{"id":462,"date":"2013-04-12T16:03:28","date_gmt":"2013-04-12T14:03:28","guid":{"rendered":"http:\/\/girovagandoinmontagna.wordpress.com\/?p=462"},"modified":"2015-05-14T07:01:33","modified_gmt":"2015-05-14T07:01:33","slug":"gigi-telmon-una-vita-per-la-montagna","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/gigi-telmon-una-vita-per-la-montagna\/","title":{"rendered":"Gigi Telmon, una vita per la montagna"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_467\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/luigi_telmon1.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-467\" class=\" wp-image-467 \" src=\"http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/luigi_telmon1.jpg?w=611\" alt=\"Luigi &quot;Gigi&quot; Telmon\" width=\"500\" srcset=\"http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/luigi_telmon1.jpg 1200w, http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/luigi_telmon1-300x207.jpg 300w, http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/luigi_telmon1-1024x709.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-467\" class=\"wp-caption-text\">Luigi &#8220;Gigi&#8221; Telmon<\/p><\/div>\n<p>Nato a Susa in provincia di Torino nel 1932, <strong>Luigi Telmon<\/strong>\u00a0[1] ha dedicato la sua vita alla montagna. In particolare, lo <strong>studio delle valanghe<\/strong> \u00e9 divenuto nel tempo una sorta \u00a0di \u00abmissione\u00bb, con lo \u00a0scopo di salvare pi\u00fa vite umane possibile tramite la conoscenza e l&#8217;informazione.<\/p>\n<p>Chi scrive lo ha conosciuto parecchi anni fa, nel 2001, quando organizzammo insieme una <a title=\"Corso valanghe 2001 a Trento\" href=\"http:\/\/www.itsportmontagna.org\/ism\/Tecnica\/valanghe\/corso.htm\" target=\"_blank\">\u201cdue giorni\u201d divulgativa sulle valanghe<\/a> per il newsgroup <a title=\"it.sport.montagna\" href=\"https:\/\/groups.google.com\/forum\/?fromgroups#!forum\/it.sport.montagna\" target=\"_blank\">it.sport.montagna<\/a>. Ricordo che, generosamente, volle venire assolutamente gratis e non accett\u00f2 neppure un rimborso spese per la benzina e il soggiorno a Trento :). <b id=\"internal-source-marker_0.6780666094273329\"><br \/>\n<\/b><\/p>\n<p><strong>Gigi, negli ultimi anni oltre al classico \u201ctrittico\u201d\u00a0per la sicurezza\u00a0di Artva, pala e sonda, sono apparsi in commercio gli \u201czaini Airbag\u201d. Sono strumenti validi? Quali sono pregi e difetti?<\/strong><\/p>\n<p>Ho sperimentato i primi esemplari di zaini &#8220;airbag&#8221; pi\u00f9 di quarant&#8217;anni fa facendoli investire da una notevole valanga di lastroni generata dal crollo di una cornice, vincolati ad una zavorra di 80 Kg. La prova ha avuto luogo a confronto con identici manichini vincolati ad una funicella da valanga che, alla sua estremit\u00e0 libera, aveva un palloncino di circa 30 cm di diametro. I manichini con l&#8217;airbag sono rimasti a galla e si sono arrestati prima dell&#8217;arresto della valanga, dopo essere stati spinti all&#8217;esterno della stessa. I manichini con la funicella sono stati sepolti e rinvenuti velocemente, in fondo alla valanga, grazie al galleggiamento del palloncino e seguendo la funicella semisepolta. In quel periodo si stava cercando il modo di rendere pi\u00f9 valido l&#8217;uso della funicella. L&#8217;avvento dell&#8217;airbag ha chiuso ogni sperimentazione con la funicella.<br \/>\nL&#8217;airbag di allora era un unico cuscino, sul retro dello zaino, che veniva gonfiato al momento del bisogno esercitando una trazione su una maniglia, posta anteriormente sullo spallaccio sinistro. Questa azionava una bombola in grado di gonfiare il pallone, riducendo il peso specifico del complesso corpo-pallone per consentirne il galleggiamento. Il fatto di avere il pallone sulla schiena, tuttavia, costringeva la parte pi\u00f9 pesante del complesso (il corpo del travolto) a scivolare con la neve , con conseguente possibilit\u00e0 di traumi o di soffocamento per penetrazione di neve nelle vie respiratorie. Lo zaino aveva un peso abbastanza rilevante. Successivamente sono state apportate modifiche soprattutto volte a favorire lo scivolamento del corpo sulla neve, suddividendo il cuscino dorsale in due laterali, a parit\u00e0 di volume complessivo.<\/p>\n<p>Pregi:<\/p>\n<p>1. Galleggiamento assicurato.<br \/>\n2 Pronto reperimento da parte dei soccorritori grazie al colore vivace dei cuscini<br \/>\n3 Minor percorso durante il trascinamento nella neve<br \/>\n4. A differenza dell&#8217;ARTVa, che favorisce la ricerca, l&#8217;airbag favorisce il salvataggio della vita per effetto del galleggiamento sulla valanga.