Cima Vertana m 3544, situazione salita vederetta

Autore Topic: Cima Vertana m 3544, situazione salita vederetta  (Letto 2655 volte)

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Offline stef48

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Giornata tardo estiva (7 settembre 2016) dopo due giorni di vento furioso, a Solda è la mattina ideale: sereno, senza vento, fresco, sole basso che permette di percorrere la val Rosim all'ombra. Si va alla Vertana; seggiovia del Kanzel alle 8.30 (lentissima) si cammina alle 8.50. Due persone avanti a me, forse salite a piedi, qualche marmotta. Prima parte di sentiero su pascolo montano, ma poi si impenna subito a risalire la vecchia morena sulla destra orografica. I tre giganti sorvegliano alle spalle.

Gran Zebr√Ļ, Monte Zebr√Ļ e Ortles

Si sale parecchio fino ad una spianata che ci presenta il fronte della vedretta, spariscono i segni gialli e comincia qualche ometto.

Vedretta del Rosim: il fronte

Si affronta una parte erta e sabbiosa suula sinistra dei seracchi frontali.

Seracchi

Arrivati sulla sinistra della vedretta vi sono due possibilità: proseguire su un ammasso di rocce instabili o scendere sul bordo della vedretta. Seguendo le persone avanti a me proseguo sulle loro orme sulla vedretta a pochi metri dal terreno (come peraltro indicato in tutte le relazioni che ho trovato in rete): poca neve mista a terra e sassi, non mi servono i ramponi.

Il percorso sulla vedretta

Questa parte dura un centinaio di metri, poi evidentissimi ometti indicano dove ritornare sulla roccia per affrontare la salita. Il punto non √® dei pi√Ļ agevoli (risalire una roccia montonata e ripida o proseguire un po' sulla vedretta non rassicurante), ma dipender√† dalla tarda stagione.

Punto di risalita

La vedretta si presenta con crepacci ben visibili appena ci si alza un po', presenti tra il centro e il lato di salita, ma ben lontani da questo.

Crepacci

La salita avviene su traccia, che ogni tanto si perde, ometti (anche troppi e fuori traccia), sassi abbastanza instabili e a volte sdrucciolevoli e terreno incosistente, ma comunque si procede bene con sempre in vista la croce di vetta.

La vetta

Non tutti seguono questa via, puntando sulla vedretta verso il passo di Rosim per poi risalire la cresta.

Scelta alternativa

Dopo l'attraversamento di nevai, di cui uno quasi da ramponi per inclinazione e ghiaccio, seguendo gli ometti alla base dell'ultimo si arriva alla cresta ovest, ammasso di pietrame faticoso da risalire, non per l'instabilità di singoli massi, ma per quella che ne coinvolge interi gruppi. Alla fine si arriva alla croce di vetta e il panorama ripaga di tutto.

Croce di vetta


Rosim con Punta dello scudo e Plattenspitze. In secondo piano Venezie e Cevedale


Angelo Grande

Non riporto le foto dei tre giganti; prima della vedretta si vedono i nevai trovati in salita. Scendendo, prendo la parte centrale dell'ammasso dove si vedono diversi pezzi di sentiero intervallati da ammassi scomposti, taglio il primo nevaio, ma passo sotto quello ripido da dove sgorgano ruscelletti che rendolo fangoso il terreno. Proseguo come per la salita, con la stessa difficoltà nel passaggio terreno-vedretta e proseguo sulle tracce dell'andata già percorse da almeno 11 persone salite dopo di me. A circa metà del percorso sulla vedretta mi imbatto in questo (che merita l'approfondimento del post seguente).

"Buco"

Rinculo per un paio di passi e con altri tre passi approdo al "solido" terreno che è un ammasso umido di pietre e terra. Lo risalgo faticosamente fino ad arrivare alle famose rocce instabili da cui raggiungo il solido sentiero di salita al bordo dei seracchi. Di qui senza storia fino alla seggiovia, se non per i pensieri in mente per il "buco" trovato, e che sotto riporto.

« Ultima modifica: 10/09/2016 15:25 da AGH »

Offline stef48

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« Risposta #1 il: 08/09/2016 16:32 »
APPROFONDIMENTO (separato visto l'argomento e se mai AGH volesse spostarlo altrove).
Si tenga presente che altre volte ho costeggiato bordi di ghiacciaio (Zufall e Cima Libera ad esempio), ma pensandoci a posteriori in situazioni "diverse".

