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Grazie! Prevedo per i primi di agosto (quando la donna e "fora dai bai" e quindi posso salire la sera prima a malga Mare).

Seguivo un post su facebook in merito all'incidente sul Cevedale (che ti confermo AGH essere avvenuto sulla via del Casati)...è partita na polemica su chi dice che sia meglio salire sui ghiacciai ad inizio stagione quando i crepacci sono colmi di neve e chi a fine stagione, quando sono evidenti ed è presente solo ghiaccio stabile, quindi facilmente evitabili...376 messaggi fino a poco fa con parolacce partite dopo il decimo mess!!!!
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Senza fare tanti km, consiglio senz'altro le Tre Cime partendo dalle Viotte (4 min di auto da Vason), potete fare le 3 cime insieme (traversatina, con qualche tratto attrezzato non difficile ma un po' esposto) oppure la più semplice che è il Cornetto.
Sempre partendo dalle Viotte, la facilissima passeggiata sulla cimotta della Rosta offre grandi panorami
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Dolomiti di Brenta / [BRENTA] Cima S. Maria m 2675
« Ultimo post da kobang il Ieri alle 09:50 pm »
Riprendendo il tema delle cime solitarie,questa è la volta di Cima S.Maria 2682 m. nel Gruppo di Brenta.
Con Charly,Rudy ed Ale arriviamo poco sopra Cavedago sulla strada per Malga Dagnola;fortuna vuole che in occasione della festa degli allevatori a Malga Spora,oggi la forestale è aperta:sono 3,5 km di noiosa e faticosa salita risparmiati!
Parcheggiamo all'imbocco del sentiero per Malga Spora che si inoltra nella dirupata valle sovrastante la Selva Piana ed il Rio Sporeggio.
Superiamo veloci vari gruppetti diretti alla Spora per giungere al bivio che ci porterà all'ex Malga Cavedago.
Questo tratto costeggia imponenti salti rocciosi e altre ripidissime e lisce pareti lo sovrastano (a tratti cordino di sicurezza)

Qui a sinistra si prosegue verso malga Spora e a destra si va al Baito Cacciatori di Spora ed ex Malga Cavedago.


Verso la Val dei Cavai con il Baito Cacciatori di Spora


Percorriamo la Val dei Cavai,solitaria e molto bella


Solo i fischi delle marmotte ed il volo di un rapace interrompono la quiete assoluta di questa lunga valle.
Alle spalle si scorge il Piz Galin,nostra meta recente.


Alta Val dei Cavai,verso la Sella del Montoz


Il cielo è a tratti minaccioso,ma confidiamo sul meteo del Dolomiten,un "vangelo" per Rudy (!) che garantisce assenza di pioggia.
Peccato per la modesta vista sui panorami,in compenso con sole forte in queste zone se ne esce arrostiti...
Alla sella del Montoz si apre davanti a noi il percorso verso Cunevo,alla nostra destra inizia la salita verso i merletti rocciosi che vanno dal M .Corona  al Croz del Re,con un bel percorso in cresta.Giro che faremo prossimamente.
Il sentiero verso Cima S. Maria,o meglio le labili tracce ed i segni ormai scoloriti,ci portano verso sinistra su terreno sassoso,rocce erose,tracce di nevai da poco estinti,brutta evidenza del clima che si surriscalda.
Per fortuna estese fioriture di edelweiss,nigritelle ed una miriade di classiche piante di quota ci rallegrano con i loro vividi colori.


Stelle e crozi




Una ripida rampa ed un canalino da arrampicare facilmente ci portano sulla innominata quota 2513m. che sovrasta la Sella del Montoz.
Nel canalino roccioso stavo per assicurare Maya perchè il passaggio è espsto,ma lei mi ha dato uno sguardo ed è partita con gran raspare di unghie sulle roccette ed in un attimo era su ad aspettarci tutta soddisfatta!!





Lasciato questo rilievo e ridiscesi i pochi passaggi rocciosi,riprendiamo il cammino verso Cima S.Maria,prima su cresta prativa fioritissima,poi su estesa sassara fino alla vetta,segnalata da piccola immagine della Madonna.





L'instancabile Maya


e le coccole di rito sulla vetta...


Sostiamo in attesa che bautte e calivi ci lascino vedere le meraviglie circostanti,ma solo a tratti la visuale si apre su questo magico mondo di calcare.
Riusciamo a buttare uno sguardo verso il Passo della Gaiarda:



scendendo circa 400m e risalendone ad occhio 200 potremmo raggiungerlo e da lì scendere su Malga Spora realizzando un interessante anello.
Non esistono tracce evidenti e la visibilità così incerta ci impedisce il tentativo;pazienza,ci riproveremo.
Riprendiamo il cammino a ritroso,ma dopo il Baito Cacciatori,deviamo verso Malga Spora,adagiata sull'incantevole piana erbosa.







