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Veneto / Re:Catena delle Tre Croci e Cima Carega
« Ultimo post da Jader il Oggi alle 10:05 am »
Sto cercando di completare le Piccole Dolomiti (mancano ancora una decina di cime) e leggendo le avventure di Trabuccone vedo che abbiamo fatto lo stesso giro tra Lobbia e Gramolon e mi chiedevo se avesse (o qualcunaltro pure) tentato la salita al monte che divide i due, il monte Laghetto.
Io sono partito da Campofontana prendendo tutte le cime della Lobbia ma dovendo rinunciare al suddetto monte a circa 50m dalla vetta.

Dal passo della Scagina, vicino ad una croce nera di commemorazione ad un partigiano, parte una traccia abbastanza visibile che va verso il Laghetto ma che si perde a tratti fino a sparire letteralmente a circa 100m dalla cima tra folta vegetazione e una fortificazione di mughi; io, sottovalutando il sentiero ero in pantaloncini e scarpe da trail basse e alla terza vipera incrociata in pochi metri (viste tutte e tre per botta di..fortuna), decido di rinunciare.

Il monte dal passo presenta una strapiombante parete rocciosa mentre da sud (dove gira la traccia) il pendio √® ripido e boscoso, se non fosse appunto per la ripidit√† sarebbe da provare in invernale evitando quindi le serpi ma la traccia √® molto antica, divorata perlopi√Ļ dalla vegetazione, quindi con neve si rischia di perdere la via giusta.
Mi chiedevo se qualcuno era salito mai su questa sommità? :)

Approfitto pure per chiedere, visto che manca anche lei all'appello, se qualcuno ha mai fatto la cima sopra il rifugio Bepi Bertagnoli (punto d'attracco per le ferrata al Gramolon), ovvero la Bella Lasta; al di sotto passa un sentiero (202) ma non ce traccia o relazione che parli di una via per la vetta, so solo che da nord, come per la limitrofa cima Mesole, ci sono vie di roccia mentre da sud via 202 la Mesole è raggiungibile con facile camminata...chiesto al rifugio e non mi sanno dare dritte..qualcuno è arrivato su La Bella Lasta?
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Riprendo questo post :)
L'idea era di salire (e scendere con impianti) a Rosetta e Vezzana via 716, stavo guardando se conveniva il sentiero a ritroso (vedi foto big aerial sotto) ma vedo che il dislivello dal giro ad anello di AGH cambia di molto poco :o ma lo fare ugualmente se l'idea sotto risulta fattibile.

La domanda in questione comunque era un'altra, vedendo dall'app gps il 716 interseca col 706 (vedi foto topografica sotto) e quindi il limitrofo bivacco Fiamme Gialle anche se l'app non segna la traccia, √® il punto d'attacco per il Cimon della Pala. √ą impensabile fare Cimon e Vezzana in unica botta con la deviazione 716/706? L'app non leggendo la traccia non riesce a darmi una stima di tempo, tantomeno di "fattibilit√†"!
https://imgur.com/a/433iL
Grazie :)
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Materiali e tecnica in montagna / Re:Maledetti bastoncini che non si fissano
« Ultimo post da AGH il Oggi alle 08:30 am »
Infatti i prossimi saranno con la chiusura a leva, questi a vite mi hanno rotto le scatole...
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io ho Leki con sistema di blocco Speed Lock (quello fatto a pinza) e vi garantisco che alle volte, se sono in giornata NO per le ginocchia, si fanno lunghe discese con tutto il mio peso addosso, senza mollare di un millimetro, in pi√Ļ sono pi√Ļ veloci da montare/smontare rispetto a quelli classici
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Fauna / Re:Bollettino zecche in Trentino
« Ultimo post da AGH il Oggi alle 08:14 am »
Grazie, sarebbe interessante capire se funziona davvero.

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Molto bello e interessante, come sempre. Complimenti. Sono zone che conosco  poco, dovr√≤ provvedere prima o poi, chiaramente con qualche giro pi√Ļ modesto. Parli di tratti innevati e lucciole, in che periodo hai fatto questa escursione?

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Ti compri una coppia di Leki in carbonio e vai tranquillo, in pi√Ļ hai anche un' altra funzione gratis: quando c'√® un bel temporale hai un ottimo parafulmine, basta tenerli dritti sopra la testa ;D
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Bellissimo Agh, bravo! Ci sono passato il giorno dopo come sai, con qualche nuvole in pi√Ļ.. Vedremo le foto se sono davvero pi√Ļ interessanti  ;D ... Spettacolare il Catinaccio nonostante l'affollamento della zona!
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Splendida traversata nel selvaggio Adamello meridionale tra infinite pietraie e vette dimenticate. Il progetto iniziale era di calcare diverse cime che chiudono l'amena val Breguzzo ma, avendo poi perso tempo alla ricerca dei passaggi sulle creste, mi sono accontentato di solo due elevazioni.
Dopo una notte di lavoro, giungo alle 8.30 in valle. Lascio la macchina nel parcheggio del parco avventura dove inizia la stradina per la Val d'Arnò: seguo l'asfalto per diversi chilometri fino al divieto di transito. Da qui la strada diventa presto mulattiera e passa vicino ad un'estetica cascata dove non esito a rinfrescarmi un pò visto il caldo già soffocante.