Considerazioni sulla foto "buco":
- il percorso di discesa è da sinistra a destra;
- si vedono chiaramente le orme di chi era passato prima:
- il buco è a "misura d'uomo"; chi è sprofondato non deve essere caduto (sotto vi erano almeno 3 m) e quindi non si è fatto male (nessun elicottero in zona);
- i buchi secondari sono presumibilmente (se no li avrebbe visti) stati fatti assieme a quello di caduta;
- la traccia nera è superficiale, come da scolo acque.
Visto l'assenza di massi atti a creare cavità, ritengo trattarsi di crepaccio.

Ora alcune domande:
- I crepacci erano tutti scoperti (foto crepacci), questo no perchè?
- la superficie era all'apparenza quella di un ghiacciaio che si assottiglia (foto percorso), come mai?
- E' possibile trovare un crepaccio così prossimo al bordo su un percorso da tanti riportato come senza problemi? (So che i ghiacciai "vivono", ma secondo me c'è dell'altro).

E veniamo alla mia ipotesi, che spero porti a una discussione, vista la questione sicurezza di cui sempre troppo poco si parla.

Come ho scritto, scendendo, a caldo ho cercato di collegare le cose.

La prima è che la parte dove ero risalito vicino al buco non era di rocce instabili, come riportato nelle relazioni, ma piuttosto un amalgama di terra e sassi abbondantemento condito con acqua discesa dai nevai sovrastanti: il tutto somigliava al fronte delle frane lente dovute ad infiltrazioni. Questo ha ai miei occhi la conseguenza che tutti noi credevamo di camminare a pochi metri dal bordo della vedretta, quando questo invece era stato ricoperto da chi sa quanti metri dalla frana. Potevamo esser sopra un crepaccio gemello di quelli visti.
E appunto: perchè non era scoperto? L'acqua della frana percolava anche sulla neve rendendone diverso lo scioglimento al sole e favorendone la coesione a basse temperature. Questo spiegherebbe anche l'aspetto superficiale con la presenza di terra e piccoli sassi.
Questo è quanto ho rimurginato durante la discesa e vorrei sentire le opinioni e soprattutto lanciare un avviso a chi si trovasse in situazioni analoghe.

Offline AGH

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« Risposta #2 il: 08/09/2016 16:48 »
scusa stef, la questione è interessante ma posta in questi termini non si capisce nulla... perché non posti meglio con le foto le tue considerazioni?

Offline stef48

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« Risposta #3 il: 08/09/2016 17:49 »
Aggiungo le foto (presenti comunque sul link) in riferimento all'approfondimento. Inserirei anche le altre se funzionasse ancora PicasaWeb
« Ultima modifica: 08/09/2016 17:52 da stef48 »

Offline AGH

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« Risposta #4 il: 09/09/2016 10:53 »
Sono sempre molto diffidente riguardo ghiaccio, ghiacciai, vedrette e compagnia bella. Non vedi e non sai mai cosa c'è sotto. Una guida alpina sul Pian di Neve al Mandrone mi fece osservare una volt degli agghiaccianti pozzi verticali del diametro di meno di un metro, quasi invisibili perché coperti da recenti nevicate, sul ghiacciaio pianeggiante apparentemente sicuro. "Se cadi qua dentro sei morto" disse. Inghiottitoi profondi decine di metri e che non lasciano scampo. Poi i temporali violenti in quota possono costruire insidie davvero terrificanti. Ricordo di gente annegata in crepacci nella neve pieni d'acqua, o nel fango. Cerco sempre di stare alla larga dalle situazioni in cui non riesco a capire bene la natura del terreno

Offline stef48

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« Risposta #5 il: 09/09/2016 15:44 »
Concordo. Ma qui la situazione "sembrava" perfettamente tranquilla: percorso riportato in tante relazioni, comprese le foto; passaggi ripetuti e recenti di persone; pochissima distanza dal bordo terroso; niente nevicate recenti; eppure...... Per questo ho segnalato la cosa; sia per chi dovesse seguire quel percorso sia per chi dovesse affrontare situazioni analoghe: non sempre quel che si vede corrisponde alla realtà (in questo caso il bordo della vedretta).

