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Carissimi volevo chiedere una informazione.

Volevo fare una escursione alle Buse dell'oro e bivacco buse dell'oro-Piccolo Colbricon sopra Paneveggio.
Qualcuno di voi sa come è la situazione dei sentieri dopo il disastro in questa zona? E' raggiungibile la meta in qualche modo o gli schianti rendono impossibile il passaggio?
C'è ancora neve per sci alpinismo-ciaspole?

Grazie a tutti!!!
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La magnifica forra con spiaggetta

Decido di tornare nella zona di Castelìr da Sover. Ma non per rifare il pur bello Sentiero dei Vecchi Mestieri, ma per percorrere direttamente le rive. Il sentiero infatti passa più in alto: in questo periodo inoltre è interrotto nella zona dei Molini a causa della recente piena che ha modificato il corso del fiume e allagato un tratto.


Il tratto di Avisio sotto al Sentiero dei Vecchi Mestieri

Studio dunque le carte a caccia di qualche vecchio sentiero che mi permetta di scendere da Sover direttamente sull’Avisio senza passare dai Molini. Lo trovo sulle vecchie carte dell’IGM. Parcheggio nello spiazzo a nord di Sover. Costeggio la strada verso il paese ma non c’è alcuna indicazione, nulla che lasci intuire l’esistenza di un sentiero che scende verso valle.


Ecco la vecchia traccia sulla IGM: in azzurro il Sentiero dei Vecchi Mestieri

Presso un grosso castagno inizia il sentiero che scende a Castelìr

Con un po’ di fiuto però lo trovo subito in fondo al piazzale delle ultime case: è una mulattiera che inizia nei pressi di un grosso castagno secco. Scende con pendenza modesta, ed è in discreto stato: qualche muretto è crollato ma niente di che, qua e là si intravede ancora il selciato, segno che era una mulattiera di una certa importanza, utilizzata fino agli anni '50 conducendo il "broz" (carretto a 2 ruote con stanghe anteriori). Calo gradualmente di quota, lo stradello fa una inversione e poi con qualche tratto vago a zig zag nella boscaglia ecco che arriva sopra la forra del Dosso di Castelìr.


La mulattiera scende tra i terrazzamenti con gli antichi muri a secco

In alcuni tratti è ancora visibile il selciato

Le "liane" di clematide vitalba avvolgono ogni cosa

Eccomi presso il Dosso di Castelìr: anticamente l'Avisio passava di qui

Qui incrocio il Sentiero dei Vecchi Mestieri, scendo ancora un breve tratto per rivedere le rovine dell’antico Maso di Castelìr: un posto in riva al fiume che deve essere stato meraviglioso all’epoca. Riesco a recuperare su Facebook grazie a Giuliano Natali detto “Diaolin”, poeta del posto, quella che pare essere l’unica foto esistente, fatta da una americano nel lontano 1957 in visita alla forra dell’Avisio. Natali, figlio di una dei proprietari del Castelìr, diviso ora tra innumerevoli parenti, ha dedicato una poesia all'antico maso di famiglia.


Castelìr oggi: a destra si intravedono i ruderi dell'antico maso

La poesia di "Diaolin" per il Castelìr, e la foto scattata da una americano alla fine degli anni '50

Vedere la foto di allora e le rovine di oggi provoca una stretta al cuore. L’attività del maso era rivolta alla coltivazione della campagna nei dintorni: patate, granaglie, frutta, verdura, vigneti,  prati per il foraggio. Anche qui, come in quasi tutti i masi di fondovalle, c'era una locanda che offriva ristoro e alloggio ai viandanti, perlopiù artigiani che offrivano vari servizi: fabbri, ciabattini, sarti, orologiai e anche piccoli commercianti che si spostavano da una riva all'altra aggrappati a dei cavi con rudimentali carrucole (le "ziréle"). Oggi tutto questo è in totale abbandono: del maso restano solo pochi ruderi in piedi, gli avvolti delle stalle e poco altro. Delle coltivazioni non c’è più traccia tranne gli antichi muri a secco.


