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Complimenti, farlo in giornata è solo per pochi.
Ho fatto la cresta est l'anno scorso e discesa dalla sud, ma con pernotto al rifugio D.Ongari.
Mi piacerebbe provare anche la sud, ma l'ho sempre creduta piĂą difficile, tu dici di no...
Se confermi magari l'anno prossimo ci provo.
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Fauna / Orsi, quel che resta dell’orrore
« Ultimo post da AGH il Oggi alle 09:22 pm »

La fossa in cemento degli orsi a Sardagna, sobborgo di Trento. E' stata dismessa solo nel 1966

Quando sento il governatore Rossi (stra)parlare di orsi, con la sua sicumera fasulla, provo ogni volta un senso di nausea. Anche ieri a Radio24 ha sproloquiato su quanto siamo fighi noi trentini nella cura dell’ambiente e degli animali, vantando il fatto che il Trentino è l’unica provincia alpina italiana dove ci sono gli orsi.

Ma siamo davvero così fighi? Eravamo l’unica regione dove gli orsi autoctoni erano faticosamente sopravvissuti, nonostante lo sterminio e la persecuzione non tanto differenti che altrove, eppure li abbiamo lasciati tranquillamente estinguere. Un tardivo ripopolamento è stato affrontato sostanzialmente come una operazione di marketing. Finita male. Anzi malissimo: un disastro di immagine che sarà molto difficile da recuperare.

Se andiamo indietro nel tempo, la sensibilità ambientale era anche peggiore. Fino al 1977 in Piazza Dante a Trento viveva rinchiusa in un gabbione di pochi metri un’aquila, la tristemente famosa “Bepina”. In città sono stati reclusi orsi fino al 1994. Nel sobborgo di Sardagna altri due orsi sono rimasti rinchiusi in una fossa di cemento armato fino al 1996 (non nell’Ottocento!).

Ora la “Busa degli Orsi” è stata ristrutturata spendendo quasi centomila euro come sede di “eventi” e concerti, recitano entusiasti i comunicati stampa: ovviamente non una parola sugli animali che hanno vissuto in quel luogo anni di prigionia e sofferenza. Uno fu anche fucilato in gabbia perché era divenuto troppo aggressivo col compagno (1965). Oggi si direbbe che era problematico, ma la soluzione del problema allora è stata la stessa di oggi: una bella pallottola.
Altri orsi in gabbia erano a Riva del Garda e a Rovereto. Quest’ultimo morì nel 1977 e dall'autopsia fu individuata la causa della morte: un'ulcera perforata provocata da un grumo di carta stagnola nello stomaco, formatosi dagli involucri delle caramelle che i visitatori gli buttavano e di cui era ghiotto.

Alcuni esperti targati Pat hanno sostenuto che è stato giusto uccidere KJ2 perché imprigionarla sarebbe stato come torturarla. Eppure abbiamo a tutt’oggi un orso recluso nella buca malsana del Santuario di San Romedio per il sollazzo dei turisti, e altri nelle cosiddette aree faunistiche (Spormaggiore), che sono aree più grandi di una gabbia, ma pur sempre di prigioni si tratta. Per un animale che in natura si sposta decine di km al giorno, dev’essere un’esperienza terribile.

Altri orsi sono rinchiusi nel lager di Casteller, una specie di Guantanamo per orsi in salsa trentina, alle porte del capoluogo. Questi orsi dunque possono essere torturati, con la scusa magari che sono nati in cattivitĂ  o che dove stavano prima stavano peggio. Come siamo generosi noi trentini. Nessun esperto spende una parola, neppure di pietĂ , per lo sfruttamento della sofferenza degli animali ad uso turistico.

Col passare degli anni tuttavia, grazie a dio, la coscienza ambientale collettiva è migliorata: oggi non sarebbe più possibile tenere un’aquila o degli orsi in gabbia in città. Buona parte dei trentini reagirebbe con sdegno a questo orrore.
Mi piace pensare, anche se non mi illudo troppo, che tra 20 o 30 anni si proverà lo stesso orrore per l’assassinio deliberato di un’orsa che ha avuto il solo torto di difendere i suoi cuccioli.
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Fauna / Stampa responsabile del clima d'isteria sull'orso
« Ultimo post da AGH il Oggi alle 09:17 pm »
Dopo l'indegno articolo sulla donna aggredita in sogno dall'orso (!), ho scritto questa mail all'Adige, che NON ha pubblicato. Non c'è problema, ecco il testo.

