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L'Avisio a monte del Pont dela Rio

Altra dura ravanata, poco fiume e molta boscaglia stavolta. Con l’auto scendo verso il Pont dela Rio (versante Piscine) ma devo fermarmi al depuratore perché la forestale è un ghiaccione e temo di non riuscire a risalire. Scendo con circospezione sul ghiaccio infido fino all’inutilmente mastodontico ponte pedonale. Vorrei provare la riva lungo il Sentiero dei Vecchi Mestieri ma mi faccio irretire dalla riva dx orografica dove scorgo un viottolo che si infila nella boscaglia amazzonica.


La strada forestale che scende accanto al Rio Brusago e conduce al Pont dela Rio

Il Pont dela Rio col maso omonimo

Dopo una breve ravanata sono sulla riva. Mi faccio largo tra le ramaglie fin sulle splendide sassare intervallate da spiaggette sabbiose lungo il fiume che scorre placidamente nell’alveo quasi pianeggiante. I numerosi schianti lungo le rive mi obbligano ai soliti contorsionismi per passare. Risalgo la riva per circa 1 km ma ecco che arrivo ai soliti stramaledetti roccioni a picco sull’acqua che sbarrano il passo: sono rassegnato a tornare indietro quando, scrutando la boscaglia, scorgo una traccia che sale con un traverso. Provo a salire, la traccia è vaga col fondo cedevole di pietrisco coperto di foglie, ma si vede abbastanza bene. Fa un caldo africano. Salgo per circa 100 metri di dislivello poi la traccia con mia sorpresa si infila per una bellissima cengia a picco sul fiume. Procedo con attenzione, se scivolo qui arrivo giù dritto in Avisio!


Eccomi sulle rive, con la boscaglia divelta dalla piena

Riesco a risalire per appena un km, prima di trovare la solita roccia a picco sul fiume e fare dietrofront

Sguardo indietro verso il Pont dela Rio

Fine dei giochi: di qui non si passa!

Seguo la traccia a picco sul fiume...

La cengia dove passa l'ardito sentierino

Il sentiero raggiunge degli imponenti terrazzamenti

Superata la cengia, la traccia contrariamente a quanto mi aspettavo continuo a salire, il versante è molto scosceso e rognoso quindi rinuncio a scendere per riguadagnare la riva più in basso. Per curiosità seguo la traccia che mi porta a degli ampi terrazzamenti, in fondo ai quali scorgo con grande sorpresa un vecchio maso diroccato: controllo le carte, sono a Flimaciòn, un poggio spettacolare sul fiume. Entro con cautela tra i ruderi del maso, le stalle coi vòlti a pianterreno sono ancora integre ma sopra è uno sfacelo quasi completo. Anche questo posto deve essere stato uno spettacolo assoluto prima dell’abbandono: cosa darei per poter vedere almeno delle foto d’epoca!


Nella boscaglia appare un maso misterioso...

Maso Flimacion

Le liane avvolgono ogni cosa

ll maso è circondato da grandi muri a secco che devono aver richiesto un lavoro immane per ricavare i campi da coltivare su un terreno così scosceso. Decido di lasciar perdere la riva e provo a salire tra i terrazzamenti. La salita è ripida, faticosa, il sentiero invaso da schianti. Con calma guadagno lentamente quota, tra spettacolari e giganteschi castagni: uno deve avere almeno 400 anni, davvero impressionante!


La salita verso Grauno

Castagni colossali

Avisio dall'alto

Dopo aver incontrato altri ruderi arrivo sulla strada provinciale poco sotto Grauno. Faccio un breve tratto e ritrovo poco più avanti la forestale che scende ripida verso il Pont dela Rio. Dopo alcuni tornanti la stradella si infila in una valletta fiancheggiata da una fila di colossali castagni. Il più gigantesco ha un aspetto malconcio, ma ha un tronco enorme e anche questo credo abbia 400 anni almeno. Un vero peccato che questi monumenti vegetali siano in uno stato di totale abbandono.


Uno dei tanti ruderi nella boscaglia, piccoli edifici costruiti sui terrapieni

Terrazzamenti per chilometri...

