Forte Belvedere - Gschwent, la fortezza austroungarica

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Luigi Birti e Fiorenzo Corradi in veste di figuranti a Forte Belvedere


Forte Belvedere - Gschwent, è l'unica fortezza austroungarica sopravvissuta fino ai giorni nostri quasi intatta. Alla fine della guerra infatti i forti furono smantellati per recuperare il ferro e altri metalli. Grazie alla lungimiranza dell'allora potestà e ad un decreto di Vittorio Emanuele III, il forte si salvò dalla demolizione per rimanere una testimonianza storica unica nel suo genere. Forte Belvedere si trova a Lavarone (TN) a quota 1177, su un sperone roccioso che domina la Val d'Astico, che all'epoca era il confine tra il Regno d’Italia e l'Impero austroungarico. La fortezza è composta da vari blocchi scavati nella roccia della montagna: la casamatta principale ospitava alloggiamenti, magazzini, servizi logistici, il blocco batterie in posizione avanzata, un’opera di controscarpa nel fossato e tre avamposti corazzati.


Pezzi di artiglieria all'esterno

Per resistere ai bombardamenti dell'artiglieria pesante fu dotato di una copertura di oltre due metri e mezzo di calcestruzzo nel quale fu inserito un triplo strato di putrelle d’acciaio. Fu concepito, come le altre fortezze degli Altipiani, per resistere in assoluta autonomia a bombardamenti che potevano durare per giorni: disponeva di ampi depositi, di un acquedotto munito di potabilizzatore, una centrale elettrica interna, un pronto soccorso per i feriti, una centrale telefonica e un locale di telegrafia ottica per poter comunicare con gli altri forti nella zona: Forte Luserna tramite l'avamposto Oberwiesen, Forte Cherle e l'osservatorio di Monte Rust.


Impressionanti le lunghe scalinate e corridoi che mettevano in collegamento i 3 piani del forte

La guarnigione al forte era composta da circa 200 uomini, di cui centosessanta "Landsschützen". L’armamento era costituito da tre obici da 10 cm, prodotti dalla Skoda, in cupola corazzata e da ventidue postazioni di mitragliatrice. Dei riflettori nelle casematte erano utilizzati per la sorveglianza notturna. Nel corso del primo anno di guerra subì pesanti bombardamenti con numerose perdite ma non fu investito direttamente dalla furia di ferro e fuoco che coinvolse Forte di Cima Vézzena, Forte Busa Verle e Forte Luserna. Grazie alla sua posizione isolata con precipizi sui tre lati, era quasi inattaccabile e infatti non subì mai un assalto diretto da parte delle fanterie italiane.


Fabrizio Corradi, mostra gli isolanti della rete elettrica

La lunga scalinata che scende nelle viscere della montagna

Fabrizio Corradi è una guida enciclopedica

Oggi Forte Belvedere è un bellissimo museo. Si possono visitare agevolmente i tre piani della struttura, collegati da lunghi corridoi e scalinate fin nelle viscere della montagna. Dei percorsi attrezzati con sistemi multimediali fanno rivivere con audio e video l'esperienza dei soldati che vivevano nella fortezza durante la Grande Guerra.


Una scalinata interna che conduceva ai piani superiori


Le foto di questo articolo le ho scattate recentemente con l'aiuto di due figuranti, Luigi Birti e Fiorenzo Corradi.
Il sito ufficiale di Forte Belvedere - Gschwent


Una delle cupole corazzate all'esterno sul tetto della fortezza
La mappa dei forti italiani e austriaci in una mappa che ho realizzato con Cristina Corradini
« Ultima modifica: 04/03/2018 18:01 da AGH »