Cascata di Maggiasone

Dopo un tratto ripido, si perviene alla meravigliosa piana dove ha sede la Malga Maggiasone


Malga Maggiasone e Passo del Frate


Piccolo Baito con Craper Vac sullo sfondo

Da qui si vede già chiaramente lo spettacolare Passo del Frate, formazione rocciosa che, come il fratello orientale in Lagorai, ricorda la sagoma di un frate incappucciato. Proseguo dunque tra bellissimi rododendri in fiore fin sotto la rampa che precede il passo.


Sguardo indietro alla Val d'Arnò

Una volta giunto alla prime rocce, si nota subito il particolare contrasto geologico presente: tutta la dorsale che dal passo sale alla Cima La Uccia è di roccia bianca, calcarea, un'isola bianca in mezzo allo scuro granito che contraddistingue l'Adamello. Il sentiero segue una fessura piuttosto impervia che richiede spesso l'uso delle mani.


Sotto il Passo del Frate, la fessura sulla sinistra

Facendo attenzione ai sassi presenti, si sale ripidamente passando anche da una piccola galleria fino al passo dove la vista si apre verso la Val di Fumo e le sue vette.


Il Frate

Interessanti i reperti della guerra presenti, tra cui spiccano delle incredibili scalinate intagliate nella roccia. Seguo proprio queste per iniziare la salita alla Cima La Uzza


Scalinate intagliate nella roccia calcarea

Il pendio diventa erboso e piuttosto ripido, solo qualche paletto indica la vaga traccia. Favolosi gli scorci vertiginosi verso la valle sottostante e l'impervio Monte Corona


Il Monte Corona

Dopo una lunga e faticosa ravanata sull'erba alquanto scivolosa, esco in cresta poco sotto la vetta: la visuale si apre sul catino della Valbona e la relativa cima


Cima di Valbona

In breve raggiungo la sommità di Cima La Uzza (o la Uccia come definita sul libro di vetta) ricca di reperti di guerra e dove parte una vertiginosa mulattiera che ho intenzione di percorrere per portarmi in direzione di cima Maggiasone.


Cima La Uzza con il Carè Alto sullo sfondo

Intraprendo il sentiero di guerra ma mi rendo conto che non √® cosa facile: in molti punti √® franato completamente lasciando posto a scoscesi ed espostissimi passaggi. Dopo vari tentativi, alcuni dei quali mi hanno portato in cresta, dentellata e difficile, mi arrendo e torno a La Uzza. Le possibilit√† che rimangono sono 2: tentare la cresta  sud-ovest per poi tagliare, appena possibile, verso la pietraia sottostante o seguire il sentiero 262 che cala di molto verso l'ingresso della Valbona. Ho gi√† perso tempo e mi ci vorrebbe un'eternit√† a percorrere il sentiero in discesa; opto dunque per la cresta, inizialmente piuttosto stretta ed esposta, poi  larga e sicura nel tratto intermedio.


Cresta sud-ovest di Cima La Uzza

Giunto ad un punto pianeggiante, guardo la carta e comprendo che il versante sulla mia destra dovrebbe essere meno scosceso. Tento dunque una digressione piuttosto azzardata lungo un ardita cengia alquanto esposta e franosa. Con estrema calma, togliendomi anche lo zaino in certi punti, riesco a giungere alla base della parete dove posso finalmente tirare il fiato.


La cengia percorsa

Dopo un breve riposo mentale, mi preparo psicologicamente a percorrere l'interminabile pietraia, priva di sentiero ovviamente, in direzione della Cima Valbona.


La pietraia verso cima di Valbona

La progressione è penosamente lenta. Questo terreno, tipico dell'Adamello, è infido e non permette di sbagliare pena qualche rovinosa caduta tra i sassi. Interessanti invece i reperti di guerra sparsi un pò ovunque: c'è tutta una lunghissima recinzione di filo spinato che costeggia il mio percorso. Per curiosità, mi porto anche nei pressi della piccola forcella dove, in primavera, si passa per la via scialpinistica alla Valbona, visitata appunto ad Aprile.


Filo spinato alla forcella

Continuo dunque in direzione della Vabona, per regolare il conto in sospeso con questa agognata cima (con gli sci non ce l'avevo fatta).


