Autore Topic: [CATINACCIO] Giro della idilliaca Val de Dona con Cima Ponsin m 2382  (Letto 6306 volte)

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Offline AGH

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La splendida e solitaria Val de Dona

E’ quasi incredibile come a pochi km dalla “baraonda” della Val di Fassa esistano vallette ancora deserte e pressoché incontaminate. E’ il caso della Val de Dona, che ho “scoperto” per caso una sera ravanando con Google Earth (sempre sia lodato!). E’ una delle pochissime zone del Trentino che era sfuggita finora alle mie esplorazioni.


Antiche baite in Val de Dona

La Val de Dona è una piccola valletta a sud della più nota Val Duron.  Dall’andamento quasi pianeggiante, è praticamente “sospesa” a quota 2000 metri, circondata da versanti assai ripidi e selvaggi, quasi impraticabili, specie quelli che danno verso la Val di Fassa.


Spunta la Marmolada all'orizzonte, al centro la Crepa Neigra

Parcheggio a Mazzin, nel piazzale a fianco della strada provinciale, quindi mi dirigo verso la Val Udai col sentiero 580. Appena fuori dal paese però devio verso NE per una strada forestale che mi conduce verso Campestrini, con l’idea di andare a prendere il sentiero 577. Dopo svariati km incontro una tabella di un nuovo sentiero forestale che riporta un estratto di una carta Tabacco. Grazie al quale scopro che: 1) il sentiero 577 segnato sulla Kompass è in realtà una strada, sia pure forestale 2) esiste un sentiero diretto che sale per i ripidi versanti di Socresta sotto il Do Ciuril 2241.


Il sentiero, non segnato sulle mappe, che sale diretto per il fianco est del Do Ciuril

Abbandono dunque subito l’idea di sciropparmi la forestale per prendere il sentiero. Dopo qualche km però questo termina in un canalone. Ravano su per il ripido impluvio, come indicato in mappa Tabacco, che ovviamente è sbagliata. Infatti trovo il sentiero poco distante che prosegue in piano e poi inizia a salire a zig zag. Mi rallegro per la scoperta, ma la soddisfazione dura poco: dopo aver guadagnato qualche centinaio di metri di dislivello, arrivo in una zona disboscata dove il sentiero si perde di nuovo in un disastro di ramaglie.


La croce del Ponsin 2382

Cerco di proseguire alla meno peggio, indovinando la direzione e cercando di seguire le indicazioni della mappa, che sono ancora sbagliate. Seguo a questo punto, rassegnato, una strada forestale non segnata sulla carta che mi porta verso est con un lungo traversone. Immagino mi porti proprio verso la forestale che volevo evitare, quand’ecco apparire un’altra tabella con un altro sentiero. Quello che cercavo!


Antiche baite, notare il vecchio slittone :)

Incontro ancora disboschi che creano confusione e mi fanno perdere la traccia, ma ormai non demordo. Finalmente mi alzo di quota sopra lo scempio dei boscaioli e la traccia diventa finalmente più visibile. Si aprono anche i primi squarci di magnifico paesaggio: la Val di Fassa sembra il Wyoming :).


La Val di Fassa sembra il Wyoming :)

In un magnifico bosco rado di cirmoli quasi al limite della vegetazione il sentiero spiana e si dirige, attraversando in costa il ripido versante del Do Ciuril fino all’imbocco della meravigliosa Val de Dona, dominata dalla possente dorsale del M. Ponsin 2382.


Val de Dona punteggiata di caratteristiche baite


Le antiche baite sono costruite coi tronchi di larici con la tenica a incastro detta "Blockbau"

Incontro una prima casupola e, poco più avanti, due antiche baite coi grossi tronchi di larici consumati dal tempo. Attraverso il rio, parzialmente ghiacciato, per spostarmi sulla sx orografica. Mi inoltro nella bellissima valle pianeggiante, percorsa da un torrente gorgogliante e punteggiata di piccole baite, alcune cadenti e altre ristrutturate.


Baita in Val de Dona


Val de Dona con la cresta del Ponsin, sullo sfondo spunta la Marmolada

Non c’è nessuno, solo un gruppetto di camosci mi osserva da un’altura lontana. Se non fosse per l’assenza del mare sembrerebbe un paesaggio dell’Islanda o della Groenlandia. Arrivo al bel Rifugio Dona 2100, in un gruppetto di baite adornate con sculture di legno e bizzarre forme di rami e tronchi. C’è anche un bel baitello che funge da bivacco, sempre aperto.