<\/p>\n<p>Difetti:<\/p>\n<p>1. Necessit\u00e0 di prontezza di riflessi per azionare le bombole al momento dell&#8217;inizio del travolgimento: in alternativa si pu\u00f2 azionare l&#8217;apparecchio in caso di sospetto, ma poi occorre proseguire o con i palloni gonfi, o ricaricandoli poi con bombole di scorta (aumento del carico)<br \/>\n2. Peso relativamente ancora elevato<br \/>\n3. Possibilit\u00e0 di traumi durante lo scorrimento, specie se non sono stati aperti i laccioli degli sci per consentirne lo sgancio e non sono stati tolti i polsi dai laccioli dei bastoncini, per poterli abbandonare.<br \/>\nL&#8217;aver indossato l&#8217;airbag non esime dall&#8217;adottare tutti gli accorgimenti raccomandati allo scialpinista quando si inoltra su un pendio potenzialmente pericoloso, compresa la protezione delle vie respiratorie.<\/p>\n<p><strong>Gli Artva moderni digitali sembrano molto pi\u00f9 facili da usare rispetto agli analogici di una volta. E\u2019 davvero cos\u00ec?<\/strong><\/p>\n<p>Quando ero alla sezione Studi della Scuola Militare Alpina di Aosta, ho avuto modo di sperimentare i primi apparecchi di ricerca, oltre quarant&#8217;anni fa, a cominciare dallo SKADI, il primo ricercatore giunto in Italia, portatomi da un ingegnere americano. Successivamente ne sono stati prodotti altri in Europa, in particolare lo ZELLWEGER e l&#8217; AUTOPHON, la serie dei PEEPS e il REDAR. A seguito degli esperimenti ho optato per la frequenza di 457 kHz utilizzata dall&#8217;Autophon Barryvox, che dava le maggiori garanzie di intercettazione del segnale a distanza e di precisione di individuazione. Ho provveduto, quindi, a far realizzare un apparecchio in Italia per le Truppe Alpine con la stessa frequenza (FITRE RT 75). I primi esemplari furono di color kaki oliva e successivamente la produzione \u00e8 stata realizzata in rosso anche per il pubblico.<br \/>\nSi trattava sempre di apparecchi analogici, compatibili con tutti gli apparecchi che utilizzavano la frequenza di 457 kHz.\u00a0Il loro impiego era facile, veloce e preciso, a condizione di seguire precise norme di ricerca, possibili dopo un breve esercizio e ponendo la necessaria attenzione.\u00a0Fidandomi della loro validit\u00e0 e robustezza ed adottando le necessarie procedure di ricerca, anche per ovviare ad interferenze con altri ricercatori in zona, gli ARTVa analogici non mi hanno mai dato problemi. Ho addirittura lanciato un FITRE su una pietraia e si \u00e8 appena scalfitto l&#8217;involucro mantenendo inalterato il funzionamento.<br \/>\nPer ragioni &#8230; anagrafiche e a causa di un cambiamento di incarico di servizio, non ho potuto effettuare studi ed esperimenti sui nuovi modelli entrati in commercio ed in particolare sui digitali. Non posso quindi esprimere un giudizio obiettivo, non avendoli mai impiegati sul campo. Per le mie esigenze personali, andate via via scemando fino, ormai, \u00a0ad annullarsi, andavano benissimo gli analogici ed ho continuato ad usare quelli. Ritengo che il progresso tecnologico possa favorire l&#8217;impiego dei digitali, ma non sono in condizioni di esprimere un giudizio, per cui non so se la tecnologia moderna abbia dato pi\u00f9 peso all&#8217;efficienza, alla robustezza ed alla facilit\u00e0 di impiego o alle leggi di mercato, visto il proliferare dei modelli. Resta il fatto che gli apparecchi, di qualsiasi tipo essi siano, nell&#8217;ambito di un gruppo, debbono, ovviamente, \u00a0essere sempre compatibili fra loro ed usati dopo una doverosa preparazione del personale.<\/p>\n<p><strong>Il costo degli apparecchi Artva \u00e9 generalmente considerato elevato (anche se a ben vedere \u00e8 assurdo che si spenda\u00a0molto di pi\u00f9 per gli sci, o per una giacca, che non per uno strumento che\u00a0pu\u00f2 salvare la vita) e alcuni rimandano l&#8217;acquisto, o considerano l\u2019idea di\u00a0comprare un Artva di seconda mano. E\u2019 una buona idea?<\/strong><\/p>\n<p>Ritengo sia una cattiva idea risparmiare su un oggetto che pu\u00f2 salvare la vita, propria o altrui: la vita non ha prezzo! Circa gli ARTVa di seconda mano credo che pi\u00f9 gli apparecchi sono sofisticati, pi\u00f9 la loro durata sia limitata (parere da inesperto in elettronica). Un apparecchio di seconda mano ritengo sia affidabile in relazione al motivo per cui viene venduto, all&#8217;affidabilit\u00e0 della persona che lo vende ed all&#8217;uso che ne \u00e8 stato fatto. In ogni caso, non avendo la possibilit\u00e0 di acquistarne uno nuovo tra i pi\u00f9 validi \u00e8 meglio averne uno di seconda mano, di buon livello, che non avere niente o averne uno scarso e poco sicuro.