"La stampa locale è tra i principali responsabili del clima d'isteria collettiva riguardo l'orso. Il quotidiano “L'Adige” in particolare si è tristemente distinto, e non da ieri, per una sistematica campagna di esasperazione degli animi. Qualunque fatto riguardasse l'orso, anche il più futile, era pubblicato con esagerata enfasi e titoloni strillati.

Il tutto per raccattare qualche click online e vendere qualche copia in più in edicola. Ritengo che il giornalista abbia però, oltre alla ovvia necessità di vendere la propria mercanzia, anche una responsabilità sociale (deontologia?). In un progetto così difficile come il ripopolamento dell’orso, in cui il Trentino si è coraggiosamente (o temerariamente?) impegnato, la clava mediatica e spregiudicata della stampa può avere effetti nefasti e determinarne un misero fallimento. Un fallimento che a ben vedere non giova a nessuno: al Trentino, ai trentini e infine anche ai poveri orsi, protagonisti loro malgrado di quella che è ormai diventata una tragica farsa.

Non saprei infatti come altro definire la rimozione di un’orsa che fa l’orsa, che difende cioè la prole da un'evidente intrusione. Tanto valeva mettere dei pupazzi se questa è la concezione che troppi trentini, a cominciare dai loro governanti, hanno degli animali selvatici.

Con la pubblicazione della notizia (sic) della donna finita all’ospedale perché “aggredita dall’orso in sogno” (!), si è davvero toccato il fondo. Il fondo del ridicolo e anche del giornalismo, che con questo genere di notizie offre uno spettacolo avvilente di se stesso. Un giornale serio dovrebbe essere un punto di riferimento, una fonte affidabile dove il lettore possa trovare notizie vere e non bufale o stupidaggini demenziali come questa. Se anche la stampa si mette a rincorrere le scemenze del web, è la fine.
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PS: alla luce della tragica fine di KJ2, ora si vede bene come il giornale L'Adige, sempre lui, stia facendo lo stesso giochetto, quello di soffiare sul fuoco, di "scaldare colla" come diciamo noi trentini: dando voce e spazio alle frange più estremiste e demenziali degli animalisti. Ebbene questo modo di fare informazione de l'Adige mi fa schifo. Non comprerò più una sola copia del giornale in vita mia: lo considero tra i responsabili morali della morte di Daniza prima e di KJ2 adesso. Invito chi non ha condiviso questa indecente campagna giornalistica a fare altrettanto.
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Alto Adige - Sudtirol / Re:[ORTLES] Punta di Lasa - Orgelspitze m 3305
« Ultimo post da radetzky il Oggi alle 05:47 pm »
Bella cavalcata di grande soddisfazione, brao !
Grazie x l'indicazione del vecchio maso...potrebbe tornare utile se hanno camere.
Colpo di c..o x il gipeto: la zona di massima densità è comunque vicina, nel Parco Nazionale Svizzero: sono stati gli svizzeri a reintrodurlo sia lì che nell'area del Gottardo una trentina di anni orsono ed ora qualche coppia, poche e comunque molte meno che le aquile reali, bazzicano anche tra SudTirolo ed Austria
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Comunicazioni / Re:Ettore ci ha lasciato :(
« Ultimo post da Pistacchio il Oggi alle 05:17 pm »
Rincresce molto anche a me, lo avevo conosciuto due anni fa in baita da kobang. A sui tempo mi aveva dato delle dritte per qualche giro nel marchigiano.
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Alto Adige - Sudtirol / [ORTLES] Punta di Lasa - Orgelspitze m 3305
« Ultimo post da AGH il Oggi alle 04:48 pm »

In vetta! Sullo sfondo Cima Vertana e Angelo Grande, con le vedrette dell'Angelo Grande e del Forno