Quel che resta del Castelìr: un ammasso di rovine

Le rovine di Maso Castelìr

Un'edera si avvinghia agli antichi manufatti

Solo l’Avisio, a pochi metri, scorre come sempre immutabile e imperturbabile, magnifico, nella forra selvaggia. Provo a risalire verso monte ma faccio poca strada, le rocce del dosso del Castelìr precipitano a picco sull’acqua. Torno su al maso, percorro un breve tratto verso nord attraversando il passaggio tra le rocce (l’antico corso del fiume) e quindi scendo di nuovo sul greto. Anche questo tratto è bellissimo e selvaggio.


La forra nei pressi di Castelìr

Ciottoli del fiume

Provo a risalire la riva

Proseguo verso monte sulle ampie rive pietrose. Un torrione roccioso si erge sulla riva in lontananza, come una sorta di colonna d’Ercole. Qui l’Avisio si divide in vari rami, riesco a passare sulla spiaggia sassosa al centro del fiume. Quando avvisto l’abitato di Piscine mi rendo conto che non c’è possibilità di proseguire, delle rocce verticali sull’acqua sbarrano il passo.


Il tratto a monte di Castelìr

Verso Piscine, più avanti però è impossibile passare a piedi

Un tratto bellissimo...

Decido allora di abbandonare il greto e provare a raggiungere il Sentiero dei Vecchi Mestieri che passa più in alto. Grazie al solito “naso” trovo una traccia di pescatori, e con relativo poco sforzo sono sul sentiero. Tornare dalla stessa via dell’andata, anche se più sicura, non se ne parla perché andare fino ai Pianazzi e poi salire a Piscine, significherebbe sciropparsi la strada provinciale per rientrare a Sover.


Piccola rapida

L'Avisio si divide in alcuni rami, uno lambisce degli alti roccioni

Decido allora di provare a salire per il bosco erto, tirando su dritto per intercettare la provinciale che sta circa 300 metri di dislivello sopra. Dopo un po’ di ravanamenti a fianco del Rio Croce, partendo da un capanno di caccia che è sempre un ottimo riferimento, trovo infatti una buona traccia che, dopo aver superato i rottami addirittura di un’automobile quasi completamente coperta da muschi, con larghi zig zag mi riporta sulla strada, e quindi sono in breve alla macchina.


Abbandono il greto e mi inoltro nella morena per cercare una traccia che risalga in quota

Eccomi sul Sentiero dei Vecchi Mestieri

La risalita per incerte tracce, tra rottami d'auto e terrazzamenti...

Non viene voglia di fare un bagno in questa fantastica piscina naturale? :)

La zona del Castelir è una delle più belle zone dell’Avisio, peccato non si riesca a camminare a lungo per le rive, ma certamente è un posto magnifico. In alternativa, come detto, più in alto transita il bellissimo Sentiero dei Vecchi Mestieri che con aeree passerelle e qualche cordino permette di traversare la forra senza dover ravanare sulle rive. In questo tratto da Castelìr ai Molini era chiamato "El sintér de la àss": non c'erano le odierne e sicure passerelle in metallo, ma solo delle assi messe qua e là alla bell'è meglio, quindi era impervio e abbastanza pericoloso.


Il percorso
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Ancora una relazione davvero interessante.
Forse in estate si potrebbe a tratti percorrere l'alveo anche con qualche guado.
Non so come la pensi,ma sarebbe anche possibile mettere insieme un pò di gente per rendere più puliti i tanti tratti di traccia invasi dalla vegetazione.
Potrebbero essere occasioni per mostrare ad altri del forum questi posti nascosti e affascinanti che tu ci stai rivelando di volta in volta.