<\/p>\n<p><strong>Anche quest\u2019inverno una serie di incidenti ha funestato molte escursioni scialpinistiche. Non di rado le vittime erano considerate esperte e in taluni casi erano coinvolte addirittura guide alpine. Anche se c\u2019\u00e8 il detto che dice \u201cla valanga non sa che sei esperto\u201d, pu\u00f2 darsi che a tradire sia un eccesso di sicurezza? O la valanga \u00e8 spesso un fenomeno troppo complesso da prevedere, anche dagli esperti?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Spesso si ritiene esperto anche chi non lo \u00e8 e, chi lo \u00e8, oltre all&#8217;esperienza deve essere anche dotato di prudenza, buon senso, e, se guida, non deve essere condizionato dalle esigenze, a volte insistenti, del cliente. La valanga \u00e8 sicuramente un fenomeno estremamente complesso e diversificato, difficile da valutare anche da esperti, sia come fenomeno in s\u00e8, che come possibilit\u00e0 di localizzazione. Per fare una buona valutazione occorrono, una corretta interpretazione del bollettino, che necessariamente \u00e8 estensivo, la conoscenza degli eventi meteonivologici che si sono susseguiti durante la stagione e le loro conseguenze, e, per quanto possibile, la conoscenza del terreno.<br \/>\nInoltre sono necessarie valutazioni locali estemporanee mediante prove specifiche che comportano notevole impiego di tempo, energie ed elevata esperienza (ad es. esame stratigrafico, cuneo o blocco o trapezio di slittamento, sondaggi ecc.), cose non sempre possibili durante una gita.<br \/>\nInoltre le prove sono puntiformi e valide in un intorno spesso molto limitato, per cui vengono normalmente trascurate durante una gita. Nelle discese in campo libero, inoltre, questo tipo di prove \u00e8 praticamente impossibile ed una accurata valutazione deve essere fatta a priori. L&#8217;eccesso di sicurezza pu\u00f2 essere anche una causa, ma io tendo a ritenerlo pi\u00f9 un eccesso di presunzione o di superficialit\u00e0. A volte prevale il senso del dovere e di sacrificio dei soccorritori che, spesso, pur consci del rischio che corrono, affrontano pericoli elevati al fine di trarre in salvo chi si \u00e8 messo nei guai, anche a costo della vita.<\/p>\n<p><strong>Lo scialpinismo di una volta si praticava sostanzialmente in primavera, quando il manto \u00e8 generalmente assestato e le valanghe \u201cda caldo\u201d sono in qualche modo pi\u00f9 prevedibili. Oggi, alla prima nevicata invernale, orde di scialpinisti si lanciano sui pendii, non sempre con la necessaria preparazione. Ogni anno infatti si contano diverse vittime. Poich\u00e9 \u00e8\u00a0impensabile un \u201critorno alle origini\u201d, cosa si pu\u00f2 fare?<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;assestamento del manto, in primavera \u00e8 generalmente una realt\u00e0, tuttavia non bisogna trascurare il modo e le condizioni in cui questo assestamento \u00e8 avvenuto. Ad esempio non bisogna trascurare il fatto che, sotto ad un manto ben assestato, sia presente la brina di fondo, quindi non solo &#8220;valanghe da caldo&#8221;. E&#8217; molto difficile convincere gli scialpinisti a non fare uscite invernali, specie da quando le capacit\u00e0 tecniche sono migliorate, i materiali sono di pi\u00f9 facile impiego e le piste battute sono molto affollate e con caratteristiche che soddisfano poco le esigenze di sci in libert\u00e0. Mi sono dedicato alla meteonivologia con approfonditi studi sia in Italia che in Francia e specialmente in Svizzera, paese che da pi\u00f9 tempo si occupa dello studio dei fenomeni nivologici, quando alcuni incidenti mortali mi avevano commosso e scosso per la mancanza generale di conoscenza del fenomeno delle valanghe e delle conseguenti misure di sicurezza da adottare.<br \/>\nDa allora il mio primo scopo fu di cercare di preservare il pi\u00f9 possibile la vita di chi, come me, per passione o per lavoro, praticava la montagna invernale. Ho perseguito questo scopo prima con una preparazione profonda e scrupolosa e poi cercando di divulgare il pi\u00f9 ampiamente possibile le conoscenze acquisite con corsi, conferenze, scritti, ecc. in ogni ambiente interessato alla montagna. L&#8217;argomento fu, cos\u00ec, introdotto nei corsi per organizzazioni del C.A.I., Guide Alpine, Maestri di sci, Guardie Forestali, Organizzazioni Militari, Forze dell&#8217;Ordine ecc, allo scopo di diffondere conoscenze corrette sull&#8217;argomento.