Sulle vecchie mappe sono segnati diversi edifici, molti sono scomparsi o totalmente in rovina

Il sentierello scende deciso a zig zag fino al Mas dela Rio, dove non c’è anima viva. Anticamente era il passaggio più frequentato sull’Avisio, che collegava il nord e il sud della regione. Fino al 1900 c’erano diverse osterie e locande, e perfino una dogana. In questo tratto c’erano gli addetti alla fluitazione, che favorivano il transito sull'acqua del legname proveniente da Fassa e Fiemme fino al fiume Adige. L’ultima osteria della “Ghinara” ha chiuso negli anni ‘60. Oggi non esiste più nulla. Solo vecchi alberi di melo, pero, ciliegio, pruno e i giganteschi castagni abbandonati nella boscaglia testimoniano l’economia di sussistenza d’un tempo.


Eccomi al Mas dela Rio, nella zona in ombra c'è il Rio Brusago che faceva funzionare i mulini

Frazione dei Molini

Mas dela Rio, un tempo era uno dei passaggi più frequentati sull'Avisio

Il Castellaccio, un grosso che sbarra il corso dell'Avisio, che un tempo di divideva in due rami

Scendo ancora per le campagne e sono di nuovo al Pont dela Rio. Provo a seguire il tratto iniziale del Sentiero dei Vecchi Mestieri ma, come supponevo, il tratto nell’alveo è stato sconvolto e allagato dalla ultima piena di fine ottobre, impossibile passare. Un po’ più a valle i più atletici potrebbero provare a passare saltando sui sassi affioranti. Ormai è tardi e il sole sta tramontando, proverò un’altra volta. Sono soddisfatto, anche questo tratto è esplorato.


Il tratto di fiume lungo il Sentiero degli Antichi Mestieri dove si passava ora è allagato dopo la piena di fine ottobre...

Un altro giro molto interessante sull’Avisio: i masi abbandonati sono sempre per me enormemente affascinanti: cerco sempre di immaginare come fossero nel loro massimo splendore. Peccato non esistano foto d’epoca e documentazione, tutto ormai è sprofondato nell’oblio.


Il percorso

Le escursioni precedenti sull'Avisio

Tutto è nato dal... Sentiero degli Antichi Mestieri tra Piscine e Sover
http://girovagandoinmontagna.com/gim/lagorai-cima-d'asta-rava/(val-di-cembra)-sentiero-antichi-mestieri-lungo-l'avisio-tra-piscine-e-sover/

1a Esplorazione: il paese fantasma di Ischiazza
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/il-paese-fantasma-di-ischiazza-sull'avisio/

2a Esplorazione: da Pont dela Rio a Valda
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/(cembra)-avisio-2a-esplorazione-fluviale-dal-pont-dela-rio-a-valda/

3a Esplorazione: dal Ponte dell'Amicizia verso Cantilaga
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/(cembra)-avisio-3a-esplorazione/

4a Esplorazione: da Albiano per Sottolona e Centrale di Pozzolago
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/avisio-4a-esplorazione-quando-il-gioco-si-fa-duro/

5a Esplorazione: da Mosana a Lisignago
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/(cembra)-avisio-5a-esplorazione-gente-cembrana/

6a Esplorazione: da Camparta a Barco
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/(cembra)-avisio-6a-esplorazione-da-camparta-a-barco/

7a Esplorazione: dalla Diga di S. Giorgio a Camparta
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/(cembra)-avisio-7a-esplorazione-dalla-diga-di-s-giorgio-a-camparta/

8a Esplorazione: da Mosana alla foce, la bellezza e l'orrore
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/avisio-8a-esplorazione-la-bellezza-e-l'orrore/

9a Esplorazione: da Molina di Fiemme verso Rover
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/avisio-9a-esplorazione-da-molina-di-fiemme-verso-rover/

10a Esplorazione: da Rover verso la diga e poi giù fino a Maso Conti
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/(cembra)-avisio-10a-esplorazione-da-rover-verso-la-diga-e-poi-verso-maso-conti/

11a esplorazione fluviale: da Piscine - Pianacci - Marigiat
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/(cembra)-avisio-11a-esplorazione-fluviale-da-piscine-pianacci-marigiat-piscine/

12a esplorazione fluviale: da Piscine a Marigiat fino al "Baito"
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/(avisio)-12a-esplorazione-da-piscine-a-marigiat-fino-al-'baito'/msg117349/#msg117349

13a esplorazione fluviale: la magnifica zona di Fraine
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/(avisio)-13a-esplorazione-nel-tratto-sotto-fraine/

14a esplorazione - La Forra di Gresta
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/(avisio)-14-esplorazione-la-forra-di-gresta/msg117370/#msg117370

15a esplorazione: ravanata con neve dal Ponte di Cantilaga
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/(avisio)-ravanata-n-15-con-neve-dal-ponte-di-cantilaga/msg117437/#msg117437