Sguardo indietro a Cima La Uzza

Finalmente sono alla base della vetta e qui arriva un altro difficile dilemma. La salita si pu√≤ effettuare, con la neve, da tre canalini: il primo pare davvero troppo scosceso e con salti di roccia, il secondo √® quello che tentai in primavera. Decido di provare, seguendo anche qualche ometto presente nel canale ma il passaggio per vincere il tratto pi√Ļ ripido √® piuttosto esposto e un errore risulterebbe fatale. Scendo e tento il terzo canale, in prossimit√† della cresta che chiude la Valbona: anche qui √® presente qualche ometto e, passata una placca in traverso non troppo esposta, mi congiungo ad uno sperone un p√≤ aereo che, con breve arrampicata, conduce al plateu (si fa per dire, tutto pieno di sassi scomodi) della vetta. Infine giungo alla minimale croce dove posso far spaziare lo sguardo in direzione della spettacolare cresta nord e il Car√® Alto.


Sguardo verso nord dalla Cima di Valbona

Il tempo non è dei migliori e decido di ritirarmi in fretta anche perchè inizia ad essere tardi. Continuo con il mio progetto: giunto alla base del canale, scendo sotto la cresta ovest al fine di intercettare il sentiero 249 per poi portarmi in direzione delle Porte di Danerba. Con digressione spesso non facile sul solito terreno franoso, incrocio il sentiero.


La discesa sotto la cresta

Lo percorro un poco fino a trovarmi ad un enigmatico bivio: scendendo ancora si va al Passo dei Reticolati mentre, risalendo di poco verso la cresta, c'è una variante con scritto solo "difficile". Tento dunque la variante difficile e, scavallata la cresta, inizio la digressione su terreno a dir poco pericoloso: è tutto estremamente franoso ed esposto, i segni sono completamente spariti. Piuttosto preoccupato, decido di tornare su, cosa assolutamente non facile in quanto il fondo mi frana sotto i piedi buttando già sassi all'apparenza incastonati nella ghiaia.
Torno al bivio e stancamente scendo quel tanto che basta per intercettare il Passo dei Reticolati: se la variante difficile si è presentata alquanto impossibile, la "normale" è tutt'altro che una passeggiata. Il terreno frana mostruosamente e l'unica differenza con l'altra è che la pendenza è minore. Passo anche un paio di nevai insidiosi e ripidi, cadendo numerose volte. I segni sono quasi assenti, ci vuole davvero occhio e pazienza e con calma giungo in fondo. Lancio uno sguardo alle Porte di Danerba, sono ancora incredibilmente lontane e un deserto di frane mi divide dal prossimo obbiettivo.


Le Porte di Danerba in lontananza

I segni ci sono ma ovviamente si districano lungo la pantagrueliche sassare e procedo con estrema lentezza complice anche la stanchezza. Un poco accentuato crinale divide questa landa desolata in due: mi fermo e do uno sguardo indietro.


Cima di Valbona alle spalle

Finalmente i segni portano in risalita verso le Porte, il sole è ormai basso all'orizzonte e devo dare fondo alle poche energìe rimaste. Ultima tirata, ultimo ruzzolone su l'ennesimo pietrone falsamente fermo e sono alle Porte di Danerba dove ha sede uno spettacolare fortino della Prima Guerra


Il fortino alle Porte di Danerba

La luce cala ulteriormente, ormai il sole è dietro ai crinali ovest: devo correre un pò in discesa, il terreno è migliore sebbene non esista un reale tracciato nemmeno qui. Il sentiero non scende in Val del Vescovo subito ma si tiene alto prima di calare ripidissimo nel fondovalle ancora molto innevato. Alternando tratti pericolosamente scoscesi a tratti pianeggianti, giungo ad una idilliaca piana ormai al crepuscolo


Ultime luci

Il sentiero non molla nemmeno qui, la traccia √® davvero esile e talvolta invisibile: un ultieriore risalto scosceso conduce al Pian di Redont dove si incrociano altri sentieri e infine la mulattiera che scende al Trivena. Da qui, frontale in testa, la digressione √® finalmente facile e chiara: posso permettermi di tenere un passo svelto e in meno di mezz'ora giungo al Rifugio Trivena che sono ormai le 10.20. Mi concedo una veloce Coca, un saluto ai gestori gi√† conosciuti a Maggio e poi gi√Ļ per la stradina che scende in Val Breguzzo. Mi godo con calma questo tratto per contemplare la meravigia delle decine di lucciole che mi vorticano attorno, uno spettacolo unico! Giunto al parcheggio di Breguzzo, percorro l'ultimo chilometro su asfalto fino alla macchina. Sono le 23.10.

In conclusione posso dire che  queste zone sono davvero selvagge ed interessanti: chi √® mediamente allenato pu√≤ permettersi di visitare i remoti versanti meridionali dall'Adamello, a torto meno blasonati delle grandi vette che spiccano nel gruppo.

Dislivello: 2400 metri
Sviluppo: 30 Km

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Materiali e tecnica in montagna / Re:Maledetti bastoncini che non si fissano
« Ultimo post da AGH il Ieri alle 08:50 pm »
In realtà io uso quasi sempre da anni dei bastoncini fissi della Trab (quelli da scialp), molto robusti. Però in ferrata ovviamente sono un impiccio non da poco, allora ho tirato fuori i Gabel che però purtroppo hanno questo fastidioso difetto...
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