il periodo migliore per vedere l'Avisio è nelle stagioni "morte", perché poi a priamvera inizia a svilupparsi una vegetazione pazzesca, spesso spinosa, che chiude tantissimi varchi :) Ti assicuro che in molti tratti sembra di essere in Amazzonia e ci vorrebbe il machete:). E anche il caldo non scherza!
Pulire sarebbe una idea, ma è una impresa titanica, senza contare appunto che nel giro di pochi mesi si richiuderebbe tutto. Ergo bisognerebbe pulire e tagliare ogni anno. Per chi vuole dare una occhiata senza troppi patemi per rendersi conto dell'ambiente avisiano, consiglio il bellissimo Sentiero degli Antichi mestieri tra Piscine e Sover, ben tenuto e attrezzato (attualmente però è interrotto per i danni della piena vicino a Molini, alle peggio comunque si può guardare levandosi le scarpe).
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Ancora una relazione davvero interessante.
Forse in estate si potrebbe a tratti percorrere l'alveo anche con qualche guado.
Non so come la pensi,ma sarebbe anche possibile mettere insieme un pò di gente per rendere più puliti i tanti tratti di traccia invasi dalla vegetazione.
Potrebbero essere occasioni per mostrare ad altri del forum questi posti nascosti e affascinanti che tu ci stai rivelando di volta in volta.
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La forra di Lisignago

Vagolando col solito Google Earth nei dintorni di Lisignago, cerco una ragionevole via di discesa sull’Avisio, quando scorgo con sorpresa un piccolo tetto nella boscaglia, vicino al fiume! Dove ci sono masi, ci devono per forza essere sentieri di accesso!


La discesa nella boscaglia per il ripido versante del Rio Gorch

Corro sulle mappe storiche di http://historicalkat.provincia.tn.it e, ravanando con pazienza e attenzione (il sito purtroppo è lentissimo), trovo un sentiero che cala con stretti zig zag per il ripido versante del Rio Gorch fin sul greto. Eccola la via di accesso! L’idea è dunque di provare a scendere di là e, dopo aver percorso un tratto di fiume, provare a risalire per il versante opposto dove c’è il maso.


La mappa storica col vecchio sentiero

Lascio l’auto a Lisignago e scendo per le stradelle dei campi fino all’ultimo maso, sul ciglio del profondo vallone. Apparentemente finisce ogni sentiero ma, penso, qualche traccia dovrebbe essere rimasta da qualche parte. Guardandomi bene intorno infatti, scorgo una vecchia teleferica. Ecco il segno!


La discesa nella boscaglia amazzonica, la traccia del vecchio sentiero quasi inesistente

L'Aviso si intravede dall'alto della boscaglia

I campi sono recintati con reti e devo fare qualche acrobazia per saltare di sotto. La traccia in realtà si vede appena. Ma non ci sono dubbi, è lei. Scendo quindi con attenzione a non perdere la via tra mille tracce di animali che hanno creato viottoli ingannevoli nella boscaglia. Il sentiero è disagevole, con parecchi schianti da superare, il fondo è fangoso, scivoloso e coperto di foglie. Devo fermarmi spesso per osservare con attenzione il terreno per “indovinare” dove sia la traccia. Riesco a seguirla fin quasi in fondo, dove si perde definitivamente nella boscaglia. Ma ormai sono in vista della riva, taglio giù per un valloncello disagevole e sono sull’Avisio, con quella sensazione di allegrezza che provo ogni volta che riesco ad arrivare al suo cospetto dopo una difficile ravanata.


Eccomi sulla bella morena sabbiosa

Ho raggiunto la riva!

Mi inoltro verso nord per la bellissima golena sabbiosa. In questo tratto il letto dell’Avisio è molto ampio, saranno oltre 2-300 metri, il torrente si divide in vari rami. Cammino sulla riva pianeggiante con tratti di sabbia e pietraie di ciottoli arrotondati dai mille colori. Con un certo disappunto sento qualcuno che sta motosegando poco distante nella fitta boscaglia, è vicino al maso che avevo visto nelle foto aeree. Proseguo lungo la riva fino alla stretta forra in cui l’Avisio si incassa formando una gola rocciosa impossibile da superare a piedi. Mi fermo al sole a fare un sosta sulle pietre.


