Grande Guerra tra Val d'Adige e Garda: i caposaldi di Talpina, M. Giovo, Nagia Grom, M. Creino

Autore Topic: Grande Guerra tra Val d'Adige e Garda: i caposaldi di Talpina, M. Giovo, Nagia Grom, M. Creino  (Letto 1324 volte)

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Dal M. Giovo vista sulla valle di Loppio con lo sfondo delle Alpi di Ledro con Tofino (Val di Concei orientale) e M. Misone a dx

Ennesima visita sui luoghi della Grande Guerra, accompagnando il collega fotografo Pierluigi Orler impegnato in una documentazione fotografico per conto di Fujii. Anche stavolta abbiamo una guida d'eccezione: Mauro Zattera, uno tra i maggiori esperti di guerra della zona. Dopo l'esplorazione di Cima Rocca sopra Biacesa, abbiamo visitato altri 4 caposaldi nella zona di Mori: Talpina, M. Giovo, Nagia Grom, M. Creino, che presidiavano sui due versanti contrapposti del Monte Baldo e del M. Stivo, il collegamento tra la Val d'Adige e la zona del Garda.


Dal caposaldo di Nagia Grom vista su Mori (a sx), e la valle di Loppio

I caposaldi nella Valle di Loppio, tra Val d'Adige e Garda

Diego Bertolini volontario di ferro, viene qui quasi tutti i giorni a scavare e pulire le trincee

Sul Dosso di Talpina gli austriaci avevano realizzato alla vigilia della guerra un presidio trincerato. Abbandonato dagli austriaci nel 1915, fu occupato dagli italiani. Il complesso difensivo è stato recentemente riportato alla luce ed è raggiungibile da Tierno (Mori) percorrendo una mulattiera che attraversa il bosco o seguendo una strada che esce dal paese. Ha coordinato i lavori l’associazione “Un territorio due fronti”, che ha curato anche i lavori sul monte Giovo, nei pressi dell’abitato di Castione, dove è possibile vedere resti di postazioni di artiglieria, osservatori, trincee e ricoveri prospicienti la valle di Loppio. Diego Bertolini è uno dei volontari di ferro che con passione sale qui quasi ogni giorno a scavare e pulire, e che ci guida all'interno dei trinceramenti. Di recente lui e il suo gruppo hanno scoperto e messo alla luce le latrine, ora stanno cercano il locale delle cucine e quello del generatore di corrente elettrica.


Dai trinceramenti del Talpina verso Val d'Adige

Caposaldo Talpina

Mauro Zattera con Diego Bertolini esaminano alcuni reperti

Sul Monte Giovo, tra Besagno e Castione, dopo una facile salita a piedi di circa 20 minuti è possibile vedere resti di postazioni di artiglieria, osservatori, trincee e ricoveri che dominano la valle di Loppio.


Caposaldo M. Giovo

In tempo di guerra la Valle di Gresta costituì il punto d’unione tra il settore di Riva e quello della Vallagarina e venne interessata da più linee di trinceramenti. Il Monte Nagià è una sporgenza pronunciata che si affaccia sulla sottostante Valle del Cameras e che è in grado di controllare la piana di Brentonico, il Monte Altissimo, il Dosso Alto di Nago, e una piccola porzione della Valle dell'Adige: questo gli assegnava i vantaggi di una fortezza naturale a cui i comandi militari austriaci aggiunsero l'organizzazione di un campo trincerato piuttosto articolato.


Dal Nagia Grom vista verso il M. Creino in alto a dx

I lavori al caposaldo del Nagià Grom partirono nella primavera del 1915, quando la guerra con l'Italia non era ancora cominciata; e continuarono poi, con ampliamenti e modifiche, per tutta la durata del conflitto. Nell'estate del 1915 il caposaldo era presidiato da cinquanta uomini comandati da un cadetto aspirante ufficiale e disponeva di un distaccamento d'artiglieria: l'anno seguente gli uomini presenti nel caposaldo erano alcune centinaia (tre plotoni al comando di un capitano e una parte del battaglione Standschȕtzen “Kitzbȕhel”). Oggi il Monte Nagià Grom è un eccezionale “documento” che testimonia e racconta, che mostra opere e manufatti in ottimo stato di conservazione. Se oggi il Nagià è “documento” storico, chiaro e comodamente visitabile da tutti, lo si deve all'immenso lavoro del Gruppo alpini di Mori che, a partire dal 2001, si è dedicato al recupero di sentieri, mulattiere, trincee, camminamenti, postazioni e manufatti


Caposaldo Nagia Grom

Sul Monte Creino m 1290 gli austro-ungarici realizzarono un osservatorio d’artiglieria dal quale si gode un panorama che spazia, a partire da est, dal monte Pasubio, allo Zugna, al gruppo del Carega, i Lessini, il monte Baldo, il lago di Garda, la Rocchetta, il Cadria, l’Adamello, la Presanella e il Gruppo del Brenta. Poco sotto la cima in una caverna era postata una batteria di obici da 10 cm; altre artiglierie a lunga gittata (che tiravano su Limone del Garda, sulle retrovie del Baldo e verso Ala) erano posizionate nei boschi a nord. Il Creino era parte della linea principale di difesa, per questo la zona era stata fortificata con trincee, dotate di ricoveri in roccia e depositi, che sbarravano la valle fino a congiungersi alle difese del monte Biaena. Grazie ai lavori degli alpini e del Comune di Ronzo Chienis è possibile visitare l’osservatorio, le postazioni di artiglieria in caverna e percorrere le trincee.


Caposaldo M. Creino

Questi caposaldi che ho brevemente illustrato sono tutti facilmente raggiungibili in auto quindi con brevi tempi di marcia, mediamente  meno di mezz'ora circa a piedi, e sono percorribili in buona sicurezza senza pericoli particolari. Noi li abbiamo girati in una giornata, costituiscono quindi una facile e istruttiva occasione per farsi un'idea di come erano organizzate le difese autroungariche nella zona tra Rovereto e Riva.


I caposaldi visitati di recente
« Ultima modifica: 17/02/2018 10:39 da AGH »