Rifugio de Dona

Alla “Baita del Fator” incontro il proprietario, salito in jeep: un anziano cacciatore ciarliero ed ospitale che mi costringe a bere mezzo bicchiere di vino (a digiuno!) che mi cionca immediatamente le gambe. Chiedo info per fare la cresta del Ponsin: dice che non è difficile, devo solo stare attento all’eventuale ghiaccio.


La bellissima e panoramica dorsale del Ponsin, Marmolada spunta all'orizzonte


Baita con casette per uccelli

Tempo ne ho ancora a sufficienza, saluto e percorro tutta la valle fino in fondo per andare a fotografare le baite, alcune veramente molto belle e con un’aura di antico che affascina sempre immaginando chi è vissuto qui tanto tempo fa. Presso l’ultima coppia di baite abbandono il sentiero, e tagliando per i prati, prendo una traccia verso NE che raggiunge una sella evidente, il Pass de Campai. Di qui proseguo per l’ondulata cresta, abbastanza larga a parte qualche breve tratto esposto sui prati ripidissimi da una parte, dall’altra su dirupi terrosi o rocciosi.


Presso questa coppia di baite bisogna tagliare per prati e raggiungere la sella per rimontare la dorsale


La prima parte della dorsale è facile

Neve non ce n’è, qualche breve tratto di ghiaccio e brina è facilmente evitabile con un minimo di attenzione. Proseguo per il crinale ondulato, con successivi strappi, fino in vetta del Ponsin 2283, con vista da levare il fiato.


Vista sul Sella

Particolarmente emozionante è il momento in cui si supera l’ultimo erto dosso e si vede spuntate la Marmolada che sorge possente all’orizzonte. Sono praticamente al centro delle Dolomiti, vedo tutto a 360 gradi con vista grandiosa sulla Val di Fassa. il Sassolungo e il Sassopiatto sembra di poterli toccare tanto appaiono vicini. Rinuncio a scendere alla croce, qualche decina di metri più in basso, i soliti prati ripidissimi con erba sèola (secca) e assai viscida sconsigliano la digressione: uno scivolone e si arriva giù direttamente a Mazzin :) .


Ultimo strappo per la vetta del Ponsin 2382


La croce dell'anticima

Faccio sosta panini riscaldato da un meraviglioso tepore che pare settembre, poi mi perdo a fare foto ovunque come i giapponesi: ma panorami così non si vedono tutti i giorni quindi ne approfitto. Arriva fatalmente, sempre a malincuore, l’ora di scendere.


Le creste di Terrarossa, in primo piano la dorsale percorsa


Da sx: Gran Vernel, Marmolada (quasi nascosta), in basso la Crepa Neigra


La lunga dorsale che devo fare a ritroso


Le ombre si allungano sul Ponsin appena salito, e la Marmolada sullo sfondo

Rifaccio il crinale all’indietro e guadagno rapidamente il Pian delle Gialine dove c’è il passo col sentiero 580 che scende ripido per un canalone. Il sentiero non è molto agevole, è sdrucciolevole e scomodo con sassi mobili: si infila nel ripido vallone di Udai, sotto a delle pareti di roccia impressionanti. Ormai è quasi buio ma scendendo con calma e la frontale anche stavolta arrivo alla macchina sano e salvo. Che giro magnifico!


Il percorso

Escursione non difficile ma neppure banale: la salita è piuttosto incasinata come orientamento, se serve ho la traccia gps (basta chiedermela). In alcuni tratti sulle creste bisogna prestare attenzione, per il resto normale amministrazione per un qualsiasi escursionista di decente esperienza e allenamento. In questa stagione porto sempre con me i ramponcelli, stavolta però non ne ho avuto bisogno. I panorami sono assolutamente grandiosi, la Val De Dona è una piccola valle alpina dove sembra di compiere un piccolo viaggio indietro nel tempo, quando i nostri avi facevano la dura vita dei pastori nei pascoli d’alta quota. Sviluppo 18 km, dislivello circa 1150 coi saliscendi. 
« Ultima modifica: 29/09/2019 11:58 da AGH »

Offline edel

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E’ quasi incredibile come a pochi km dalla “baraonda” della Val di Fassa esistano vallette ancora deserte e pressoché incontaminate. E’ il caso della Val de Dona...