<br \/>\nHo avuto qualche riscontro nel senso che pi\u00f9 di una persona mi ha espressamente ringraziato per avergli fornito il modo di risparmiarsi una brutta avventura, anche se non si potr\u00e0 mai sapere quante potenziali vite ha risparmiato, con il suo lavoro e la sua passione, quello sparuto gruppo di una decina di persone che facevano parte del primo <a title=\"Servizio valanghe italiano - Cai Svi\" href=\"http:\/\/www.cai-svi.it\/j15\/\" target=\"_blank\">Servizio Valanghe Italiano<\/a> (SVI) del C.A.I.<br \/>\nNel frattempo, per\u00f2, la popolazione degli sciatori in campo libero \u00e8 talmente aumentata che i risultati sembrano quasi inesistenti, anche se la conoscenza del fenomeno valanga si \u00e8 diffusa a macchia d&#8217;olio. In realt\u00e0 gli studi e l&#8217;attivit\u00e0 del piccolo gruppo di appassionati che hanno dato vita al Servizio Valanghe Italiano del C.A.I., di cui mi onoro di aver fatto parte, hanno dato l&#8217;input per una grande diffusione della conoscenza del problema delle valanghe, da cui sono nati i Servizi Valanghe regionali riuniti nell&#8217;<a title=\"Aineva\" href=\"http:\/\/www.aineva.it\/\" target=\"_blank\">AINEVA<\/a>, un Ufficio Valanghe alla Scuola Militare Alpina di Aosta, ed il Servizio <a title=\"Metemont\" href=\"http:\/\/www.sian.it\/infoMeteo\/index.do\" target=\"_blank\">Meteomont<\/a>.<br \/>\nPrima degli anni sessanta si credeva ancora, come diceva il Carducci, che le valanghe tuonassero &#8220;rotolando per le selve croscianti&#8221;. Credo sia necessario continuare sulla strada della prevenzione, della conoscenza e della sensibilizzazione, poich\u00e9 i risultati sono pi\u00f9 che positivi, dal momento che il numero degli incidenti per stagione, nel complesso, non \u00e8 aumentato rispetto all&#8217;elevatissimo incremento del numero dei praticanti dello scialpinismo.<\/p>\n<p><strong>In questi ultimi anni si \u00e8 molto diffuso l\u2019uso delle ciaspole: un\u2019attivit\u00e0 sportiva che, a differenza dello scialpinismo, \u00e8 alla portata di tutti. Ma, proprio per questo, ci si chiede con quale consapevolezza del pericolo molti praticanti si avventurino sulle montagne innevate, spesso spinti dal facile entusiasmo per questi attrezzi che non richiedono alcuna\u00a0<\/strong><strong>conoscenza tecnica, mentre i rischi sono gli stessi di chi fa scialpinismo.<\/strong><\/p>\n<p>I problemi degli escursionisti muniti di racchette da neve sono analoghi a quelli degli scialpinisti, ma la popolazione di questi escursionisti, anche se generalmente segue itinerari pi\u00f9 sicuri, \u00e8 per la maggior parte priva di conoscenze in campo nivometeorologico.\u00a0I media, anzich\u00e9 dilettarsi alla caccia dei fantasmi dopo ogni incidente, farebbero bene a fare attivit\u00e0 di prevenzione, informandosi correttamente per poi diffondere le conoscenze necessarie per non far affrontare pericoli, a volte neppure immaginati, ai gitanti allettati dalla nuova moda delle racchette da neve (credo: in Trentino erano &#8220;ciaspe&#8221; diventate poi &#8220;ciaspole&#8221; dopo la diffusione della gara con le ciaspe: &#8220;<a title=\"Ciaspolada\" href=\"http:\/\/www.ciaspolada.it\/\" target=\"_blank\">La Ciaspolada<\/a>&#8220;).<br \/>\nL&#8217;uso del neologismo si sta diffondendo ovunque come l&#8217;uso delle racchette: sarebbe bello se i produttori di questi materiali allegassero al materiale in vendita un manualetto informativo che sensibilizzasse l&#8217;acquirente sul pericolo delle valanghe con informazioni corrette per la conoscenza del fenomeno e del comportamento da tenere durante la gita e fornendo anche informazioni su dove rivolgersi per approfondire l&#8217;argomento. Non so, tuttavia, quanto i produttori ed i venditori di questi materiali apprezzerebbero questa idea.<\/p>\n<p><strong>Lo scialpinista vecchia maniera di solito veniva da una lunga gavetta e imparava con la pratica a riconoscere i vari tipi di neve e le situazioni pi\u00f9 ricorrenti di pericolo. Il fatto di dover scendere con gli sci, lo induceva inoltre a studiare bene i percorsi, sia in salita che in discesa. Oggi gli impianti di risalita portano gli sciatori direttamente in quota. I cosiddetti freerider e snowboarder, spesso giovanissimi come dimostrano recenti incidenti, affrontano pendii e canaloni probabilmente con una consapevolezza approssimativa sulle condizioni della neve. Cosa ne pensi?