16a esplorazione: ravanata tra il Ponte dell'Amicizia e il Ponte di Cantilaga
http://girovagandoinmontagna.com/gim/cultura-della-montagna/(avisio)-16a-ravanata-tra-il-ponte-dell'amicizia-e-il-ponte-di-cantilaga/msg117438/#msg117438
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Magnifica ansa sotto Cantilaga

Ancora un regolamento di conti, in un tratto che in precedenza avevamo dovuto saltar via per passare più a monte. Riguardando meglio le foto aeree sembra fattibile. Quindi vado. Dal Ponte dell'Amicizia, tra Piazzo e Faver mi fermo a dare un’occhiata di sotto: le rive 30 metri più in basso sono molto scoscese e sembrano inavvicinabili.


Il tratto di Avisio visto dal Ponte dell'Amicizia

Poi vedo per caso in lontananza un pescatore: se è sceso lui scendo senz’altro anche io. Infatti osservando meglio nella boscaglia a lato del ponte, sulla riva dx orografica, scorgo una vaga traccia che seguo tosto facendomi largo tra le ramaglie. Dopo un tratto in costa la traccia diventa talmente vaga che decido di tagliare giù direttamente verso la riva. Fa caldo. Ci saranno già le zecche? Speriamo di no.


Eccomi sulla riva!

Sguardo indietro verso il Ponte dell'Amicizia

Tratto di fiume tra le rocce a picco

Qui tocca ravanare nella boscaglia della riva

Ravanando in discesa su terreno cedevole di terra e foglie arrivo senza troppe difficoltà sulla riva. E’ magnifico: ci sono delle piccole spiagge di sabbia e ghiaia con dei grossi macigni. Provo a risalire il fiume ma non è semplice. La riva sarebbe anche abbastanza agevole ma è martoriata da schianti che mi obbligano a giri tortuosi e vari contorsionismi sul pelo dell’acqua per passare tra tronchi e rami.


Spiaggette

Ansa di acqua calma

Pietre multicolori

E qui mi devo arrestare, impossibile proseguire oltre: proverò a raggiungere l'altra riva dal versante opposto

Risalgo per circa un km poi c’è il solito tratto roccioso a picco con salto di un paio di metri che mi convince poco. Faccio un paio di tentativi ma desisto, oltretutto non so come è oltre il roccione: il mio naso mi dice di lasciar perdere. Torno quindi indietro un po’ di malavoglia, risalgo il costone ripido di boscaglia e torno sul ponte dell'Amicizia, piglio l’auto e mi sposto di qualche km poco a valle del Ponte di Cantilaga, dove ho adocchiato un’altra discesa verso il fiume che sulle carte pare facile.


Eccomi in vista del Ponte di Cantilaga, di qui provo a scendere verso riva

Il curioso affresco sulla facciata di un villone disabitato

Passo accanto a un villone abbandonato, sulla facciata c’è un grande affresco di una figura, forse S. Cristoforo, che guada il fiume con sulle spalle un bimbo, sullo sfondo il Castello di Segonzano. Sembra ben augurante. Per stradelle di campagna raggiungo la riva con ampie spianate di sabbia e grossi macigni. Vedo sulla riva opposta il punto esatto dove ho deciso di tornare indietro. Mi compiaccio della decisione. Ho fatto bene: anche se fossi riuscito a passare, non avrei fatto molta strada. Risalgo quindi la riva verso Cantilaga. Anche qui l’Avisio disegna delle anse bellissime con acqua calma di un bel color verde cupo. La boscaglia ripariale della riva è stata devastata dalla piena recente, gli alberi scorticati sono piegati verso valle o strappati e ammucchiati in cumuli enormi di detriti.


Macigno adagiato su una spiaggia sabbiosa verso il fiume

Eccomi sulla riva tra massi colossali

La piena ha devastato la vegetazione ripariale che appare divelta o strappata

Trovo anche un teschio, e una testa di un femore... Penso sempre ai poveri resti di alcune vittime di Stava che non sono mai stati ritrovati. La riva è ampia e riesco a risalire abbastanza bene fino al tratto sotto al Castello di Segonzano, dove l’ennesima ansa tra i roccioni a picco mi impedisce di procedere. Poco male: sono arrivato in perfetta corrispondenza della precedente escursione che avevo fatto scendendo sull’altra riva da Cantilaga.


Tratto sabbioso

La riva è abbastanza camminabile...

Piscina naturale...

