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E le possibilità per giri di questo tipo sono svariate: cima Verde del Bondone da Aldeno, monte Cola dai Ronchi, cima Telegrafo del Baldo da Avio (val dei Molini) e così via...

certamente, avendo gambe e fiato le possibilità sono pressoché infinite :). Ancora complimenti
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Grazie! ;)
....Sì. i ramponcini li ho indossati salendo il pendio del Salubio, circa a metà costa. Lì nel bosco di pini a tratti si camminava su vere e proprie lastre di ghiaccio. Poi li ho levati poco a monte di forcella Lavoschio, perché la copertua di neve non era continua. Li ho rimessi per affrontare la discesa del Ciste, dopo aver superato i primissimi metri sotto la croce con erba e roccette affioranti. Direi che i ramponcini sono indispensabili per muoversi in sicurezza, viste le condizioni del manto nevoso, soprattutto se si intendesse accorciare il percorso facendo andata e ritorno da Musiera e prevedendo di scendere dal pendio del Salubio.
Raggiungere la cima partendo dal paese di fondovalle è un tipo di gita che mi ispira sempre moltissimo. Sono percorsi più originali e meno scontati, dato che generalmente si cerca un avvicinamento con l'auto a quote più alte per risparmiare una parte di dislivello. Invece così si ha modo di apprezzare il passaggio graduale da un ambiente all'altro e il mutare della vegetazione e della presenza di animali.
Due anni fa, prendendo spunto da una tua bella escursione raccontata sul forum, sono salita sul Monte Croce - Kraizspitz da Brusago. Rientro: Baitol, passo di Val Mattio, costeggiato il Rujoch e sentiero di Sprugio (passando dal Tonini) fino al paese. Un giro davvero molto appagante.
E le possibilità per giri di questo tipo sono svariate: cima Verde del Bondone da Aldeno, monte Cola dai Ronchi, cima Telegrafo del Baldo da Avio (val dei Molini) e così via...
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Complimenti per la tenacia! Da Campestrini poi è una signora salita :)
Quindi siete saliti coi ramponcini? 
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Bait del Duca

Giro pomeridiano senza troppe pretese visto il freddo becco della giornata, esplorando vecchi sentieri ai "baiti da mont" sopra la frazione di Montalbiano. Appena 30 abitanti, è sferzata dal vento gelido: in giro non c'è un'anima o quasi, sono tutti rintanati in casa.


Montalbiano

Qualcuno esce per pochi secondi a prendere legna nell'androne e poi scompare. Volevo chiedere lumi sulla antica mulattiera che sale al "Pian dei Roncat" ma non incontro nessuno. Comunque la trovo quasi subito grazie alle vecchie IGM sul cellulare. Risalgo per l’erto stradello che attraversa il “Bosco del Gigelo” e conduce ad una magnifica radura in quota. Qui sorge uno splendido maso: "El Bait del Duca".


L'erto stradello che attraverso il Bosco del Gigelo

La bella mulattiera che arriva fino a quota 1400

Il Bait del Duca

Anche qua Vaia ha fatto strage di alberi. Proseguo per incerta traccia sulla neve dura e ghiacciata fino alle baite più in quota: alcune sono state ristrutturate, beati i proprietari. C’è un bellissimo lariceto con un sentiero pianeggiante che conduce ad un antico maso in pietra: su una grata leggo “Catini”.


Le baite più in quota verso il lariceto

Panorama strepitoso verso il Brenta

Bait del Gian Catin

Baita ristrutturata

Bait Catini

Il vecchio maso è diviso in due

Lascio i baiti nella radura col lariceto, ultimo sguardo indietro

Il baito forestale

Il baito forestale è purtroppo chiuso, nessun locale è agibile

Discesa verso Sicina

Lo stradello sopra la provinciale che collega Sicina con Montalbiano

Montalbiano nel 1966

Proseguo ancora fino a incontrare il recente “Baito Forestale”. Seguo ora la mulattiera in discesa, che con ampi zig zag mi riporta alla frazione di Sicina, di qui per altra forestale torno a Montalbiano. Decido di dare una occhiata la paese. Mi aggiro per vicoli, molti i cartelli “vendesi” sulle tante case deserte, addossate una all’altra forse per patire meno freddo. Vicoli stretti, strettissimi, scalette ripide. Ogni tanto una luce nella finestra mi fa capire che lì abita qualcuno. C’è anche qualche casa ristrutturata.