Panorami e foto da favola! La Val di Dona, assieme alla Val Udai, è una delle valli che preferisco in Val di Fassa proprio perché poco frequentata rispetto ad altre. L'ho percorsa partendo da Campestrin o Fontanazzo per salire al lago di Antermoia... bellissimi ricordi  :D

Offline Alex Bear

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Panorami e foto da favola! La Val di Dona, assieme alla Val Udai, è una delle valli che preferisco in Val di Fassa proprio perché poco frequentata rispetto ad altre. L'ho percorsa partendo da Campestrin o Fontanazzo per salire al lago di Antermoia... bellissimi ricordi  :D
Pure io ed è stato bellissimo,salito dalla Val de Udai e sceso dalla de Dona,molto pendente quando entri nel bosco,direi quasi "massacrante",ma avevo fatto un bel giro però....ciao a tutti! :)
I monti sono maestri muti e fanno discepoli silenziosi.

Offline piesospinto

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Prendendo ispirazione dal topic di Agh (che ringrazio come al solito per le imbeccate), all'Epifania siamo saliti in val di Dona, con l'intento di pestare finalmente la poca neve arrivata.
Abbiamo fatto un giro un po' diverso da quello di Agh, una specie di '8' con base Fontanazzo.

Siamo saliti per la 'forestale' - adesso capisco perché Agh la voleva evitare ad ogni costo :) : ripidissima e cementata, un vero test per i polpacci.
A circa 1900 abbiamo visto un sentiero forestale, con indicazioni per Prà Molin - rif. Micheluzzi, che abbiamo subito deciso sarebbe stata la variante di discesa, perché non avevamo nessuna voglia di tornare giù per quella rampa con sopra un velo di neve.
Poco dopo le prime baite dove la valle spiana, abbiamo preso un valloncello in direzione est che puntava dritto alla croce. Saliti senza problemi su erba + neve, senza necessità di estrarre i ramponi.

Dalla croce abbiamo seguito la cresta verso nord-ovest fino al passo de Ciampai, da cui siamo scesi ai baiti più alti della valle.
Di qui siamo ritornati giù per la stradina fino al sentiero indicato prima, che si stacca sulla sinistra. Il sentiero risale di 100 metri circa, prima di arrivare alla radura di prà Molin.
Dal baito (distrutto) alla base della radura abbiamo seguito il ripido (ma meno infido della stradina fatta in salita) tratturo che con alcune svolte ci ha portato ad un bivio, con indicazioni per Campitello, Mazzin, Fontanazzo. Sia il baito che il tratturo sono segnati sulla Tabacco.
Gita finita con l'ultima enrosadira. Giornata con meteo meglio del previsto, finalmente fresca.

Attenzione: non si tratta di una gita invernale. L'abbiamo potuta fare ora solo per le condizioni eccezionali che ci sono.
Mauro

Offline piesospinto

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Segnalo anche una bella discesa dalla val di Dona, alternativa alla parte alta della val Udai. L'ho percorsa 5 anni fa - sono meno di 200 metri di disl. in salita.
Poco a monte del rifugio Dona si sale a sinistra (esp. NE) con un facile ravanamento, e si raggiunge la larga dorsale N-S contraddistinta dalle quote 2355 e 2345. Si raggiunge così la sorgente della cisterna e si cala per ripidi prati sui baiti a S-E. Dai baiti si prende il comodo tratturo che, passando per Calvidoi, cala in val di Udai.
A Calvidoi, nei pressi di un baito, si impone una piccola deviazione sulla radura per raggiungere verso sud il punto quotato 1948.
Si tratta di un becco di roccia a strapiombo su di un salto di più di 100 metri.



Ovviamente anche questa è una variante da condizioni estive.
Mauro

Offline Matteo Nicolin

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A Calvidoi, nei pressi di un baito, si impone una piccola deviazione sulla radura per raggiungere verso sud il punto quotato 1948.
Si tratta di un becco di roccia a strapiombo su di un salto di più di 100 metri.



Ovviamente anche questa è una variante da condizioni estive.

MAURO!!!!! PAZZESCO, BELLISSIMO, devo andarci, me la segno! (okok mi calmo  ;D ) Grazie mille per la dritta.
« Ultima modifica: 08/01/2016 08:57 da AGH »
Matteo Nicolin

La realtà è il cinque per cento della vita. L'uomo deve sognare per salvarsi.

Walter Bonatti


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Offline AGH

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Bellissimo il becco di roccia, non lo conoscevo

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