
Nei pressi di Lago Caserina
Dopo attento studio delle carte e delle
immagini satellitari di Bing (le più dettagliate) decido di fare una
ravanata selvaggia fuori sentiero nel Lagorai orientale, versante Fiemme, in zone che conosco poco o per nulla. Questo report quindi sarà un po’ noioso nelle descrizioni se non si conoscono un po’ i posti

Il Coston dei Slavaci (a sx) visto da Bellamonte: al centro nascosta dalle nuvole Cima Valon, a sx verso cima Valbona
Il mattino di giovedì 30 luglio il tempo è orribile, quando mi decido a partire aspettando un miglioramento è ormai tardissimo. All’inizio l’idea era di esplorare la
Valle di Valon, scollinare e scendere da
Ceremana per il versante ovest di
Bragorolo, dove le carte riportano una traccia, sempre ammesso che esista. Sulle foto satellitare di Bing si intravedono delle tracce qua e là. A
Bellamonte mi fermo a guardare il vallonazzo micidiale che dovrei attraversare e poi discendere. Visione che mi induce a più miti consigli e ad abbassare la cresta: il Bragarolo ovest è ripido, ricoperto di boscaglie e anche dirupato, senza una traccia sicura il rischio infognamento è altissimo. Vista l’ora tarda vorrà dire che
mi contenterò di salire parte del lungo Coston dei Slavaci fino al Baito, poi da lì si vedrà. Visto che piove da giorni e il terreno è fradicio, prendo un decisione che si rivelerà saggia: niente scarpette basse stavolta.
Lago di Forte Buso
Dal parcheggio del
Lago di Forte Buso dove lascio l’auto parto seguendo la forestale che lo costeggia, supero l’imbocco per Ceremana e mi dirigo verso il
biotopo dei Mùgheri per affacciarmi sulla
valle del Rio Valon. Qui iniziano i ravanamenti per cercare di seguire le tracce sulle carte, complicati da una miriade di stradelle nuove e bivi non segnati. A intuito seguo una forestale che però finisce dopo mezz’ora di marcia, provo a seguire una traccia esile che poi si perde. Cominciamo bene. Già che ci sono, "tiro su" un po’ di
finferli 
Ce ne sono a miliardi, la gran parte però è grande come una capocchia di uno spillo, raccolgo solo i più grandicelli.

Ravanando nei (magnifici) boschi
Tiro fuori il cello col gps per fare il punto posizione.
Dopo una eternità, appare il pallino sulla mappa e inorridisco: sono in val Ceremana! Ma come è possibile? Come ho fatto a sbagliare addirittura valle? Anche se poco convinto, torno indietro per spostarmi verso ovest, rifaccio il punto poco dopo e finalmente il GPS mi da la posizione: sono giusto cribbio! Chissà come mai un errore così clamoroso del gps. Ravanano nel bosco trovo un
sentierino a mezzacosta che provo a seguire.
L’erba alta mi infradicia scarpe e pantaloni, la traccia finisce e così mi decido di andare a interccetare la stradella forestale di fondovalle, che raggiungo dopo aver guadato un rio e attraversato un magnifico bosco. Ora seguo la forestale che si inerpica sul versante ovest e guadagno quota.

Un bel tratto di tranquilla forestale si inerpica sul versante ovest
Quando sono ormai sicuro di arrivare senza problemi al baito,
la strada forestale che secondo Trekkart doveva arrivare fino al baito improvvisamente finisce! La Kompass riporta invece, addirittura,
un’inesistente biforcazione stradale. Non mi perdo d’animo, inizio a salire per un boscaccio senza alcuna traccia, cercando di evitare le zone più rognose ripide, le zone acquitrinose, le “laste” scivolose con infidi salti di roccia.