Verso la forra

Il masetto avvistato in Google Earth, emerge dalla boscaglia

Resti di volpe, forsa travolta dalla piena

Poco dopo vedo arrivare, con passo deciso, i due motosegatori: un giovane nerboruto sui vent’anni e un uomo anziano e tarchiato con una grossa roncola in mano. Si dirigono verso di me. Strano, penso, qui non c’è nulla da tagliare, solo pietre. Per un attimo mi viene in mente il film “Un tranquillo week end di paura” dove dei canoisti erano brutalizzati da gente poco raccomandabile che viveva di loschi traffici lungo il fiume. Il giovane mi saluta sbrigativamente e mi gira alle spalle, lo sorveglio con la coda dell’occhio mentre l’anziano con la roncola si avvicina.


La forra, impossibile proseguire

Il tipo saluta e chiede se sono a pesca: rompo il ghiaccio con qualche chiacchiera e spiegando che sto facendo foto. Il maso è suo, mi dice, sta tagliando legna anche per i parenti. Sono scesi a riva per vedere meglio il costone dove tagliare. Per fortuna sono socievoli e non minacciosi: il timore di fare la fine del compagno di Burt Reynolds per fortuna svanisce :) .


I due indigeni ispezionano la riva

La spiagga di ciottoli verso la forra

Conglomerato

In questo tratto il corso centrale è leggermente pensile, con l'acqua che si riversa nei rami laterali

La forra con la roccia a picco, cercherò di superarla a monte

Gli chiedo se esiste un sentiero che permette di superare la forra dall’alto, dice di sì: è piuttosto brutto e me lo indica nella boscaglia (non si vede letteralmente niente). Mi rimetto in marcia assieme ai due, raggiungiamo il vecchio maso dove, una volta, fino agli anni ‘60, si coltivava la vite: ora è andato tutto in malora, il maso è quasi un rudere, i terrazzamenti mezzi franati e invasi dalla vegetazione. Mi faccio indicare dove sarebbe questo sentiero, loro riprendono a tagliare e io mi inoltre per un terrazzamento assai malmesso. C’è una traccia vaghissima che sale leggermente di quota: dopo qualche centinaio di metri si infila in una serie tremenda di rovi, mi sbrindello giaccavento e mani, sono sul punto di cedere ma resisto.


Il masetto nella boscaglia: un tempo era circondato da vigneti

L'interno del maso

Bambola horror

Il maso dall'esterno, ormai circondato dalla boscaglia

Più avanti raggiungo faticosamente (e spinosamente!) un terrazzamento coltivato a vigna: dal ciglio di questo, come immaginavo, ecco una traccia di pescatori che scende verso riva. In pochi minuti sono alle spalle della forra, di nuovo sul greto dell’Avisio. Vado ancora avanti, c’è un grosso argine artificiale che si salda a un roccione, riesco a superare anche questo e avanzo faticosamente tra ammassi di alberi schiantati e ramaglie accumulati dalla piena.


Certo di seguire la traccia che supera la forra, tra rovi e bestemmioni

Il sentiero tra ramaglie e rovi che supera la forra circa 100 m più in alto rispetto al fiume

Ecco la forra alle mie spalle

Ho superato la forra dall'alto, ora ridiscendo verso la riva

Ecco il tratto di Avisio a monte della forra

Procedo mezzo chilometro e giochi sono finiti, devo tornare indietro, impossibile passare

Di qui nn si passa...

Arriva puntuale la solita roccia a picco: impossibile proseguire, devo tornare indietro. Riesco però a intuire una traccia di pescatori che sale verso i terrazzamenti  soprastanti. Nella boscaglia vedo le prime primule e ciuffi di anemone epatica.


La golena sabbiosa

Orme di ungulati

Un tratto suggestivo di fume

I ciottoli del fiume dai mille colori

Arrivo ad un maso e tiro il fiato. Potrei proseguire in salita e arrivare a Cembra, ma poi mi aspetterebbe il noioso rientro per la strada provinciale. Decido quindi di provare a passare sotto, sull’altro versante: seguendo il dedalo di stradine di campagna. Dopo vari ravanamenti, imposti anche dal fatto che alcuni terrazzamenti sono recintati da alte reti, riesco a passare dall’altra parte e raggiungere Lisignago dove ho l’auto.