Altra magnifica escursione in Val Martello, dopo la precedente a Punta delle Laste - Plattenspitze m 3422. Solito eterno trasferimento da PinĂ© fino al paese di Ganda, dove una tortuosa e stretta strada asfaltata ci porta fino al Maso Stallwies a quota 1953. Si tratta di uno dei piĂą antichi masi dell’Alto Adige, citato per la prima volta in un documento del 1332. Dal 1688 è di proprietĂ  della famiglia Stricker. Il maso è stato raggiunto da una strada solo nel 1978, che ha consentito l’ampliamento dell’attivitĂ  agricola a quella turistica, con ristorazione e stanze per gli ospiti. Il posto è isolato su un costone panoramico quasi a picco sulla val Martello, in un ampio  poggio naturale circondato da prati. Nei pressi c’è un mulino vecchio di 300 anni, ripristinato di recente.


Maso Stallwies negli anni '70

Maso Stallwies oggi

Col sentiero n 5 attacchiamo la lunga salita, prima per bel bosco di larici e pini cembri, poi per praterie alpine e costoni a balze ripide. Numerose sorgenti in quota (che ho mappato su OSM) permettono di fare rifornimento d’acqua. La pendenza è abbastanza sostenuta e aumenta nel tratto finale per raggiungere uno spettacolare altopiano di pietraie a quota 2900 metri.


La salita nel bosco con larici secolari

Si sale con pendenza modesta che però si accentua man mano che si sale di quota

Superata la fascia boscosa il panorama si apre...

...e la salita si fa piĂą ripida

Lo spettacolare altopiano roccioso a quota 2900

Si attraversano le pietraie in piano, per andare ad affrontare la rampa finale

Di qui inizia la salita piĂą faticosa per sfasciumi, ma senza particolari difficoltĂ  in quanto le pietre scistose piatte sono perlopiĂą stabili e offrono un appoggio abbastanza sicuro. Il sentiero sale tortuoso a zig tra le pietre e poi si impenna fino a raggiungere la cresta, quindi per traversone si arriva a elementari e brevi passaggi su rocce inclinate che portano in vetta alla Punta di Lasa - Orgelspitze 3305.


Verso la rampa finale alla cima

Attraverso l'altopiano roccioso

Sguardo verso le creste

All'attacco del sentiero verso la cima

Spunta l'Angelo Grande 3520 all'orizzonte

Valle di Sluder, dopo la cima scenderemo di qui

Ultime rampe verso la cima: sullo sfondo Angelo Grande e Vedretta del Forno

Nebbie gelide salgono verso la cima e oscurano la visuale verso est, mentre la vista sulla Val Venosta è grandiosa. A sprazzi si vedono bene anche Cima Vertana 3545, Angelo Grande m 3521 (fatto di recente), e sullo sfondo il Gruppo dell’Ortles.


Sguardo indietro dai pressi della cima

In vetta!

Squarcio nelle nuvole verso l'Angelo Grande e la Vedretta di Lasa

Dalla cima verso la Val Venosta

Verso la Palla Bianca

Panorama enorme sulla Val Venosta (foto Gf)

Vista verso Vertana e Angelo Grande

Aspettiamo un po’ in vetta approfittando degli squarci nelle nuvole per fare foto. Nonostante sia Ferragosto, abbiamo incontrato sì e no 20 persone. Nel primo pomeriggio, visto che le nebbie offrono solo brevi tregue, iniziamo la discesa verso valle. Scendiamo non dalla stessa via di salita, come fanno tutti, ma nel Vallone dell’Alpe di Schluder col sentiero 5A, ripido all’inizio ma poi più agevole. La valle è magnifica e selvaggia, scende per balze pratose sempre più ampie.


In discesa, vista verso la Punta di Sluder

Vista verso SE, dal Gioveretto a Cima Venezia

Discesa per il selvaggio Vallone di Sluder

Facciamo una sosta presso un piccolo specchio d’acqua, e qui rimaniamo a bocca aperta: all’improvviso appare nel cielo un maestoso gipeto! Con la sua enorme apertura alare di circa 3 metri (sembra un aeroplano!) volteggia rapido a ridosso delle rocce. Lo vediamo a più riprese, sbucare dai valloni e dai costoni, ma riesco a fare solo una foto, assai brutta perché è troppo lontano e contro le rocce, ma l’emozione è grandissima, non l’avevo mai visto!