La forestale si interrompe di botto ed ecco il boscaccio infame

Vista su Bellamonte: a sx sullo sfondo il Latemar, a dx il verdeggiante Monte Viezzena
Dopo circa 150 m di dislivello intercetto una traccia sul ciglio di un baratro, che tuttavia
sale gradualmente fino ad una radura e poi finalmente ai due ruderi in cima al crinale, invasi dai “slavazi” e dalle ortiche che pungono con cattiveria perfino attraverso i pantaloni!
Il baito poco a monte a quota 2094 in realtà non esiste più, c’è solo il perimetro, con pali recenti e cordini, forse qualcuno ci sta lavorando per rifarlo.

I ruderi in cima al costone
Proseguo e scorgo nell’erba alta l’
esile traccia che si stacca sul ripido e selvaggio versante verso Ceremana. Guardo il
Bragarolo, non vedo tracce ma solo dirupi assai brutti. Un’altra volta

. Magari facendolo in salita e con terreno asciutto dovrebbe essere più semplice.

Poco a monte dei ruderi del Baito, si scorge la scalinata di sassi che scende verso Ceremana

Il vallonazzo micidiale che scende in Ceremana, un'altra volta grazie

A sx ricoperto di bosco la piccola elevazione del Bragarolo
Osservo
il crinale del Coston dei Slavaci che sale ripido anche se non sembrerebbe proibitivo. Tuttavia preferisco
spostarmi sul versante ovest studiato accuratamente su Bing, dove un facile
valloncello erboso in leggera salita costeggia il crinale. C'è anche una esile traccia qua e là.
Un’aquila fa capolino per pochi secondi coi suoi eleganti volteggi, riesco appena a fare una foto che scompare dietro il costone.

Un'aquila appare per pochi secondi sul crinale del Coston dei Slavaci
A quota 2235 mi affaccio sul grande catino sotto Cima Valòn. Ora ho due alternative: proseguire in costa a ridosso del Coston dei Slavaci per scollinare a quota 2502 e poi scendere da Ceremana/Bragarolo per sentiero 376 (che ho già fatto l’anno scorso), oppure
scendere decisamente sotto Cima Valon e provare a cercare l’ipotetica traccia per scendere lungo il rio. Decido quest’ultima via. Il tempo per fortuna sembra tenere.

Eccomi quasi affacciato verso il grande catino sotto Cima Valon; a dx forcella di Valon
Non ci sono tracce che scendono, niente alla lettera nonostante siano riportate su varie carte. Scendo per il ripido costone con attenzione verso la conca, tra pietraie e “zoppe” d’erba scivolosa, cercando di evitare i soliti salti di roccia.
La conca è ancora piena di neve, arrivo sul fondo dove il
rio Valon scorre sotto il nevaio.

Il Crinale del Coston dei Slavaci: in rosso la discesa fuori traccia

Ho deciso, scendo nella conca sotto cima Valon
Provo a scendere seguendo il corso d’acqua sul lato dx orografico privo di neve. Tracce non ce ne sono, scendo per circa mezzo chilometro per vedere com’è la situazione ma non mi convince. Nessuna traccia visibile, più a valle il rio si incassa e temo salti di roccia poco simpatici.

Provo a scendere lungo il rio del Valon ma non mi convnce; non c'è nessuna traccia e in fondo si incassa, pericolo di infognamento...
Torno quindi indietro alla conca e mi fermo per fare il punto. Se non voglio tornare indietro, l’unica è proseguire verso ovest e cercare di tornare a valle da qualche parte. Decido di salire verso il
laghetto a quota 2306, con l’idea di prendere il
sentiero 349 che corre più in alto, sono
circa 400 metri di duro dislivello ma non ho molta scelta. Risalgo faticosamente un costone che saggiamente avevo studiato quando ero sul versante opposto, e con un traversone sotto le rocce raggiungo la conca del laghetto totalmente sepolto dalla neve!

Salita alla forcella del Valon; dove la traccia scompare c'è la conca col laghetto

Magnifici torrentelli gorgogliano ovunque; qui la vegetazione è appena spuntata dalla neve

Eccomi quasi alla forcella Valon, con vista verso Cima Valon e il lungo crinale del Coston dei Slavaci

Verso forcella Cece, si staglia nel cielo il massiccio di Cima Cece
Salgo ancora per roccette tra gorgoglianti ruscelli e raggiungo finalmente
Forcella del Valon a quota 2480, il punto più alto della escursione. Di qui raggiungo
Forcella Cece 2393 aggirando dei ripidi nevai con alcuni tratti un po’ esposti.