<\/strong><\/p>\n<p>E&#8217; uno dei problemi legati alla velocit\u00e0 del progresso tecnologico che ritengo difficile da risolvere. Informare questi giovani, entusiasti e spericolati, come \u00e8 normale a questa et\u00e0, \u00e8 molto difficile. L&#8217;unico ambiente in cui possono essere contattati per essere informati, penso possa essere la scuola delle zone vocate alla montagna: le lezioni di geografia o di scienze potrebbero essere il sito pi\u00f9 idoneo, non dico per fornire approfondite conoscenze ma, quanto meno, per sensibilizzare i ragazzi sul problema in modo da indurli ad informarsi. Ovviamente previa informazione corretta dei docenti: altro difficile preblema, se questi non sono interessati alla montagna.<\/p>\n<p><strong>Il pericolo delle valanghe pu\u00f2 essere meglio affrontato con una migliore conoscenza, prevenzione e formazione, magari iniziando fin dalle scuole. Mi sembra che qualcosa in questo senso si stia facendo, almeno qui in Trentino, con esercitazioni e lezioni impartite da componenti del Soccorso Alpino. E\u2019 abbastanza? Cosa si potrebbe fare maggiormente?<\/strong><\/p>\n<p>Mi hai preceduto con la stessa idea dello sfruttamento dell&#8217;organizzazione scolastica. Ricordo che al Passo del Tonale molti ragazzi delle scuole del Trentino, a turno, trascorrevano un breve periodo ospiti di una casa della Provincia ed io, come altri specialisti in altre materie relative alla montagna, andavamo a tenere lezioni ed esercitazioni ad ogni turno. L&#8217;interesse dei ragazzi era altissimo e ricordo come si divertivano, ad esempio, nelle esercitazioni di ricerca con l&#8217;ARTVa. Non so se questo venga ancora fatto, ma ritengo sia una strada giusta per sensibilizzare i ragazzi sui pericoli della montagna e sul mistero delle valanghe. Altra esperienza l&#8217;ho fatta con la provincia di Bolzano che realizzava un periodico per ragazzi in cui tenevo una rubrica sui pericoli della montagna e sulle valanghe. Anche questa mi sembra una buona cosa , ma non so se, attualmente, venga ancora realizzato qualche cosa di simile.<\/p>\n<p><strong>Gli studi hanno dimostrato che dopo appena 15 minuti dal seppellimento, le probabilit\u00e0 di sopravvivenza del travolto calano drasticamente, perci\u00f2 \u00e8 essenziale \u201cl\u2019autosoccorso\u201d immediato dei superstiti. Secondo te quanti sono sufficientemente preparati per affrontare questa drammatica evenienza?<\/strong><\/p>\n<p>Non posso giudicare quale sia la preparazione alla ricerca con l&#8217;ARTVa ed al disseppellimento dell&#8217;infortunato da parte degli escursionisti attuali. So che molti scialpinisti che fanno capo ad organizzazioni tipo sezioni del C.A.I. spesso si riuniscono per fare esercitazioni, ma non so quale preparazione abbiano quelli che si limitano ad acquistare il materiale su suggerimento dei commessi o degli amici. L&#8217;autosoccorso comincia molto prima dell&#8217;uso dell&#8217;apparecchio, in quanto deve, per avere qualche probabilit\u00e0 di successo, essere preceduto, durante la gita, da precise norme di comportamento del gruppo atte a far s\u00ec che, in caso di evento valanghivo, qualcuno del gruppo non ne sia coinvolto in modo da poter iniziare subito la ricerca dei compagni travolti.<br \/>\nTutto ci\u00f2 necessita di una preparazione a monte. E&#8217; ovvio che se tutto il gruppo viene sepolto, le probabilit\u00e0 di sopravvivenza sono estremamente limitate, per non dire nulle, in quanto il tempo di intervento delle squadre di soccorso organizzato \u00e8 quasi sempre superiore al tempo della maggior probabilit\u00e0 di sopravvivenza. In tal caso l&#8217;uso dell&#8217;ARTVa serve sopprattutto ai soccorritori per trovare pi\u00f9 rapidamente dei morti.<\/p>\n<p><strong>Talvolta si ha l&#8217;impressione che alcuni considerino l&#8217;Artva come una specie di amuleto, mentre invece, dimmi se sbaglio, dovrebbe essere considerato davvero come \u201cl\u2019ultima spiaggia\u201d per avere una qualche possibilit\u00e0 di salvarsi, perch\u00e9 la valanga spesso ti uccide durante il travolgimento.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Come ho gi\u00e0 detto, spesso il materiale viene acquistato su suggerimento di commessi od amici e, talvolta, portato al seguito proprio come amuleto: a volte nello zaino, a volte addirittura spento. Comunque non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;ultima spiaggia per avere qualche probabilit\u00e0 di salvarsi. L&#8217;uso corretto consente s\u00ec il rapido ritrovamento da parte dei compagni, se qualcuno resta fuori dalla valanga, ma non impedisce il seppellimento, con i conseguenti traumi e, a volte, i molto lunghi tempi di scavo ed estrazione. Anche questa operazione necessita di procedure ben definite per cui occorre essere preparati senza lasciarsi sopraffare dall&#8217;affanno e dall&#8217;emotivit\u00e0.