Il sentierello di pescatori che risale verso le campagne

Ecco i primi terrazzamenti

Interno di un vecchio maso...

Primule

Anemone epatica

Dopo aver raggiunto questo maso, un laborioso traversone per tornare a Lisignago sfruttando le stradine dei campi

Ultime luci, ma orma sono sulla buona strada :)

Ecco l'Avisio visto dall'alto, dove ero un'oretta fa

Le piante avvinte dalla tenace edera, che prolifera ormai ovunque

Una parte del fiume esplorata

Molto bello anche questo tratto di Avisio, non troppo lungo ma assai selvaggio. Magari con un paio di stivali avrei potuto spostarmi da una riva all’altra sfruttando i guadi possibili in acqua bassa. Magari un giorno o l’altro li compro.


Il percorso
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Buongiorno a tutti!
Qualcuno sa cortesemente dirmi se i sentieri che vanno da paneveggio alle buse dell oro, baito buse dell oro sono percorribili attualmente dopo il disastro avvenuto nella foresta di paneveggio?
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L’attraversata da Acquasanta di Marola a Campiglia e Portovenere

Il tracciato è ben riparato e le belle giornate d’inverno sono il periodo migliore per la gita. I panorami sono quelli tipici delle Cinque Terre e garantiscono sempre grande soddisfazione...

Si esce dall’autostrada a La Spezia, si supera il centro abitato e si continua in direzione di Portovenere, fino al bivio per Campiglia (parcheggi gratuiti).

Di seguito alcune info di massima, con una breve descrizione sintetica:
Dalla località Acquasanta di Marola, si percorre il sentiero segnato che risale fino a Campiglia. Si tratta dell’antica via diretta, costruita alla fine dell’Ottocento, ancora perfettamente conservata. In circa 75’, si è a Campiglia (400 m), da cui si può ammirare una splendida vista. Dal paese si va verso levante sull’ex n.1, sfiorando subito un vecchio mulino a vento ristrutturato. Alcuni passaggi sono un po’ complicati e rendono faticoso e lento il cammino per tutto questo tratto di percorso. Dopo circa 1h, si trova un bel punto panoramico dove si può fare una sosta… Si perde quota fino ad incrociare più volte una strada asfaltata. Si riguadagna poi qualche metro, seguendo attentamente la segnaletica verticale che indirizza sempre verso la meta. Si continua fino al bivio per il rifugio Muzzerone, punto di ristoro… con vista sull’isola della Palmaria… Dopo una breve sosta, si retrocede all’ultimo bivio per la discesa finale a Portovenere (1h40). Poi con i bus si torna ad Acquasanta di Marola (2 corse ogni ora - 15’ di viaggio – E 2,5 costi 03.19 ) dove attende l'auto.
In definitiva: Bella giornata disl 450 mt Dif. E. circa 4h Tot. + tutte le pause x vedere i vari luoghi che si incontrano

Se volete ecco il file foto pdf, con un po’ di altre notizie:
http://www.cralgalliera.altervista.org/Portovenere019.pdf

… e pure qualche scatto singolo:
http://cralgalliera.altervista.org/1903A1IsolaTino.jpg
http://cralgalliera.altervista.org/1903A2Panorama.jpg
http://cralgalliera.altervista.org/1903A3IsolaPalmaria.jpg
http://cralgalliera.altervista.org/1903A4Portovenere.jpg
http://cralgalliera.altervista.org/1903A5Portovenere.jpg

http://www.cralgalliera.altervista.org/anno2019.htm
http://www.cralgalliera.altervista.org/altre2019.htm

Precedenti giri simili:
foto singole e file Pdf alle corrispondenti righe di

http://www.cralgalliera.altervista.org/altre2015.htm
http://www.cralgalliera.altervista.org/altre2016.htm
http://www.cralgalliera.altervista.org/anno2017.htm

NB: in caso di gita, verificare, sempre, con FIE, Cai, eventuale Ente parco o altre Istituzioni, pro loco, ecc., che non ci siano state variazioni che abbiano aumentato le difficoltà! Si declina ogni responsabilità. Il presente testo ha solo carattere puramente indicativo e non esaustivo.