Eccomi sulla riva opposta a quella raggiunta in una precedente escursione

Anche questo tratto è ora completamente esplorato, su entrambe le rive. Purtroppo il tratto camminabile su una sola riva non è molto lungo, circa un km da una parte e uno dall'altra. Una delle prossime volte mi tocca la rogna del tratto sotto Valda, che si preannuncia ostico assai.


Vista verso il Castello di Segonzano

Altro magnifico specchio d'acqua

Ultimo sguardo al Castello di Segonzano prima che calino le tenebre


Il percorso

Le escursioni precedenti sull'Avisio

Tutto è nato dal... Sentiero degli Antichi Mestieri tra Piscine e Sover
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1a Esplorazione: il paese fantasma di Ischiazza
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2a Esplorazione: da Pont dela Rio a Valda
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3a Esplorazione: dal Ponte dell'Amicizia verso Cantilaga
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4a Esplorazione: da Albiano per Sottolona e Centrale di Pozzolago
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5a Esplorazione: da Mosana a Lisignago
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6a Esplorazione: da Camparta a Barco
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7a Esplorazione: dalla Diga di S. Giorgio a Camparta
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8a Esplorazione: da Mosana alla foce, la bellezza e l'orrore
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9a Esplorazione: da Molina di Fiemme verso Rover
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10a Esplorazione: da Rover verso la diga e poi giù fino a Maso Conti
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11a esplorazione fluviale: da Piscine - Pianacci - Marigiat
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12a esplorazione fluviale: da Piscine a Marigiat fino al "Baito"
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13a esplorazione fluviale: la magnifica zona di Fraine
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14a esplorazione - La Forra di Gresta
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15a esplorazione: ravanata con neve dal Ponte di Cantilaga
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Il colossale macigno a monte di Prà

Come sarà ravanare in Avisio con la neve? Detto fatto. Ho evitato però le solite ravanate assassine per pendii ripidi perché sono già abbastanza pericolosi senza, figuriamoci con la neve. Mi sono accontentato di una perlustrazione nei pressi del Ponte di Cantilaga. Camminare sulle pietre coperte di neve e ghiaccio impone attenzione doppia, anzi tripla. Infatti c'è mancato poco alla sforbiciata fantozziana tra i macigni che poteva avere esiti disastrosi. Comunque la neve sta andando via velocemente, resiste solo nei versanti del fiume in ombra.


Il Ponte di Cantilaga, storico passaggio sul fiume

Bellissima ansa sul fiume

Splendido masetto con la vigna e l'olivo

Da Prà visto verso Cantilaga e il roccione col Castello di Segonzano

Sono sceso fino sotto il Castello di Segonzano, dove il fiume fa una "esse" contro dei roccioni verticali incassandosi nella solita forra dove è impossibile proseguire. Sono allora tornato indietro e sono salito a monte del ponte di Cantilaga, oltre l'abitato di Prà, fino alla palestra di roccia e alla passerella di corde sul fiume che è stata ripristinata.


Dal ponte vista verso l'abitato di Prà

Nel tratto spettacolare della forra con le pareti rocciose a picco sull'acqua

Una delle magnifiche spiaggette sabbiose

Qualche discreta foto sono riuscito a portarla a casa, e anche le ossa tutte intere. Avisio magnifico, come sempre. E' un giro breve, facilmente accessibile dall'abitato di Prà raggiungibile in auto. E' una passeggiatona semplice grazie alla quale si può avere "un assaggio" delle bellezze dell'Avisio senza soffrire troppo :)


Il percorso

Le escursioni precedenti sull'Avisio

Tutto è nato dal... Sentiero degli Antichi Mestieri tra Piscine e Sover
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1a Esplorazione: il paese fantasma di Ischiazza
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2a Esplorazione: da Pont dela Rio a Valda
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3a Esplorazione: dal Ponte dell'Amicizia verso Cantilaga
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4a Esplorazione: da Albiano per Sottolona e Centrale di Pozzolago
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7a Esplorazione: dalla Diga di S. Giorgio a Camparta
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9a Esplorazione: da Molina di Fiemme verso Rover
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10a Esplorazione: da Rover verso la diga e poi giù fino a Maso Conti
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11a esplorazione fluviale: da Piscine - Pianacci - Marigiat
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12a esplorazione fluviale: da Piscine a Marigiat fino al "Baito"
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14a esplorazione - La Forra di Gresta
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Belle in veste invernale, conoscevo queste montagne solo in veste estiva ed autunnale. Vero che sembrava fine marzo, ieri siamo andati a passeggiare sulle Dolomiti e si schiattava
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Veneto / Re:[PALE DI SAN LUCANO] Trekking di 2gg al Biv. Bedin
« Ultimo post da AGH il 18/02/2019 09:51 »
Bellissimo anche questo giro, complimenti!!!
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Veneto / [PALE DI SAN LUCANO] Trekking di 2gg al Biv. Bedin
« Ultimo post da Matteo Nicolin il 17/02/2019 23:45 »
ATTENZIONE: l'itinerario è stato temporaneamente compromesso dall'incendio e dall'Uragano Vaia dell'autunno 2018, informarsi della percorribilità presso i locali o scrivendo alla pagina Facebook Valle di San Lucano - Taibon - Dolomiti.