\u00a0Attualmente la maggior probabilit\u00e0 di salvezza ritengo sia data dall&#8217;uso dello zaino Airbag, in quanto consente il galleggiamento sulla neve, limita i traumi da seppellimento, consente una rapida individuazione da parte dei soccorritori e, anche se l&#8217;infortunato fosse nell&#8217;impossibilit\u00e0 di reagire, per cause varie, consente tempi di sopravvivenza compatibili anche con i tempi del soccorso organizzato. Se il peso, ancora relativamente elevato, lo rende poco gradito agli scialpinisti che salgono a piedi, pu\u00f2 essere un toccasana per chi usa mezzi vari di risalita e corre rischi solo nella fase di discesa.<\/p>\n<p><strong>Ora qualche spunto un po\u2019 polemico :). Capita di osservare bollettini online di province confinanti che riportano un grado di pericolo differente della stessa zona. Questa differenza di valutazione corre esattamente lungo il confine provinciale e lascia molto perplessi. Mi \u00e8 stato spiegato che questo pu\u00f2 essere determinato dal fatto che i vari bollettini, redatti da ogni provincia, non sono stilati nello stesso orario. Non si potrebbe\u00a0uniformare la diramazione dei bollettini per renderli pi\u00f9 omogenei e quindi attendibili?<\/strong><\/p>\n<p>Il grado di pericolo indicato dai bollettini di Province o Regioni confinanti, non pu\u00f2 riferirsi alla stessa zona, ma ad un intorno suggerito al redattore dalla localizzazione, e quindi dai dati, dei campi di rilevamento del proprio settore. Il confine amministrativo delle Regioni o Province non ha che un valore indicativo dell&#8217;Ente che emette il bollettino. La valutazione per la realizzazione dei bollettini viene fatta sulla base delle osservazioni pervenute giornalmente, alla stessa ora, dai campi di rilevamento sistemati nella zona di competenza. Non \u00e8 il momento della redazione del bollettino che fa testo, ma il momento del rilevamento dei dati sui campi.<br \/>\nLa posizione di questi varia da zona a zona per cui, non essendo possibile raffittire i campi in modo abnorme, \u00e8 giocoforza, mediare i risultati in relazione alle esigenze dell&#8217;Ente che emette il bollettino, che non potr\u00e0 mai dare informazioni puntiformi, ma riferite ad un intorno piuttosto vasto. Sta all&#8217;utilizzatore interpretare correttamente il bollettino in relazione alla localit\u00e0 in cui vuole andare e, se si trova in localit\u00e0 di confine della competenza della redazione dei bollettini, mediare tra le due edizioni. Per questo i bollettini devono ritenersi solo orientativi e l&#8217;escursionista, acquisite le informazioni a carattere generale, deve anche fare una propria valutazione sul posto. Nell&#8217;ambito delle organizzazioni dell&#8217;AINEVA la nomativa per i rilevamenti e la redazione dei bollettini \u00e8 comune.<\/p>\n<p><strong>Si organizzano spesso interessanti e qualificati convegni sulla sicurezza in montagna e contro il rischio di valanghe, per\u00f2 fatalmente riservati a pochi addetti ai lavori perch\u00e9 si svolgono magari in localit\u00e0 lontane centinaia di chilometri dalle citt\u00e0 e della durata di uno o pi\u00f9 giorni. Come mai non si sfrutta internet per divulgare e magari trasmettere in streaming queste\u00a0<\/strong><strong>giornate ad un pubblico pi\u00f9 ampio? Perch\u00e9 questi convegni non sono resi disponibili online dopo il loro svolgimento? Ho fatto queste domande ad un esperto che partecipava a questi convegni e mi \u00e8 stato risposto che s\u00ec, sarebbe una bella idea ma non si pu\u00f2 perch\u00e9&#8230; i relatori sono gelosi! E&#8217; un peccato che non si possa fare divulgazione attraverso un mezzo cos\u00ec potente come la rete ma si preferisca fare questi convegni tra \u201cpochi\u00a0intimi\u201d. Cosa ne pensi?<\/strong><\/p>\n<p>Sarebbe una cosa utile ed interessante. Non so perch\u00e9 non venga realizzata: forse per mancanza di iniziativa da parte degli organizzatori. L&#8217;ipotesi della gelosia dei relatori mi spaventa e non ci credo. I miei compagni del primo SVI ed io ci eravamo assunti, a cominciare dagli anni sessanta del secolo scorso, proprio come missione morale, la divulgazione delle conoscenze che avevamo acquisito e lo abbiamo fatto sempre, sia pur con i mezzi di allora, con tutte le nostre forze ed il nostro entusiasmo e siamo riusciti a diffondere, praticamente in tutto il Paese, a macchia d&#8217;olio, l&#8217;esistenza del problema valanghe e dei modi di affrontarle.