Info Sezione Escursionismo Cral Galliera: http://www.cralgalliera.altervista.org/esc.htm
gite 2019 al link: http://www.cralgalliera.altervista.org/gite2019.pdf

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Veneto / Re:[PALE DI SAN LUCANO] Trekking di 2gg al Biv. Bedin
« Ultimo post da Robbert1981 il 08/03/2019 09:10 »
Bellissimo questo giro. Peccato non si sappia in che condizioni sarà quest'anno causa incendio/vento.

In valle S.Lucano sono stato una sola volta ma è il posto che più mi è rimasto nel cuore.
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Il tratto verso Gresta

Dopo titubanze e ripetuti rinvii, tento di esplorare la terribile forra di Valda. Provo il versante più rognoso, quello sud. Sulle carte non c’è praticamente nulla. Anche dalle vecchie carte ottocentesche non risulta niente: niente campi, niente mulattiere, zero. Questo non è un buon viatico, significa una cosa sola: che il terreno è molto impervio.


La carta ottocentesca da http://historicalkat.provincia.tn.it/ nel tratto di Valda: nessuna traccia umana sulla sponda sud dell'Avisio

La mappa IGM

Studio le mappe Lidar per valutare i rilievi e le vecchie carte dell’Istituto Geografico Militare (Igm): il versante è assai ripido, completamente coperto di vegetazione “amazzonica”. Tuttavia nelle passate esplorazioni sull’Avisio ho imparato che, se non esistono le vecchie mulattiere e i campi terrazzati, esiste comunque un reticolo di tracce, non riportate da nessuna carta, battuto soprattutto da pescatori e cacciatori, gli unici che frequentano più o meno regolarmente questi posti. Andrò alla ricerca delle loro tracce.


La mappa Lidar

Eccomi sulla golena

Per la prima discesa sfrutto una traccia già esplorata in una precedente esplorazione. In circa 20 minuti di discesa ripida nella boscaglia lungo la dorsale del Rio Gaggio, arrivo sull’Avisio. Verso valle è impossibile scendere per le solite rocce verticali, provo allora a seguire la riva verso monte. E abbastanza camminabile: il fiume, sempre magnifico, scorre placidamente in un tratto con poca pendenza. Sono luoghi selvaggi e primordiali che danno una sensazioni speciale di isolamento e, oserei dire, una insolita serenità. E’ un benefico stacco completo dal mondo civile. Due aironi cinerini attraversano a bassa quota la valle e con larghe virate si infilano nella forra. Che spettacolo!


Impossibile andare verso vale

Risalgo verso monte: si passerà dopo il curvone?

Spiaggette sabbiose

Ansa di acqua placida

In alcuni tratto sono costretto a salire sulla golena e attraversare la vegetazione ripariale

Gli scorci che regala l'Avisio sono sempre magnifici

Specchio d'acqua, poco a monte scopro un cavo di una teleferica: avendo l'imbrago si potrebbe passare

Continuo ad avanzare sulla riva ma il bel giuoco dura poco: dopo 1 km scarso riesco a vedere l’abitato di Gresta ma i soliti roccioni a picco sull’acqua mi obbligano al dietrofront. Noto un cavo sopra il fiume che collega le due rive. Se avessi un imbrago e una carrucola potrei passare dall’altra parte. Per risalire prendo una forestale assai malmessa che sale lungo il Rio Gaggio, devastata dall’ultima alluvione di fine ottobre che s’è portata via pezzi di strada: è un ghiaccione micidiale ma per fortuna i bordi sono puliti. Arrivato di nuovo alla macchina, mi sposto di circa un km lungo la strada provinciale verso Segonzano.