Grazie a valledisanlucano.it per la segnalazione.





Il biv. Bedin (2210m) poco dopo il temporale. Sulla destra le Cime (2296m).

GIORNO 1 - da Forno di Val al biv. Bedin - 5km ca, 1650D+, 6h

La sveglia suona ben prima dell'alba di lunedì 13 agosto e sancisce l'inizio della prima escursione di più giorni dell'estate 2018. Non ricordo bene l'ora a cui l'allarme interruppe il nostro sonno leggero, so solo che alle 6 di mattina stiamo già marciando con lo zaino in spalla. Vogliamo raggiungere il bivacco Bedin (2210m), che molti dicono essere il bivacco più bello dell'intera area dolomitica, attraverso il Boral della Besausega.
In tasca ho una buona relazione del Somari Team (aggiornata al 2012), che ci siamo studiati la sera prima. Il percorso si preannuncia impegnativo sotto diversi punti di vista, ma lo reputiamo comunque alla nostra portata, in più sembra ben collocarsi nel molto graduale incremento di difficoltà che in futuro ci permetterà – si spera – di raggiungere alcune vette che da tempo formano la linea dell'orizzonte dei nostri sogni alpinistici.
Dopo aver parcheggiato, raggiungiamo a piedi il limitare dell'abitato di Forno di Val (659m), frazione di Taibon Agordino, dove troviamo sulla destra il sentiero 765, che dapprima sale relativamente tranquillo verso una vecchia cava, ma nel giro di breve tempo si impenna verticale, lasciando la stradina sassosa in favore del sottobosco. È uno tsunami di sudore, sono le 6:30 circa ma già l'aria è indorata dalle fiammate del sole di ferragosto. Le fronde del bosco e la quota modesta (siamo ancora sotto i 1000m s.l.m.) poco o nulla possono contro la rabbia di quest'estate sempre più cocente, che di qui a qualche settimana brucerà anche il versante su cui ora noi arrancando coliamo.
Fortunatamente, dopo poco più di un'ora, la traccia aggira la montagna e si sviluppa lungo il versante ovest, che fino a mezzogiorno rimarrà all'ombra.


Quando il bosco si dirada, a sud ovest si stagliano i contrafforti dell'Agner (2872m).

Mi rendo conto mentre scrivo che sto operando una semplificazione inevitabile nei confronti del percorso che sto qui riportando, in parte a causa del tempo che è passato tra quei giorni d'estate e oggi, in parte proprio per la natura stessa del percorso: potrei in effetti riassumere buona parte di questo itinerario con una sonora bestemmia e risultare fedele alla sua essenza bastarda e impennata. Ma nella mia testa il 765 mi fa gli sberleffi, in una sequenza orgiastica di "istantanee" dove rincontro canalini infidi, guazzabugli di felci e rovi, incroci incestuosi tra questi due, pullulii di zecche, ossa lustre della carne che sostenevano… E ragni, tanti, enormi e variopinti ragni. Sulla traccia. Al punto che io e Daniele ci diamo ripetutamente il cambio ad aprire la via, perché dopo una manciata di minuti trovandosi le bestiole in faccia o sulle braccia la lucidità inizia a vacillare.



La traccia prosegue e dalle gobbe dei Piloi (1416m) si cala all'interno del Boral della Besausega, dapprima lungo le cenge da cui decollano lastre di roccia verticali, per poi raggiungere il Boral vero e proprio: valledisanlucano.it ci insegna che nel Ladino Locale Boral significa appunto "grande canalone valanghivo" (cit. in corsivo). Complimenti, definizione azzeccata in pieno.
In effetti, nelle relazioni da noi consultate prima di partire, si menzionava anche il fatto che il Boral si potesse facilmente riempire di neve e che data l'esposizione praticamente nulla impiegasse molto tempo a smaltirla. Noi troveremo un po' di neve solo tra poco, ma siamo partiti relativamente tranquilli perché queste sono settimane di fuoco – in senso letterale!
Quello che era un vallone si stringe sempre più, mentre le immense pareti che sostengono Prima (a est) e Seconda Pala (a ovest) si fanno più vicine. Il cielo diventa una esile striscia grigio-azzurra tra le guglie, mentre l'ambiente si fa più scuro e brullo… Eccolo, dunque, il cuore del Boral!