Forcella del Valon 2480, il punto più alto dell'escursione

Ecco i nevai rompiscatole: siccome non prevedevo di arrivare così in alto non ho ramponcelli né picozza, devo aggirarli dal basso

Discesa a forcella Cece, rivolgo lo sguardo verso la forcella del Valon appena scesa

Resti di scarpe dei soldati tra le trincee; uno "stol" della Grande Guerra

Da Forcella Cece verso il Lago di Caserina: in questo caso è ottimo in nevaio che permette una rapida discesa evitando lo scomodo sentiero
Arrivato alla forcella prendo il
ripido ghiaione e scendo velocemente sul nevaio anziché per
lo scomodo sentiero verso il Lago Caserina. Nella splendida piana erbosa sopra il lago mi accoglie un simpatico gruppo di asini che osserva con attenzione il mio inaspettato arrivo

. Che animali meravigliosi!

Da Forcella Cece vista verso il Vanoi

Ranuncolo dei ghiacciai

Vista sul Latemar

Il vallone appena sceso attraversando il nevaio e la magnifica piana con dei simpatici asinelli

Lago Caserina
Raggiungo il
Lago Caserina dagli splendidi colori azzurri, raggiungo
il bivio col Sentiero Battistin ma io scendo scendo abbastanza rapidamente verso valle. Uno strano scalpiccìo alle mie spalle mi fa scoprire che sono inseguito a distanza dagli asini di prima. Arrivo al
Lago di Cece 1879, dove faccio un’alta breve sosta.

Lago Caserina col bivio del sentiero Battistin

Vista su Cima Bocche

Baita sopra Lago Cece

Lago di Cece

Bivacco Cece, molto bello, sempre aperto e con tavolaccio per dormire al piano superiore
Di qui prendo il
sentiero 342 (adattato per i disabili e percorribile con carrozzina) con l’intenzione di arrivare
fino al bivio (sperando che esita, le carte sono vaghe) che cala al Baito dello Stuet. In effetti si abbandona il sentiero principale per scollinare (cartello) una specie di passo per poi scendere ripidamente lungo il
Rio del Valona.

La stradella adattata in favore dei disabili scende dal Lago di Cece verso il fondovalle; baito Stuet, chiuso a chiave

La bella strada forestale, con panca sotto ad un grande abete rosso, che da Stuet scende al bitopo Mugheri

Amanita muscaria detta anche "spia brise", ma di porcini neppure l'ombra...
Ora i problemi di orientamento e ravanaggio sono finiti. Per strada forestale eterna rientro per il
biotopo dei Mugheri e quindi chiudo l’anello raccordandomi con la forestale lungo il lago di Forte Buso dell’andata. Arrivo alla macchina col solito parcheggio ormai deserto, pochi minuti prima delle 21.00

. Sano e salvo anche stavolta.

Rio Valon
Alla fine è uscito
un girazzo abbastanza micidiale, in buona parte
fuori traccia, con paesaggi strepitosi. Mi sarebbe piaciuto fare Cima Valon ma non c’era assolutamente tempo e l’incertezza delle tracce per rientrare a valle consigliava di rientrare prima che facesse buio. I posti sono splendidi e assolutamente selvaggi, basti dire che in tutta la giornata non ho incontrato letteralmente un cane

. Col giro di oggi credo d’aver messo l’ultimo tassello che mi mancava alla esplorazione del Lagorai in tutte le sue valli possibili e immaginabili (almeno le principali). Mi manca ancora davvero poca roba
Disl. 1500, sviluppo km 28,3

Ultimo spettacolo prima del buio: il tramonto sul Mulaz illuminato dal sole

Il percorso
Le dettagliatissime mappe Bing