Marciando sul fiume verso Gresta

Ecco la frazione di Gresta sullo sfondo: qui mi però mi devo fermare, impossibile proseguire

Devo tornare indietro

La risalita lungo il Rio Gaggio
 
Studiando per bene le curve di livello sulle carte, avevo individuato un’altra dorsale per la possibile discesa sull’ostico versante di fronte a Valda. Neanche a dirlo: a pochi metri dove posteggio l’auto lungo la strada provinciale, ecco un sentierello che scende verso l’Avisio). Lo seguo con voluttà: cala decisamente lungo la dorsale che diventa sempre più ripida e si restringe progressivamente, coi baratri ai lati. Temo che la traccia raggiunga il solito capanno di caccia a picco sulle rocce. Infatti così è, la dorsale poi precipita verticale sul fiume. Come speravo, dal capanno c’è un’altra traccia che continua a scendere con un traverso lungo il costone, che viene usata dai cacciatori per andare a recuperare la selvaggina attirata nelle solite saline (!!!#%#%!). Devo stare attento, il sentiero è largo 20-30 cm, ricoperto di foglie scivolose, un inciampo e ciao. Canaloni ripidissimi solcano il versante, ma riesco a passare senza grossi problemi. per fortuna ci sono pochi schianti.


Eccomi nella seconda discesa verso la riva dell'Avisio: la dorsale boscosa diventa progressivamente più stretta e ripida man mano che si scende

Intravedo l'Avisio tra la boscaglia

Sembra facile: ma come si arriva?

Il sentiero ben segnato dopo un po’ si perde in un vallone: ma ormai vedo l’Avisio in basso, taglio giù alla vigliacca e dopo poco sono sulla riva. Ogni volta che arrivo vicino all’acqua del fiume mi si allarga il cuore. Provo a scendere lungo il fiume verso valle ma faccio poca strada: le solite rocce sbarrano il passo. Guardo con un brivido la dorsale fatta in precedenza, col suo profilo che diventa verticale subito dopo il capanno di caccia.


Ce l'ho fatta, ma verso valle è impossibile andare

Avanzo verso monte, le rive sono abbastanza anguste...

Le bellissime golene sabbiose...

La vegetazione amazzonica
Ecco lo stop: dopo il roccione la riva è impraticabile, a meno di non rischiare dei bei tuffi...

Provo allora a salire verso monte, ma anche in questo caso non faccio molta strada, la riva diventa verticale e devo tornare indietro. Faccio a ritroso il sentiero e ritorno al capanno di caccia ma, invece di salire per la traccia di discesa, devio per un bivio che avevo notato in precedenza. E’ uno splendido traverso a picco sulla valle, 150 metri sopra il fiume: in alcuni tratti è un po’ esposto, il fogliame che lo ricopre impone molta attenzione.


Risalgo per una incerta traccia

Mi alzo gradualmente di quota

L'Avisio nella forra

Un magnifico tratto, credo irraggiungibile...

Ne approfitto per dare una occhiata ad una possibile discesa da Valda sull'altro versante: così a occhio meglio di no :)

L’Avisio scorre magnifico e imperturbabile nella forra, come accade da secoli e millenni. Se non si fa troppo caso ai paesi a mezza valle più in alto, è un paesaggio selvaggio che desta quasi meraviglia nel nostro Trentino iperurbanizzato, dove trovare luoghi senza traccia dell’uomo è diventato impossibile. Il sentiero corre a filo dei roccioni, lungo una specie di cengia, poi traversa verso il dirupato versante del M. Venticcia, solcato da ripidissimi canaloni: in quelli più esposti ci sono tratti di cordino.


Il tratto del magnifico sentiero in costa, alla base di roccioni per una specie di cengia

Il sentiero, in alcuni tratti esposto, corre 150 metri sopra il fiume

Il tratto più incerto verso Venticcia

Il sentiero si inoltra quindi per un facile valloncello e con alcuni zig zag in salita scollina un crinale roccioso. Quindi con un traverso verso ovest costeggio il Venticcia lungo un sentiero di campagna tra gli antichi terrazzamenti coi muri a secco, infine riguadagno la strada provinciale e torno alla macchina, sano e salvo anche stavolta.