Vicoli

Vecchie case

Gabinetto sulla strada in un maso in centro al paese

Decorazione

Le case addossate una all'altra

Disegno sopra la merdiana

Meridiana

Statua in legno del "matocio" figura tradizionale del Carnevale di Valfloriana

Cala il sole e il gelo sul paese di Montalbiano

Torno giù verso la chiesa. Sulla facciata di un casa, una meridiana e un affresco recenti: la scritta dice “Torna il sole… non il tempo”. Vorrei vedere l’interno della chiesa ma è sprangata. Allora come faccio di solito, vado a vedere il piccolo cimitero del paese. I volti dei morti, specie quelli più antichi, hanno ancora una straordinaria forza espressiva. Raccontano tante vite, più o meno belle, più o meno patite. Chi è morto vecchio, chi è morto giovane, di incidente, malattia o anche in guerra. C'è una marea di cognomi "Genetin". Ci sono facce che esprimono fierezza, altre fatica o preoccupazione, facce belle e brutte, pochissimi i volti sorridenti.


Il cimitero di Montalabiano


l percorso, circa 6 km per 500 m di dislivello
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Grazie. In questi ultimi anni che ho esplorato l'Avisio in lungo e in largo, ho scoperto "tesori" in parte inaspettati. L'antica viabilità ancora resiste in tanti posti, ma è destinata a scomparire se non si fa qualcosa di concreto...
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Avevo percorso lo stesso itinerario lo scorso inverno e nella primavera successiva lo avevo parzialmente incluso in un giro in MTB fino al m.te Corno: sono zone che frequento sempre con piacere.
Nonostante la destra Avisio della val di Cembra sia costituita da un versante monco, se lo confrontiamo con quello prospicente, offre una infinità di spunti tanto per il trekking che per la MTB. I sentieri che ancora collegano i paesi e le strade.che risalgono i versanti, pavimentate con un fitto acciottolato, raccontano molto del loro passato e lasciano intuire che una volta fossero più frequentate di quanto non lo siano ora. Hai fatto bene a riproporre questo " giro semplice in una montagna minore", è un genere di escursioni che apprezzo sempre molto.
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Punto di partenza è il parcheggio vicino alla fermata dell'autobus nella frazione Campestrini di Torcegno. Attraversato il paese si imbocca il sentiero 381 di Spiado per Musiera e il monte Salubio. Sarebbe una comoda mulattiera che risale il versante con pendenza gradevole e con alcuni scorci panoramici sulla sottostante Valsugana, in particolare quello in località Arlé. Dico "sarebbe", perché una volta superati i masi più alti ci si imbatte ben presto nei primi schianti di Vaia. Le pur numerose piante sradicate non precludono del tutto la percorribilità del sentiero, a patto che si sia disposti a scavalcare o accucciarsi sotto i tronchi, oppure a abbandonare il tracciato per brevi tratti per aggirare i grovigli più contorti; le "deviazioni" laterali sono comunque battute e si riguadagna il sentiero facilmente e intuitivamente.





Dopo un tratto in bosco più fitto di pini, con meno schianti, il sentiero approda all’altopiano di Musiera con le sue distese di prati e le baite, da dove si possono ammirare alcune cime del gruppo di Rava come cima Primaluna e cima Ravetta.



Si prosegue in direzione del monte Salubio, passando a fianco del laghetto e dell’omonimo rifugio. Al limite dell’area prativa, appena ci si addentra nel bosco, si ripropone lo scenario di schianti. Qui la traccia da seguire è indicata da alcuni rami con punta verniciata di rosso provvisoriamente (e provvidenzialmente!) piantati nel terreno a mo’ di segnavia. La presenza di neve gelata e di tratti di ghiaccio vivo invita ben presto a sfoderare i ramponcini.



A poca distanza dalla cima del Salubio il bosco si fa più rado. Giunti a una sella che divide il Salubio e cima Castel Cucco, è possibile raggiungere la sommità del monte con brevissima deviazione dal sentiero principale. Dal Salubio si gode di una discreta vista verso val Calamento, Val Campelle, la Valsugana e soprattutto verso la meta della gita: il Ciste.



Il Castel Cucco è una cimetta completamente boscata che sta tra il Salubio e il Ciste. Il sentiero ufficiale costeggia tutto il versante del Castel Cucco rivolto verso la val Calamento e, una volta aggirato il monte, giunge alla forcella Lavoschio. Qui le tabelle, oltre alla cima Ciste, indicano anche l’imbocco del sentiero per la val d’Orna e Porchera, che tornerà utile per il rientro…  Si prosegue l’ascesa per il Ciste, lungo un crinale punteggiato da larici.