Quel che resta del nevaio del Boral della Besausega e il percorso che lo supera (che nella foto a sinistra è pure visibile).

Mi rendo conto del silenzio che ci circonda mentre siamo fermi per metterci il caschetto, a circa 3h30 dalla partenza. A occhio pare impossibile che il percorso non vada a morire ai piedi di una qualche muraglia verticale, visto che pare inerpicarsi in seno alla montagna fin sotto alla Prima Pala.
Ripartiamo, attenti a non sbagliare "strada", incontrando qualche tratto di fune metallica. Il 765 sale tra le rocce e i ghiaini traditori per un poco, poi si esaurisce su dei ripidissimi piani d'erba e mugaie, a est. Ingenuamente sospiriamo di sollievo, ma qui la situazione è ancora più difficile: camminiamo su scivolosissime cornici erbose e davvero all'apparenza poco percorse. Un'ombrosa umidità, simile a quella incontrata più in basso, ci riporta nell'inferno dell'aracnofobico (vedi sopra), al che siamo nuovamente costretti a darci periodicamente il cambio per non perdere la testa.
Fortunatamente il sole è sempre più alto e il sentiero si riporta in quota ed esposto a sud: diciamo finalmente addio (o arrivederci?) a quello che per noi è stato il Boral dei Ragni.


Il tratto terminale del Boral.

L'erba si asciuga, sopraggiunge un fresco venticello, siamo ormai attorno ai 1800m di quota quando gli spazi si rifanno ampi e saliamo tra pur sempre scoscesi prati e qualche sparuta macchia boschiva. Sono circa le 11:30, da qui il 765 mantiene la sua severa pendenza ma in un contesto più arioso e meno opprimente. Le gambe faticano, ma è una fatica leggera perché non schiacciata dal peso di una situazione mentalmente probante. Il tempo scorre a grandi balzi tra canaloni, tratti attrezzati, rapidi e sempre più densi banchi di nuvole.


I caratteristici kòl, alveoli e nicchie nella roccia, tipici di queste montagne.
A destra, Daniele appeso al cavo, qui come in altri punti decisamente superfluo.

Avanziamo ormai nella nebbia, guadagnando le ultime decine di metri di dislivello. Verso ora di pranzo, le rocce scompaiono da sotto le mani lasciando posto all'erba d'alpeggio. Questa volta sono io davanti e per primo vedo la sagoma del bivacco Bedin (2210m) nel bianco lattiginoso e nel vento ormai sferzante. Oltre al bivacco non si vede nulla, ma sono felice e appagato, o forse in questo momento io non sono per niente interessato a qualsiasi cosa non sia quella casupola rossa.


Il nostro primo incontro col bivacco Bedin (2210m).

Nonostante le imposte chiuse, una volta aperta la porta ci troviamo davanti due facce giovani e un po' sorprese che sgranocchiano qualcosa al tavolo. Si tratta di due ragazzi di Agordo, che sono saliti correndo per l'altro lato del sentiero 765, che non presenta alcun tipo di difficoltà. Chiacchieriamo un poco mentre prepariamo e consumiamo il pranzo. Approfitto grato di parte della scorta di tè solubile presente nella dispensa del bivacco per incamerare un po' di zuccheri. Nel frattempo il tempo fuori da sempre più chiari segni d'instabilità, al che i due giovani reputano saggio levare i tacchi, tornando per la via da cui sono venuti. Prima o forse dopo la loro partenza, qui la mia memoria si fa più sfocata, giungono al bivacco due coppie sempre dal tratto settentrionale del 765... Fortuna che è lunedì! Io e Dani, da bravi orsi (va bene due giovani atleti, ma due coppie cominciano a essere un po' eccessive) andiamo alla ricerca della sorgente d'acqua dove rifornire le nostre borracce, che troviamo sulla destra a circa un quarto d'ora oltre il bivacco, sempre lungo il sentiero. Ma, colmo dei colmi, incrociamo una comitiva di quattro ragazzi che sta salendo armata di tutto punto e ci chiede se vanno bene per il Bedin. Ostrega, andé ben sì, andé benón!!!
Una volta fatto il pieno torniamo al bivacco e lo troviamo intasato d'umanità. Ma sono tutti (più o meno) rispettosi e tranquilli, per cui rinfoderiamo gli ispidi aculei, prendiamo i sacchi a pelo e li stendiamo su due dei nove letti che il bivacco offre (o forse li avevamo già messi? memoria canaglia) e ci buttiamo giù. Nel frattempo fuori tira un gran vento, che di lì a poco ci porta l'acqua e i fulmini. Qualcun altro si stende, chi parla lo fa sottovoce. Forse ho dormito, se Dani ha dormito chiedetelo a lui.