<br \/>\nIn Internet, ora, si trova di tutto ed anche le informazioni utili: bisogna saperle discernere con un minimo di preparazione tecnica a monte. La gelosia dei relatori \u00e8, comunque, mal riposta in quanto gli eventuali relatori gelosi non hanno competenza per accampare diritti sulle conoscenze che hanno acquisito da chi li ha preceduti. Se, poi, si fanno convegni su qualche cosa di nuovo, ben vengano, ma penso che lo scopo di questi debba essere proprio la divulgazione delle conoscenze. Per questo non c&#8217;\u00e8 niente di meglio che Internet ed \u00e8 anche utile l&#8217;opera, questa volta meritoria, dei media, se le informazioni non vengono travisate, come purtroppo succede spesso, per incompetenza.<\/p>\n<p><strong>Negli anni recenti abbiamo visto che in caso di incidenti di valanghe qualche amministratore locale arriva addirittura a vietare lo scialpinismo tout court sul proprio territorio. Oppure scattano\u00a0le denunce, con evidente intento deterrente o punitivo, nei confronti di chi ha provocato la valanga, anche se non ha provocato ferimenti o danni. Gli impiantisti dal canto loro arrivano a vietare la pratica del fuoripista nel loro\u00a0comprensorio, neanche la montagna fosse di loro propriet\u00e0! Altri invocano invece una sorta di patentino, o il possesso obbligatorio dell\u2019Artva (senza considerare la capacit\u00e0 di usarlo). Cosa pensi di queste misure?<\/strong><\/p>\n<p>Il divieto di praticare lo scialpinismo mi sembra un&#8217;assurdit\u00e0 da incompetenti: sarebbe come dire di vietare il paracadutismo perch\u00e9 il paracadute potrebbe non aprirsi, o l&#8217;arrampicata in roccia perch\u00e9 potrebbe uscire un chiodo o staccarsi un appiglio eccetera.\u00a0Il fatto \u00e8 che i media influenzano talmente a sproposito l&#8217;opinione pubblica che gli amministratori temono ripercussioni su di loro a seguito di assurde ricerche di responsabilit\u00e0 a tutti i costi, cosa che sembra diventata di moda.<br \/>\nQuanto al provocare la valanga esistono norme di legge sul distacco di valanghe in relazione a varie modalit\u00e0 di distacco:\u00a0Codice Penale Titolo VI Capo I &#8211; Dei delitti contro l&#8217;incolumit\u00e0 pubblica art. 426, Legge\u00a0n\u00b0 353 del\u00a024\/12\/2003.\u00a0L&#8217;art. 17 di quest&#8217;ultima, in particolare, al comma 2 recita:\u00a0<em>&#8220;I soggetti che praticano lo sci-alpinismo devono munirsi, laddove per le condizioni climatiche e della neve, sussistano evidenti condizioni di rischio di valanghe, di appositi sistemi elettronici per garantire un idoneo intervento di soccorso&#8221;<\/em>.\u00a0E&#8217; palese l&#8217;imperfezione del testo: secondo la legge L&#8217;ARTVa deve essere portato dove esistono evidenti condizioni di &#8220;rischio&#8221; di valanghe. Dal momento che la valanga \u00e8 una trappola nascosta, il &#8220;rischio&#8221; non \u00e8 quasi mai evidente e, dove \u00e8 evidente, mi auguro che nessuno ci vada, neppure con l&#8217;ARTVa, anche se oggi non ne sono pi\u00f9 tanto sicuro. Chi stabilisce, inoltre, che in un determinato punto il &#8220;rischio&#8221; \u00e8 evidente?<br \/>\nIn sostanza, per la legge, non occorrerebbe portare sempre l&#8217;ARTVa, ma solo quando il &#8220;rischio&#8221; \u00e8 evidente. In realt\u00e0, senza bisogno di fare leggi inutili ed imperfette, basterebbe il buon senso e la raccomandazione dei tecnici che suggeriscono di portarlo sempre, acceso in trasmissione fin dall&#8217;inizio della gita, dopo averne ben appreso l&#8217;impiego e dopo aver fatto i previsti controlli collettivi di corretto funzionamento. Ho messo tra virgolette la parola &#8220;rischio&#8221;, in quanto il termine, in questo caso, non \u00e8 corretto. Il rischio \u00e8 quello che corre chi affronta un pericolo; nella legge, quindi, non dovrebbe essere usato il termine &#8220;rischio&#8221;, ma &#8220;pericolo&#8221;. E se i sistemi non sono elettronici come l&#8217;Airbag? La legge sarebbe superata? Personalmente suggerisco, comunque, di portare sempre l&#8217;ARTVa, acceso, ovviamente in trasmissione, fin dall&#8217;inizio della gita, anche se si indossa l&#8217;Airbag: pu\u00f2 sempre succedere un malfunzionamento o la necessit\u00e0 di soccorrere qualcuno e il peso in pi\u00f9 \u00e8 trascurabile. L&#8217;Airbag, di per s\u00e8 \u00e8 sufficiente a garantire elevate condizioni di sicurezza, superiori a quelle dell&#8217;ARTVa, anche in caso di condizioni di &#8220;rischio&#8221; evidente, tuttavia la legge prescrive il sistema elettronico.