La foto è bruttissima ma questo meraviglioso gipeto era troppo lontano per uno scatto decente, grande emozione comunque! 

Specchio d'acqua

Vista sul Gioveretto m 3439, salito qualche anno fa

Dopo questo bel “regalo” scendiamo ancora di quota, incontrando una bella vipera berus imbambolata sul sentiero, che però fugge via soffiando energicamente per nascondersi sotto  un sasso.  Raggiungiamo l’incantevole radura di Malga Sluder 2073, purtroppo scempiata in parte dalla presa di un acquedotto.


Discesa dall'Alpe di Sluder

Vipera berus

Zommata sulle montagne SE, dove spunta la piramide del Gioveretto - Zufrittspitze

Ma i brividi non sono finiti: un cartello ci avvisa che il sentiero è chiuso per manutenzione, anche se non riusciamo a capire quale di quelli che si incrociano in zona (scopriremo poi che è il n 34). Noi dobbiamo fare un lungo traversone per tornare a Stallwies, in caso contrario dovremmo scendere sul fondovalle della val Martello e poi risalire più a sud per riprendere la macchina, ergo altri 500 metri di dislivello “agratis”, una prospettiva che ci getta nello sconforto.


L'incantevole Malga Sluder

Il traversone finale attraversa per bel sentiero, pressoché pianeggiante, i costoni delle Frane di Sluder

Per fortuna il sentiero n 8 che attraversa “Le Frane di Sluders” (nomen omen) è magnifico e intatto, a parte qualche trascurabile piccolo franamento. Rientriamo quindi felicemente al Maso Stallwies, dove ci concediamo una merenda con uno squisito tagliere di affettati e formaggi, accompagnato da una bella birra fresca. Giornata conclusa splendidamente, con un giro magnifico in definitiva piuttosto facile, a parte l’alta quota. Sviluppo 14 km, dislivello 1350 metri.


Ghiotta merenda a Maso Stallwies

Il percorso
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Comunicazioni / Re:Ettore ci ha lasciato :(
« Ultimo post da bandurko il Oggi alle 02:11 pm »
Anch'io sono venuto a conoscenza dell'incidente questa mattina e ho subito temuto fosse lui. Non lo conoscevo ma era parte di questo gruppo meraviglioso e avrei voluto conoscerlo al raduno. Ora da Pala delle Buse vedo in lontananza le cime da dove ci ha lasciato. Un pensiero di pace a tutti i suoi cari.

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Comunicazioni / Re:Ettore ci ha lasciato :(
« Ultimo post da angela il Oggi alle 02:01 pm »
Io ho colto oggi la notizia, e dalla descrizione sommaria ho pensato subito a lui....noto con dispiacere di aver avuto ragione; non ho avuto il piacere di incontrarlo di persona, ma faceva comunque parte della mia cerchia. Colpisce molto l' idea che di sicuro si sia inciampato banalmente....come puo' capitare a tutti del resto....
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Escursioni estive in Trentino / Lagorai, sistemazione sentiero n 343
« Ultimo post da Selig il Oggi alle 01:00 pm »
ieri pomeriggio tardi sono andata a far due passi al rifugio sette selle...
con mia sorpresa il sentiero n.343 era chiuso al passaggio... infatti hanno risistemato il sentiero, rifatto il ponte e le "canalette"... un signor sentiero adesso!
era da tantissimo tempo che non salivo di là e mi è piaciuto davvero moltissimo: nel tardo pomeriggio la luce è davvero meravigliosa, i profumi sono più intensi... ho visto anche due caprioli con il manto marrone-rosso che si rincorrevano nei pressi dei baiti del laner: bellissimi!
1: ponte rifatto
2,3,4 sentiero 343
5: divieto
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Escursioni estive in Trentino / Re:Traversata delle creste del Carè Alto
« Ultimo post da Alan il Oggi alle 12:32 pm »
La cresta sud-ovest a mio parere (quella che passa dal bivacco segalla per intenderci) è più semplice della est...
Infatti il bivacco era stracolmo sabato... Tanti salgono dalla val di fumo e preferiscono spezzare la salita in due giorni...
Cacchio.... che bello... sarebbe bello provarla allora
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