Mi alzo dalla branda verso le 16:00, fuori non si sentono più rumore, schianti e sibili. Apro la porta e mi affaccio su quello che fino ad adesso non avevo realizzato: siamo su un'isola erbosa che galleggia su un mare di nuvole, oltre cui sbucano altri celebri atolli. Il sole trafigge la coltre di nubi e si va a conficcare nella roccia che si accende, è il mare di nuvole che scorre attorno a noi o stiamo navigando a bordo di questo panettone erboso?

Mi allontano e mi prendo un po' di tempo per guardare, fotografare, pensare. A pensarci bene non credo d'esserci riuscito, a pensare.


Isola o vascello? Vela o scudo? Civetta.




Il bivacco e i prati su cui poggia, lambiti dal sole che sfonda i cavalloni delle nubi.


L'Agner.


(clicca per ingrandire) Da sinistra a destra, la Civetta e la Moiazza.


La stessa vista, ma da dietro il bivacco.


Più o meno la stessa vista, ma da dentro il bivacco.

Una menzione speciale va davvero al bivacco: come avrete già capito, non si tratta del tradizionale punto di ricovero a botte né di una semplice baitina, ma si compone di due moduli: una "camerata", dove sono alloggiati i 9 posti letto, e lo spazio comune, che ha una sorta di veranda con 4 finestroni che danno sulla conca agordina e sui monti che la circondano. Davvero uno dei più belli che mi sia capitato di visitare.

Per cena ci facciamo una minestra e chiacchieriamo con i presenti, passiamo una bella serata in compagnia, avvolti dall'intimità unica e irripetibile che si crea in queste occasioni. Non ricordo un singolo nome dei ragazzi presenti quella sera (me li avranno detti?), ma siamo stati buoni amici per qualche ora. Daniele e io siamo andati a letto relativamente presto, lasciando gli altri a festeggiare al lume di candela. La mattina seguente, li conoscevamo appena.


GIORNO 2 - dal biv. Bedin a Forno di Val per la conca agordina - 22km ca, 1600D- ca, 6h



Come si dice, colazione con vista.

Verso le 5:30 suona la sveglia e, facendo piano per non svegliare chi ancora dorme, facciamo colazione e ci apprestiamo a partire. C'è il sole, ma sono anche presenti pesanti velature. Ragioniamo su cosa convenga di più: nella relazione del Somari Team menzionano la possibilità di scendere per il Viaz Drio la Spala, ma si tratta appunto di un Viaz, traccia difficile e soprattutto non segnata, sconsigliata in caso di maltempo. Visto il l'intenso temporale del giorno prima, unito alla ben più intensa (a livello soprattutto psicologico) esperienza di ascesa, decidiamo di scendere per il sentiero 765. Ci avviamo dopo un breve saluto ai "coinquilini", partendo più o meno alla stessa ora del giorno precedente.
La traccia ben segnata mena a forcella Besausega (2131m), da cui si gode di una meravigliosa vista, poi scende fino ai boschi attorno alla Malga d'Ambrosogn (1700m), a cui arriviamo dopo poco più di un'ora di cammino. Lungo la via, prima di perdere di quota, alcuni scorci mi ricordano le aeree cenge delle nostre montagne di casa, le Piccole Dolomiti, ancor più specificamente rivedo certi orridi del Pasubio…


A sinistra: viste quasi familiari per dei vicentini. A destra: salamandre, se non sbaglio.


Rivediamo il Boral attraversato il giorno precedente dalla forcella Besausega (2131m)






La Costa Palazza, la Marmolada, le Pale di San Martino.


Malga d'Ambrosogn (1700m).

Dalla malga abbandoniamo il 765 e prendiamo il sentiero 764, che scende lungo la valle del Torcol. In un'ora e un quarto circa entriamo nella piccola contrada di Pradimezzo (873m).


A sinistra: in vista della conca agordina, in particolare di Cencenighe. A destra: un ponte lungo il sentiero 764.