Superato il limite del bosco l’ultima parte della salita è su neve compattissima e dura.






La val Campelle. Al centro, cima d'Asta.

Accanto alla croce si può ammirare un affascinante panorama a angolo giro.




Al centro cima di Valsolero e monte Ziolera (zona del Manghen). In basso, in ombra, la val Calamento.


Al centro in ultimo piano il Kraizspitz.


Corona dei monti della Val dei Mocheni: Sasso Rosso, Sasso Rotto, Sette selle, Cima d'Ezze, Cagnon...

Per il rientro si aprono alcune possibilità: rifare il percorso dell’andata, oppure scendere dai prati di Ciste in direzione Suerta. Le ombre della sera suggeriscono una terza opzione: rientro ai Campestrini da Porchera.
Si ridiscende il fianco del Ciste e il crinale di larici fino alla forcella Lavoschio e da lì si imbocca il sentiero per la val d’Orna e Cao de Lovo. Dopo alcuni zig zag nel bosco con i soliti, immancabili schianti di alberi, il sentiero si ricongiunge con la strada che sale dalle case di Porchera, strada bianca da principio e poi asfaltata, forse un po’ noiosa e stancante, ma che sicuramente non presenta particolari problematiche, anche in caso di rientri serali per osservare il tramonto….


Boschetto di pini cembri "mini" al cospetto del tramonto.


Prati di Ciste


Castel Cucco e Salubio

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Molto interessante.  Grazie Agh!
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L'Avisio nella zona di Piscine

Coi ghiaccioni micidiali in montagna, c'è poca voglia di andare spaccarsi le gambe e quindi scegliamo un interessante itinerario a bassa quota, ovvero l'antica via di collegameno a mezzacosta tra Capriana e Grauno. Nei tempi recenti è stato istituito un "Sentiero botanico" didattico dalla Rete delle Riserve, particolarmente interessante per la grande varietà di ambienti e la presenza di parecchie piante officinali. Ovviamente nel periodo invernale è un po' disadorno, ma comunque interessante grazie alle tabelle esplicative che spiegano via via i vari paesaggi naturali che si incontrano, dalle pinete ai macereti, con le varie associazioni di piante e alberi differenti.


Nella prima parte vicino a Capriana si costeggiano i campi sorretti dagli onnipresenti muretti a secco, adornati di numerose piante officinali

Lo stradello agricolo poi diventa sentiero, molto bello

Il sentiero è molto vario e fa un lungo traverso, con pochissimo dislivello, offrendo anche alcuni splendidi punti panoramici sulla valle, e sull'Avisio che scorre maestoso 250 metri più in basso. Si costeggiano campi coltivati coi famosi muretti a secco, si attraversano boschi e radure. Con molta calma, la "traversata" richiede circa 2 ore. Volendo, il sentiero botanico, raggiunto Grauno, prosegue ancora verso Grumes fino al Casel dei Masi ed eventualmente fino al rif. Potzmauer. Ancora volendo, da Capriana è possibile fare tutta la traversata dei monti di Cembra fino al Lago Santom che si compie in una giornata.


Vista verso la bellissima frazione di Dorà, col Cornòn spunta sullo sfondo

Vista verso Sover e la zona dei Molini

La frazione semi-abbandonata di Marigiàt

Il sentiero attraversa in costa delle belle pinete

Indigeni di Grauno che vanno per legna

Ex voto del 1800 in una edicola lungo il percorso

Licheni sulle pietre di porfido

Noi, arrivati a Grauno, siamo rientrati per il sentiero selciato più a monte. Volevamo salire verso il Dosso del Colle per la verità, ma l'ora un po' tarda ci ha consigliato di tagliare dalle Baite di Vedenza al sentiero sottostante 481 per Malga Grauno. Alla fine è uscito un bel giro facile e istruttivo, di assoluto relax anche se alla fine della giornata il chilometraggio ha raggiunto i 15 km circa, per un dislivello quasi irrilevante di circa 350 m


Al ritorno, vista su Montesover con Rujoch al tramonto

Il percorso di una quindicina di km
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Qui nel link spiego come inserire la mappa storica del trentino, realizzata dagli austriaci nel 1850, sul cellulare tramite MyTrails. A parte la curiosità di vedere come era il paesaggio e i paesi all'epoca, mi è servita tantissimo nelle mie esplorazioni avisiane per cercare l'antica viabilità, strade, sentieri e mulattiere dell'epoca, in buona parte rintracciabili ancora oggi

Istruzioni
https://www.fotoagh.it/la-mappa-storica-del-trentino-nel-1850/



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