<br \/>\nUn grado di pericolo anche basso, infine, non preclude l&#8217;eventualit\u00e0 di incappare comunque in una valanga, altro che &#8220;evidenti condizioni di rischio&#8221;! Quanto al patentino, viviamo in un Paese dove le barzellette e le idiozie sono molto diffuse.<\/p>\n<p><a title=\"Nivologia e valanghe\" href=\"http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/forums\/doc\/valanghe\/index.htm\" target=\"_blank\"><strong>Nivologia e valanghe<\/strong><\/a> di Luigi Telmon<\/p>\n<address>[1] Nato a Susa in provincia di Torino nel 1932, Luigi Telmon ha vissuto la sua giovinezza a Bardonecchia, dove ha iniziato ad amare la montagna. Quindi \u00e8 entrato nell\u2019esercito nel Corpo degli Alpini, dove ha accumulato negli anni un\u2019enorme esperienza. La sua preparazione e passione per la montagna \u00e8 testimoniata da una impressionante serie di qualifiche: istruttore militare scelto di sci ed alpinismo, esperto militare di neve e valanghe, paracadutista, pilota civile, maestro di sci FISI, esperto valanghe del Servizio Valanghe Italiano del C.A.I., istruttore nazionale della Federazione Italiana Sicurezza Piste da Sci (F.I.S.P.S.); istruttore nazionale di nivologia e valanghe del S.V.I.-C.A.I.<br \/>\nE&#8217; laureato in scienze strategiche all&#8217;Universit\u00e0 di Torino e insignito dell&#8217;onoreficenza di Cavaliere al merito della Repubblica. Come comandante del Plotone Alpini Paracadutisti della Brigata Alpina Orobica a Merano (BZ), ha svolto attivit\u00e0 sciistica e alpinistica nei gruppi montuosi dell&#8217;Ortles &#8211; Cevedale (sulla cui vedretta ha effettuato un lancio col suo reparto, mai pi\u00f9 ripetuto), delle Alpi Venoste, del Brenta, dell&#8217;Adamello-Presanella e delle Dolomiti Orientali.<br \/>\nSuccessivamente, con l&#8217;incarico di Istruttore di sci e di alpinismo alla Scuola Militare Alpina di AOSTA (S.M.Alp.), ha approfondito la conoscenza delle Alpi dal Piemonte alle Dolomiti. Ha operato nei gruppi del Weissmies e del M. Bianco durante periodi di addestramento trascorsi rispettivamente alla Scuola di Montagna dell&#8217;Esercito Elvetico\u00a0di Andermatt ed alla Scuola di Alta Montagna francese di Chamonix.\u00a0Assegnato alla Sezione Studi della S.M.Alp., ha posto le basi per la realizzazione dell&#8217;attuale Servizio Meteomont e si \u00e8 dedicato all&#8217;ammodernamento dei materiali e delle tecniche nell&#8217;ambito delle Truppe Alpine.<br \/>\nIn tale campo ha collaborato anche con la Commissione Materiali e Tecniche del C.A.I. ed ai lavori dell&#8217;U.I.A.A. (Union Internationale des Associations d&#8217;Alpinisme) per l&#8217;omologazione di materiali alpinistici. In particolare ha sperimentato i primi ARTVa facendone realizzare un modello per le Truppe Alpine poi diffuso anche in ambiente civile. Per la sua lunga esperienza e gli anni di studio sulle valanghe \u00e8 considerato tra i maggiori esperti in Italia. Attualmente, lasciata l&#8217;attivit\u00e0 meteonivologica e alpinistica, vive a Vigo di Fassa (TN) dove, nella piacevole condizione di pensionato, si cura dell&#8217;orto e del giardino.\u00a0<\/address>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parliamo di valanghe con Gigi Telmon, esperto di valanghe Cai, una vita dedicata alla montagna e allo studio delle valanghe <a href=\"http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/gigi-telmon-una-vita-per-la-montagna\/\">Continua a leggere <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[5,10,16,17,23,26,29],"tags":[40,41,54,58,59,60,61,62,68,69,72,90,152,179,212,228,229,244,272,278,290,312,323,328,332,375,392],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/462"}],"collection":[{"href":"http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=462"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/462\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1055,"href":"http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/462\/revisions\/1055"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=462"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=462"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/girovagandoinmontagna.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=462"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}