In arrivo all'abitato di Pradimezzo (873m), sovrastato dalla Palaza Alta (2255m).

Da qui scendiamo fino al lago di Cencenighe e cerchiamo senza successo di seguire dapprima il torrente Cordevole, poi alcune tracce segnate sulla cartina che dovrebbero portarci alla parte finale del Viaz Drio la Spala e quindi a Taibon, regalandoci circa 6.5km e 800 metri di dislivello positivo extra. Infine, rassegnati di fronte all'ennesima traccia che muore in un canalone, ridiscendiamo e ci avviamo lungo la vecchia strada che ridiscende la valle agordina alla sinistra orografica del torrente.


Daniele scornato di fronte al canalone che non porta da nessuna parte.
In fondo la strada nuova e quella vecchia (la più bassa), che di lì a poco percorreremo.

Arriviamo verso mezzogiorno e mezzo a Taibon Agordino, nel frattempo ha ripreso a piovigginare. In alto riusciamo comunque a vedere la Prima Pala, che vista da qui sembra una scura stilettata rocciosa che si staglia affilata verso il cielo plumbeo, ma che ora sappiamo essere muraglia protettiva del paradiso segreto agli occhi che poggia alla sua sommità.


A sinistra: l'arrivo a Taibon, all'imboccatura della valle di San Lucano. A destra: le due Pale e la spaccatura del Boral, che ieri ci inghiottiva.

Se già nel primo giorno mi sono sentito catapultato nell'arco di poche ore da un mondo all'altro (dagli scenari selvaggi, inospitali e quasi amazzonici del Boral alle atmosfere romantiche della piana del Bedin), il secondo giorno non ha fatto altro che acuire questo sentimento. È stata un'escursione estremamente varia nei paesaggi, negli stili di andare per monti, nelle situazioni meteorologiche che ci hanno accompagnato. Siamo passati dalla solitudine più totale al "sovraffollamento" più volte. Abbiamo camminato su terra, ghiaia, roccia, erba, persino asfalto. Il tutto nell'arco di poco più di 30 ore. Davvero un distillato iper-concentrato di Pale di San Lucano e di Dolomiti Bellunesi in generale.
Montiamo in macchina e ci fermiamo poco più a valle per mangiare una pizza. Nel ristorante c'è una televisione con un telegiornale che riporta il crollo del ponte Morandi a Genova, avvenuto poco meno di due ore prima. Di lì a qualche ora partiremo per un concerto in Svezia con il nostro gruppo.
Questi due giorni in montagna sono forse volati via un po' troppo rapidamente.


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Normalmente allego anche il tracciato GPS all'articolo. Questa volta non lo farò per due ragioni: 1) il primo giorno è stato come se non avessi il logger con me, dato che il Boral fa da schermatura a qualsiasi tipo di segnale telefonico/GPS. 2) nel secondo giorno è inclusa una ravanata extra davvero poco utile.
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Lagorai - Cima D'Asta - Rava / Re:A salutare la Bianca Signora
« Ultimo post da Matteo Nicolin il 17/02/2019 21:12 »
Pensavo anche peggio,invece oggi ero in baita in mezzo a tanta neve.Certo faceva così caldo da stare in maglietta,però il manto ha resistito.
Oggi ero su col parapendio,non ho portato sci e pelli pensando fosse troppo scoperata,ma sono passati almeno sei scialpinisti che hanno fatto il Cola dal versante sud!
Serve comunque altra neve e freddo perchè se continua così.....

La neve può resistere ben poco se continua così. E i periodi di siccità sono sempre più lunghi... La tua ultima frase dice tutto.
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Lagorai - Cima D'Asta - Rava / Re:A salutare la Bianca Signora
« Ultimo post da kobang il 17/02/2019 20:08 »
Pensavo anche peggio,invece oggi ero in baita in mezzo a tanta neve.Certo faceva così caldo da stare in maglietta,però il manto ha resistito.
Oggi ero su col parapendio,non ho portato sci e pelli pensando fosse troppo scoperata,ma sono passati almeno sei scialpinisti che hanno fatto il Cola dal versante sud!
Serve comunque altra neve e freddo perchè se continua così.....
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informo che attualmente (oggi) il percorso è interrotto poco a valle dei Molini, c'è un tratto che bisogna per forza guadare ma bisogna essere piuttosto atletici. Nel punto del vecchio attraversamento, poco dopo il cartello, c'è acqua. Conviene scendere brevemente verso valle e cercare il tratto più abbordabile sfruttando i sassi affioranti
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