Offline stef48

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« Risposta #6 il: 11/09/2016 15:12 »
A completamento "visivo" di quanto ho scritto sull'approfondimento, riporto un confronto delle situazioni da me citate in ghiacciai/vedrette diversi ed in tempi diversi.

Offline trabuccone

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« Risposta #7 il: 12/09/2016 05:30 »
Interessante Stef.. Ho fatto la Vertana due volte e ricordo quel tratto breve dove si costeggia il bordo del ghiacciaio e non ricordo insidie particolari, anzi. La Vertana è considerata di norma una gita sicura e percorribile da tutti. In tal caso sarebbe stato interessante verificare la profondità del crepo. A vedere la lingua terminale, comunque, il ghiacciaio si è fortemente ritirato dall'ultima volta che ci sono stato
per sempre oppressi da desiderio e ambizione c'e' una fame non ancora soddisfatta,
i nostri occhi stanchi ancora vagano all'orizzonte sebbene abbiamo percorso questa strada così tante volte

Offline AGH

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« Risposta #8 il: 12/09/2016 11:34 »
Ghiacciai e vedrette, come √® ovvio, possono essere soggetti a cambiamenti, anche da un anno all'altro. Il Mandron cala circa 2 metri di spessore in una sola estate, per dire. Un calo cos√¨ consistente non pu√≤ essere senza conseguenze: la bocca del ghiacciaio arretra ogni anno, con crolli vari. Il vecchio e tradizionale tracciato di attraversamento della Vedretta del Careser, altro esempio, non √® pi√Ļ agibile da anni per il ritiro del ghiacciaio e ha dovuto essere spostato.
A volte basta una violento temporale in quota che inneschi frane e/o colate di fango per cambiare radicalmente una situazione che prima era tranquilla. Per questo √® sempre opportuna molta prudenza...   ;)

Offline stef48

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« Risposta #9 il: 12/09/2016 14:46 »
Interessante Stef.. Ho fatto la Vertana due volte e ricordo quel tratto breve dove si costeggia il bordo del ghiacciaio e non ricordo insidie particolari, anzi. La Vertana è considerata di norma una gita sicura e percorribile da tutti. In tal caso sarebbe stato interessante verificare la profondità del crepo. A vedere la lingua terminale, comunque, il ghiacciaio si è fortemente ritirato dall'ultima volta che ci sono stato
Posso garantirti, perch√® visto da molto vicino, che in corrispondenza del buco non era meno di tre metri. Niente di gradevole a vedersi n√® se ci vai dentro. Ho subito segnalato la cosa proprio per quello che tu riporti: "La Vertana √® considerata di norma una gita sicura e percorribile da tutti". Direi che non √® pi√Ļ cos√¨ in quel tratto, forse per i motivi che ho ipotizzato o per altri ha poca importanza. L'importante √®: chi ci va stia molto attento e non si fidi di quanto si vede. I ghiacciai/vedrette possono avere molte insidie, ma questa a fine stagione non me la sarei aspettata: c'√® sempre da imparare.
Poi è ovvio che il ritiro dei ghiacciai non aiuta, ma qui forse ci sono anche altre componenti, non facili da individuare.
« Ultima modifica: 12/09/2016 14:49 da stef48 »

Offline stef48

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« Risposta #10 il: 18/09/2016 18:49 »
Aggiungo, a titolo di "curiosità", quanto trovato scandagliando il web su Vertana/crepacci, purtroppo scritti senza data:
1) "Il ghiacciaio di Rosim presenta solo un paio di grossi crepacci, verso la base, ben individuati ma purtroppo da attraversare su ponti di neve" : questo aveva attraversato il ghiacciaio fino al Colle di Rosim; quindi verso la base potrebbe essere la zona del buco oppure i due crepacci da me fotografati.
2) "Si continua su tracce di passaggio o liberamente su ghiaione e massi al margine della vedretta in ripida salita, orientandosi con gli ometti di pietre; fare attenzione ad un passaggio scabroso su roccia presso un crepaccio": tratto da sentres (ovvero Hanspaul Menara); qui non si parla di scendere sulla vedretta ma di percorso su roccia nei pressi di un crepaccio. Roccia assente nella zona del buco, e quindi o sommersa dalla frana o è quella nei pressi del punto di risalita, dove forse vi era (o vi è coperto?) un crepaccio.