[AVISIO] 35a esplorazione: il paese fantasma di Maso

Autore Topic: [AVISIO] 35a esplorazione: il paese fantasma di Maso  (Letto 1453 volte)

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Il paese abbandonato di Maso

Dall’altro versante della valle si ha una visione d’insieme abbastanza spettrale: i ruderi delle frazione abbandonata di Maso, si intravedono nella boscaglia. Ma è “da dentro”, aprendosi un varco tra una vegetazione quasi amazzonica, e aggirandosi non senza difficoltà tra quel che resta dei vecchi edifici, che l’impressione è ancora più forte.

Da Casatta vista verso Capriana prima di scendere sull'Avisio

Ruderi nella boscaglia

Tra i ruderi delle case abbandonate di Maso

La boscaglia amazzonica ha avviluppato ogni cosa

Delle case sono rimasti ancora in piedi i muri perimetrali, soffitti e solai sono quasi tutti crollati travolgendo ogni cosa fino a pianoterra. Le cantine invece, coi robusti soffitti “a volta”, sono ancora intatte. Nonostante all'esterno la temperatura superi abbondantemente i 30 gradi, dentro c'è un bel refrigerio. Entrando con circospezione, e anche un filo di preoccupazione che crolli tutto, si percepisce come doveva essere la vita d’un tempo: ci sono ancora varie masserizie, le mangiatoie in legno nelle stalle, botti per il vino nella cantine, delle vecchie stufe, un gran numero di attrezzi agricoli sfasciati. Qua e là brandelli di vestiti, secchi, pitali in gran quantità (!), scarpe da donna, da uomo e perfino scarpe di bambino.



A Maso abitavano circa 30 persone, c’era ovviamente l’acqua e anche la corrente elettrica. La frazione fu abbandonata precipitosamente durante l’alluvione del 1966, invasa da impetuosi torrenti di fango della frana di Barcatta. Da allora non vi abita più nessuno. La foresta si è impadronita delle case fatiscenti, dei viottoli, degli androni, perfino delle cantine, dove le radici entrano dall’esterno dalle piccole finestre per succhiare un po’ di umidità. Gli alberi crescono dentro le stanze al pianterreno, puntando verso la luce che filtra dai soffitti sfondati. Le vecchie scalinate sono coperte di muschio, le imposte delle finestra scardinate, le travi dei solai crollate. I sotterranei negli edifici più grandi sono composti da diversi locali comunicanti, con piccole finestrelle in alto per ricevere un po’ di luce dall’esterno.



Il 1966 è stato l’anno tragico dell’alluvione, che provocò gravi danni in tutto il Trentino. Anche la Val di Cembra fu duramente colpita. E’ stato, in qualche modo, un avvenimento epocale: praticamente quasi tutte le attività lungo il fiume Avisio furono gradualmente abbandonate. Ponti e passerelle che collegavano le due sponde, travolti dalla piena, non furono più ricostruiti. I terrazzamenti realizzati nei secoli sul versante meridionale con le varie coltivazioni, lasciati al loro destino, invasi progressivamente dalla boscaglia.



Furono abbandonati anche i mulini, le fucine, i masi, le calchère, i vecchi sentieri, le mulattiere, i grandi castagni che ancora si incontrano superstiti e malandati nel fitto della boscaglia. Troppo pericoloso vivere su quel fiume che era stato frequentato assiduamente in passato. Quel mondo rurale è scomparso rapidamente, nel giro di pochi decenni: qualcuno ha resistito strenuamente in qualche maso fino agli anni ‘70, poi l’abbandono definitivo per andare a vivere nei paesi più a monte, al sicuro, oppure emigrando verso le città o addirittura all’estero per avere uno stipendio fisso meno precario che vivere coi magri raccolti coltivando la terra.


La frazione di Maso inghiottita dalla vegetazione lussureggiante


Una madia dove erano conservati mangimi per gli animali

Negli ultimi anni sembra di vedere una leggera inversione di tendenza: gente in pensione che ritorna ad abitare la casa dei nonni, giovani coppie che comprano casa e ristrutturano, qualcuno mette su una piccola attività agricola o turistica. Il grande oblio che ha avvolto l’Avisio nell’ultimo mezzo secolo, inizia forse ad allentarsi. Grazie al connubio tra ambiente, agricoltura e turismo soft.


Vedute del frazioni di Pozze e Casatta

La frazione fantasma di Maso è raggiungibile facilmente con una strada forestale, oppure con sentiero malagevole da Pozza, una piccola frazione sotto Casatta. Molta attenzione nella eventuale visita ai ruderi, sono tutti pericolanti e a rischio crolli. Dopo aver perlustrato Maso e le sue case abbandonate, sono sceso fino al fiume per far scomparire la mestizia grazie ai soliti, meravigliosi paesaggi fluviali dell'Avisio.


La grande golena sotto alla loc. "4 venti"

Risalendo la golena verso monte

In cima alla golena il passaggio è sbarrato dalle rocce a picco sull'acqua

Il percorso: la discesa da Casatta verso Maso e l'esplorazione delle lunga golena sull'Avisio

Offline yakopuz

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Re:[AVISIO] 35a esplorazione: il paese fantasma di Maso
« Risposta #1 il: 22/07/2019 08:42 »
Ieri sono stato all escursione lungo l Avisio organizzata dal gruppo Sorgente 90. Bellissima iniziativa per far conoscere a tutti il meraviglioso ambiente dell' Avisio. I miei bimbi si sono divertiti tantissimo.

Partiti a metà strada tra Grauno e Capriana per bel sentiero a mezza costa passano x campi e mulini abbandonati poi a maso Cont dove due famiglie si sforzano di tenere vivo il maso con allevamento di capre e coltivazione di zafferano  poi scesi al fiume attraversato due volte con gran divertimento (ma sarebbe evitabile con un sentiero un po esposto) poi lungo la bella golena (pensare che nel 2000 volevano fare la discarica di Valle) fino a maso Rover dove c era la festa e si sta pian piano riportando e su fino al bel paesino di Carbonare.


Offline yakopuz

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Re:[AVISIO] 35a esplorazione: il paese fantasma di Maso
« Risposta #2 il: 22/07/2019 08:44 »
La divertente attraversata.

Offline AGH

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Re:[AVISIO] 35a esplorazione: il paese fantasma di Maso
« Risposta #3 il: 22/07/2019 10:27 »
è il tratto, a sx in foto, dove c'è il cordino?

Offline yakopuz

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Re:[AVISIO] 35a esplorazione: il paese fantasma di Maso
« Risposta #4 il: 22/07/2019 18:59 »
Si esatto  un po x evitare quel tratto più impegnativo un po x che sguazzare nel fiume è  la parte  clou della gita abbiamo attraversato e poi poco a monte riattraversato.