=\" wp-image-427\" src=\"http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/campanilbasso.jpg?w=300\" alt=\"campanilbasso\" width=\"500\" height=\"0\" srcset=\"http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/campanilbasso.jpg 512w, http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/campanilbasso-300x131.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-427\" class=\"wp-caption-text\">Le Dolomiti di Brenta con il famoso pilastro del Campanil Basso (C) foto Agh<\/p><\/div>\n<p><a title=\"Cesare Maestri\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Cesare_Maestri\" target=\"_blank\"><strong>Cesare Maestri<\/strong><\/a> e <strong><a title=\"Dino Buzzati\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Dino_Buzzati\" target=\"_blank\">Dino Buzzati<\/a><\/strong>, un binomio prodigioso dal quale \u00e8 scaturito questo <strong>epico racconto<\/strong> pubblicato nel 1954 sul Corriere della Sera, tratto da &#8220;Cronache Terrestri&#8221;.\u00a0Il celebre &#8220;Ragno delle Dolomiti&#8221; \u00e8 impegnato assieme al compagno <strong>Luciano Eccher<\/strong> sul<strong> Campanil Basso<\/strong>, quando un chiodo cede improvvisamente&#8230;<\/p>\n<div id=\"attachment_425\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/cesare_maestri.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-425\" class=\" wp-image-425  \" src=\"http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/cesare_maestri.jpg?w=300\" alt=\"Cesare Maestri (C) foto Agh\" width=\"500\" srcset=\"http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/cesare_maestri.jpg 512w, http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/cesare_maestri-300x173.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-425\" class=\"wp-caption-text\">Cesare Maestri (C) foto Agh<\/p><\/div>\n<p>TAGLIA, TAGLIA, CHE ALMENO TU TI SALVI<br \/>\ndi Dino Buzzati<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la storia di una delle avventure pi\u00f9 paurose che ricordi l\u2019alpinismo dolomitico. \u00c8 accaduta questa estate [1954, N.d.R.] sul Campanile Basso di Brenta, picco finissimo per il meraviglioso slancio della sua architettura e la difficolt\u00e0 delle numerose vie di salita. Bellissimo da ogni versante, da ogni versante \u00e8 stato attaccato e vinto. Ormai non ha pi\u00f9 una parete, spigolo, fessura, strapiombo dove non sia passato uomo. La via normale, di quarto grado, \u00e8 gi\u00e0 una scalata rispettabile. Tutte le altre sono difficili.<br \/>\nAlcune toccano il massimo limite delle possibilit\u00e0 cio\u00e8 il sesto grado. Di sesto grado \u00e8 appunto il vertiginoso\u00a0itinerario tracciato da Marco Franceschini e Stenico sullo spigolo Nord-Ovest del cosiddetto Spallone, del Campanile. \u00c8 un impressionante pilastro giallo che balza dalle ghiaie per 370 metri protendendo in fuori i baldacchini di terribili strapiombi. Ne volle rifare la scalata, due mesi fa, la guida Cesare Maestri con l\u2019amico Luciano Eccher, di 26 anni. Bench\u00e9 estremamente difficile, l\u2019impresa non era troppo preoccupante per Maestri che ne aveva fatte anche di peggio e per di pi\u00f9 da solo, con prodigi di coraggio e di raffinati acrobatismi. In quanto a Eccher, era un compagno degno di lui e affiatatissimo.<br \/>\nDifatti, pur avendo deviato dalla via originale e incontrato ostacoli anche maggiori, i due superarono brillantemente i primi 170 metri, che sono i pi\u00f9 duri. Verso sera Maestri, dopo una delicatissima traversata sull\u2019orlo di uno strapiombo spaventoso, approd\u00f2 a un piccolo ma sicuro terrazzino. Gli restavano s\u00ec ancora 200 metri di parete, ma assai meno impegnativi. La vittoria per cos\u00ec dire, era gi\u00e0 in tasca. Meno male, perch\u00e9 la notte stava avvicinandosi e si era messo a nevicare. Maestri piant\u00f2 tre chiodi assicurandovi la corda e poi disse al compagno di venire.\u00a0Eccher comp\u00ec la traversata e giunse quasi al terrazzino. Maestri, che via via ritirava la corda, vide spuntare la\u00a0sua testa, e lo calcolava gi\u00e0 al sicuro quando fulmineamente il fatto accadde. \u201cLuciano mi guardava sorridendo, &#8211; racconta Maestri, &#8211; ma all\u2019improvviso ha fatto una curiosa smorfia come se fosse seccato, poi \u00e8 sparito sotto.