Il sentiero aggira il M. Venticcia per dei sentieri di campagna

Gli antichi terrazzamenti

I grandi castagni

All'imbrunire ho raggiunto la provinciale: ultima occhiata alla forra da cui sono appena risalito. In questo tratto sotto Valda era prevista una diga, idea che torna ciclicamente

L’Avisio riserva sempre delle sorprese: quella di oggi è la “scoperta” di un altro sentiero bellissimo, ignoto in tutte le carte, che ho mappato però su OpenStreetMap e che ora è a disposizione di tutti, per chi lo volesse eventualmente ripercorrere (non difficile ma adatto ad escursionisti esperti).


Il percorso, circa 12 km per 600 metri di dislivello

Le escursioni precedenti sull'Avisio

Tutto è nato dal... "Sentiero degli Antichi Mestieri" tra Piscine e Sover
http://girovagandoinmontagna.com/gim/lagorai-cima-d'asta-rava/(val-di-cembra)-sentiero-antichi-mestieri-lungo-l'avisio-tra-piscine-e-sover/

1a Esplorazione: il paese fantasma di Ischiazza
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/il-paese-fantasma-di-ischiazza-sull'avisio/

2a Esplorazione: da Pont dela Rio a Valda
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/(cembra)-avisio-2a-esplorazione-fluviale-dal-pont-dela-rio-a-valda/

3a Esplorazione: dal Ponte dell'Amicizia verso Cantilaga
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/(cembra)-avisio-3a-esplorazione/

4a Esplorazione: da Albiano per Sottolona e Centrale di Pozzolago
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/avisio-4a-esplorazione-quando-il-gioco-si-fa-duro/

5a Esplorazione: da Mosana a Lisignago
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/(cembra)-avisio-5a-esplorazione-gente-cembrana/

6a Esplorazione: da Camparta a Barco
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/(cembra)-avisio-6a-esplorazione-da-camparta-a-barco/

7a Esplorazione: dalla Diga di S. Giorgio a Camparta
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/(cembra)-avisio-7a-esplorazione-dalla-diga-di-s-giorgio-a-camparta/

8a Esplorazione: da Mosana alla foce, la bellezza e l'orrore
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/avisio-8a-esplorazione-la-bellezza-e-l'orrore/

9a Esplorazione: da Molina di Fiemme verso Rover
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/avisio-9a-esplorazione-da-molina-di-fiemme-verso-rover/

10a Esplorazione: da Rover verso la diga e poi giù fino a Maso Conti
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/(cembra)-avisio-10a-esplorazione-da-rover-verso-la-diga-e-poi-verso-maso-conti/

11a esplorazione fluviale: da Piscine - Pianacci - Marigiat
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/(cembra)-avisio-11a-esplorazione-fluviale-da-piscine-pianacci-marigiat-piscine/

12a esplorazione fluviale: da Piscine a Marigiat fino al "Baito"
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/(avisio)-12a-esplorazione-da-piscine-a-marigiat-fino-al-'baito'/msg117349/#msg117349

13a esplorazione fluviale: la magnifica zona di Fraine
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/(avisio)-13a-esplorazione-nel-tratto-sotto-fraine/

14a esplorazione - La Forra di Gresta
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/(avisio)-14-esplorazione-la-forra-di-gresta/msg117370/#msg117370

15a esplorazione: ravanata con neve dal Ponte di Cantilaga
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/(avisio)-ravanata-n-15-con-neve-dal-ponte-di-cantilaga/msg117437/#msg117437

16a esplorazione: ravanata tra il Ponte dell'Amicizia e il Ponte di Cantilaga
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/(avisio)-16a-ravanata-tra-il-ponte-dell'amicizia-e-il-ponte-di-cantilaga/msg117438/#msg117438

17a esplorazione: Pont dela Rio fino al Maso abbandonato di Flimacion
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/(avisio)-17a-esplorazione-pont-dela-rio-fino-al-maso-abbandonato-di-flimacion/

La mappa di tutte le esplorazioni
http://u.osmfr.org/m/282961/
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