\u201d<br \/>\nNei punti pi\u00f9 difficili, dove mancano gli appigli e specialmente sugli strapiombi quando la roccia viene in<br \/>\nfuori, gli alpinisti non solo piantano chiodi per poter procedere ma talora a questi chiodi fissano delle staffe<br \/>\nper appoggiarvi i piedi. Eccher si sosteneva appunto a una staffa con tutto il peso quando il chiodo si stacc\u00f2. Le mani non avevano presa sufficiente. Fece un volo.\u00a0Di sotto non c\u2019era che il vuoto. Il terrazzino infatti rappresentava l\u2019orlo di un tetto che sporgeva in fuori per alcuni metri. Eccher \u00e8 tutt\u2019altro che un pancione ma i suoi 70 chili nessuno glieli leva. Lo strappo fu tale da fare saltar via un secondo chiodo poco sopra la staffa e poi un terzo proprio quello su cui Maestri stava \u201cfacendo assicurazione\u201d. Partiti i tre chiodi (ne restavano altri due sopra il terrazzino ma vi era fissato il capo opposto della corda, quello dalla parte di Maestri) il peso del corpo proiettato nel vuoto si sfog\u00f2 tutto sulla spalla e sulle braccia della guida. Fu uno strattone tremendo. Maestri ne rest\u00f2 letteralmente piegato in due e and\u00f2 a sbattere con la faccia sulle rocce. Nonostante il dolore tenne con tutte le sue forze. Accartocciato quasi a testa in gi\u00f9 sull\u2019aereo terrazzino, semiaccecato dal sangue che gli grondava dalla fronte, le braccia convulsamente strette a trattenere la corda, Maestri per qualche istante si sent\u00ec perduto. Poi a poco a poco si riebbe.<br \/>\n\u00abLuciano, Luciano, come va?\u00bb<br \/>\n\u201cBene, bene.\u201d Rispose dal basso l\u2019invisibile compagno con straordinario spirito. \u201cSei gi\u00f9 molto?\u201d \u201cSaranno 5 metri.\u201d<br \/>\n\u201cE puoi toccar la roccia?\u201d \u201cImpossibile, \u00e8 troppo lontana.\u201d \u201cAllora cerca di venire su a braccia. Ce la fai?\u201c<br \/>\n\u201cAdesso provo.\u201d<br \/>\nEccher prov\u00f2. Ma era un\u2019impresa inverosimile, con una corda cos\u00ec sottile, dopo quel tremendo colpo.<br \/>\nRiusc\u00ec a sollevarsi un paio di metri ma poi le mani mollarono. Gi\u00f9 di nuovo a piombo. Maestri, in quella sua assurda posizione, fece di tutto per reggere al secondo strappo. Ma un bel pezzo di corda gli sfugg\u00ec dalle mani.<br \/>\n\u201cLuciano! Luciano!\u201d<br \/>\n\u201cNiente paura. Solo che a venir su a forza di braccia io non ce la faccio.\u201d<br \/>\n\u201cE adesso quanto sei gi\u00f9?\u201d<br \/>\n\u201cAdesso saranno 10 metri.\u201d<br \/>\nUn lungo silenzio tra gli alterni mugolii del vento. La neve veniva gi\u00f9 sempre pi\u00f9 fitta. Poi la voce di Maestri: \u201cLuciano, ho paura che non resisto pi\u00f9.\u201d \u201cCesare, \u2013 fu la risposta, \u2013 taglia la corda che almeno tu ti salvi!\u201d<br \/>\nQuesto poi mai, pens\u00f2 Maestri.<br \/>\nCon sforzo supremo riusc\u00ec a sollevarsi un poco cos\u00ec da mettersi in ginocchio.<br \/>\n\u201cCesare! Cesare!\u201d \u201cCosa c\u2019\u00e8?\u201d \u201cProva a calarmi per tutto il resto della corda. Forse riesco a toccare le rocce\u00bb (era soltanto un\u2019illusione). \u201cAspetta, adesso provo.\u201d<br \/>\nFu perch\u00e9 Maestri mosse il piede sotto il quale la corda si era incastrata? Fu perch\u00e9 le sue mani non ressero? Fatto sta che ad un tratto non riusc\u00ec pi\u00f9 a tenere. Ud\u00ec il sibilo della fune che strisciava a velocit\u00e0 furiosa sull\u2019orlo del terrazzino, una forza irresistibile lo succhiava nell\u2019abisso.<br \/>\nGuard\u00f2 i due chiodi superstiti coi due relativi moschettoni a cui era fissata con un\u2019asola la corda. Avrebbero tenuto?<br \/>\nPoi venne il colpo. La corda si tese spasmodicamente. I due chiodi si incurvarono come se fossero di burro, per una minima frazione di secondo sembrarono schizzar fuori dalla fessura dove erano infissi. \u201cAdesso volo anch\u2019io\u201d pens\u00f2 Maestri. Ma i chiodi miracolosamente resistettero.<\/p>\n<p>Di sotto, Eccher aveva compiuto il terzo volo. Questa volta fino a completo esaurimento della corda. Un tuffo di altri 20 metri buoni. Precipitando guard\u00f2 in su. Si sent\u00ec serrare atrocemente in vita. Rimbalz\u00f2 in su tre metri almeno. \u201cImpossibile che i chiodi tengano\u201d fu il pensiero \u201cora vedo schizzar fuori anche Maestri. Ci sfracelleremo insieme.\u201d Poi fu una quiete inverosimile. Lentamente Eccher prese a girare su se stesso. Si chiamarono, cercando di parlarsi.<br \/>\nMa a quella distanza, pi\u00f9 di 30 metri, era difficile. Intanto si era fatto buio. Maestri, sul quale non gravava pi\u00f9 il peso del compagno, sostenuto ormai dai chiodi, si lev\u00f2 finalmente in piedi e misur\u00f2 la situazione. Di tirar su Eccher a forza di braccia neanche a pensarci. L\u2019unica tentare di proseguire lui da solo fino alla vetta scendere dalla parte pi\u00f9 facile e andare a chiedere soccorsi. Ma avrebbe fatto in tempo? Sospeso a una corda per la vita, Eccher avrebbe<br \/>\nresistito? In uguali situazioni, pi\u00f9 di un alpinista era morto per soffocamento. Per fortuna Eccher \u00e8 un ragazzo di raro sangue freddo e ottimismo.<br \/>\nInvece di lasciarsi prendere dal panico, si industri\u00f2 per rendere il meno tormentoso possibile il suo stato. Si pass\u00f2 una staffa intorno al torso cos\u00ec da poter appoggiare la schiena. Altre due staffe le fiss\u00f2 alla corda in modo da potervi introdurre le gambe e cos\u00ec restar quasi seduto.<br \/>\nPoi si disse: \u201cSe Maestri va a cercar soccorsi, posso vivere tranquillo.\u201d Mentre contiuava a nevicare, Maestri<br \/>\nslegatosi, grid\u00f2 a Eccher: \u201cArrivederci\u201d, e riprese la salita. Come abbia fatto, con quel buio pesto, a superare 200 metri di buon quinto grado, per noi resta un mistero.<br \/>\nGiunto sullo spallone, contorn\u00f2 il Campanile Basso per la larga cengia battezzata scherzosamente stradone provinciale. E stava per calarsi lungo la via comune quando, affacciatosi alla parete Sud, vide gi\u00f9 una luce che avanzava sul sentierino che porta all\u2019attacco. Chiam\u00f2. Era suo fratello Carlo che, preoccupato del ritardo, era salito dal rifugio Tosa. \u201cCorri al rifugio, &#8211; gli grid\u00f2 Maestri, &#8211; fa venire su quanti pi\u00f9 \u00e8 possibile con tutte le corde che ci sono. Ma prima va sotto lo spigolo e avverti Luciano che i soccorsi arriveranno; che si faccia coraggio!\u201d Infatti ci\u00f2 che pi\u00f9 temeva era che l\u2019amico si lasciasse vincere dalla stanchezza e dallo scoraggiamento; nel qual caso sarebbe stato perduto.<br \/>\nOra non restava che aspettare. Maestri riusc\u00ec a scovare sulla cengia un buco abbastanza riparato e, meraviglioso<br \/>\nesempio di equilibrio nervoso, ci fece una bella dormita: ci\u00f2 che era la cosa piu opportuna dopo il travaglio sofferto e in vista di quello che gli restava da soffrire.<br \/>\nAlle 2,30 di notte le guide Bruno e Catullo Detassis e Giulio della Giacoma con tre bravi rocciatori, Mario Fabbri di Trento, Dado Morandi e un altro di Roma, erano sullo stradone provinciale. Al lume incerto delle torce elettriche, dalla sommit\u00e0 dello spallone, Maestri, Catullo Detassis e Morandi furono calati per 110 metri. Maestri e Detassis scesero quindi per loro conto a corde doppie fin sopra il terrazzino, piantarono una bella quantit\u00e0 di chiodi e calarono subito a Eccher due corde, per mezzo delle quali, a trazione alterna, cominciarono a tirarlo su. A ogni strattone guadagnavano una ventina di centimetri.<br \/>\nIl sollevamento dur\u00f2 tre ore e mezzo. Alle 9 del mattino finalmente Eccher tocc\u00f2 il terrazzino. Era pallido come la morte, ma ancora in buone condizioni. \u201cFa un curioso effetto \u2013 disse \u2013 rimettere i piedi sulla terra\u201d.<br \/>\nEra rimasto appeso nel vuoto, in maniche di camicia, con un tempo da lupi, 13 ore giuste.<\/p>\n<p>Tratto da: Cronache Terrestri,<br \/>\n\u201cCorriere della Sera\u201d, 1954<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scrittore Dino Buzzati racconta da par suo la drammatica scalata di Cesare Maestri e Luciano Eccher sul Campanil Basso. 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