La festa è ormai finita ed i nonesi,fedeli alla loro proverbiale generosità (!!!) non ci propongono nemmeno un sorso di birra;ad ogni modo la deviazione meritava per il particolare paesaggio.
Qui la traccia su mappa


Ancora una volta gli angoli meno battuti delle nostre montagne riservano belle sorprese ed emozioni,a prescindere dalla rilevanza tecnica delle cime salite.
Sono luoghi dalle memorie intatte,non contaminate dalla frequentazione di massa,una finestra sul recente passato di montagne dove l'uomo saliva solo per le dure incombenze del lavoro.











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Ciao a tutti! Innanzitutto complimenti per questo forum, pieno di informazioni utilissime!

Mi sembra il posto ideale per chiedere un consiglio: il prossimo weekend io e il mio ragazzo passeremo una notte a Vason, nella provincia di Trento.
Ci potete consigliare qualche bella passeggiata, anche più impegnativa, che potremmo fare? Saremo automuniti, quindi non sarebbe un problema raggiungere zone anche un pò fuori mano nell'arco di qualche decina di km.

Grazie in anticipo per qualsiasi consiglio! Un saluto
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Sono andato l'ultima volta sullo zufall l'anno scorso, questa è una foto fatta con il cello.
Fino ad alcuni anni fa si attraversava in cresta, ora si sono scoperte quelle rocce che si vedono nella foto, quindi o si intrapprende un molto arioso passaggio su roccia (molto ;D), oppure come fanno i più, ci si abbassa su ghiacciaio e quindi ci si espone ai normali pericoli che comporta. In entrambi i casi è preferibile prevedere imbrago corda e ramponi.
Ti posso dire però che se vai in questo periodo l'attraversata è super frequentata e la traccia sarà senz'altro evidente e ben battuta.
Durante la salita sullo zufall può capitare di dover passare su ghiacciaio ma sono tratti in piano semplici che costeggiano le rocce.
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L'ultimo incidente sul Cevedale però da quanto mi risulta è accaduto sul versante verso il rifugio Casati. L'ho fatto tantissimi anni fa con gli sci (salendo da Solda) e in effetti era una salita piuttosto semplice. Ma all'epoca il ghiaccaio presentava pochi rischi. La traversata invece dallo Zufall al Cevedale dal lato sud è diventata rognosa per il ritiro del ghiaccio, con molti crepacci da attraversare
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Perfetto, quello che intendevo...
Il Cevedale si, se pur tra i piu semplici...è di qualche giorno fa l'ultima disgrazia :(
Grazie
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Lagorai - Cima D'Asta - Rava / [LAGORAI] Cima Coltorondo m 2530
« Ultimo post da pianmasan il 24/07/2017 21:34 »
L’escursione di cui vi parlo è una delle più frequentate del Lagorai.
La possibilità di salire con l’automezzo a malga Valmaggiore rende il dislivello accettabile ad ogni buon camminatore, i pittoreschi laghetti che il percorso accosta ed avvicina danno un tocco scenografico al paesaggio, le difficoltà, infine, sono elementari. Noi l’abbiamo resa solo un pochino più impegnativa aggiungendo la salita, comunque non banale, alla cima del Coltorondo, 2530 m.
La bella mulattiera militare che sale dalla Valmaggiore verso malga Moregna è piuttosto ripida e sconnessa, altrimenti che mulattiera sarebbe?  ;D


Dopo aver attraversato la verde radura della Busa dei Slavazi


raggiungiamo gli aperti pascoli di malga Moregna.
Breve sosta senza poter visitare il bivacchetto (ci dorme una comitiva)


e avanti fino a superare la Corona delle Pozze.


Da qui parte verso sud-est la lunga dorsale di c. Moregna. Appare in basso il lago delle Trutte


e noi giriamo decisamente a est, imboccando il vallone del lago Brutto.


Subito incombe l’alta forcella Moregna ed il cupo lago ne riflette nitidamente il profilo.


Questo è il tratto più ripido e faticoso dell’escursione. Sentiero ben segnato, anche da numerosi ometti, ma fondo molto irregolare: chissà quante valanghe hanno spazzato quel pendio.


La forcella è accarezzata da uno zefiro che invita ad indossare la felpa. A nord il ripidissimo pendio erboso che muore ai roccioni terminali della Moregna, a sud la traccia che conduce al Coltorondo. Qui cominciamo a salire. Sotto le prime rocce, guidati da ometti (e dalla indicazioni di Agh che mi ha rinfrescato la memoria) aggiriamo sul versante nord – lato lago Brutto – il fianco della montagna: qui il sentiero è leggermente esposto ed è il tratto più impegnativo. Si giunge sotto un marcato cocuzzolo


senza toccarne la tondeggiante cima: è una specie di anticima del Coltorondo, ben visibile anche dal basso. Passando nei pressi di una fortificazione,


attraversiamo in leggera discesa sotto un’ampia forcella di cresta,


per arrivare alla base del versante nord del Coltorondo.


Si guadagna senza grosse difficoltà la cima con la sua croce sbilenca


lungo un’ancora eccellente scalinata di pietre sovrapposte, lavoro magistrale. Brevi tratti di sentiero pianeggiante raccordano le rampe della scala.






Il tempo uggioso non permette soste prolungate. Con attenzione e passo misurato scendiamo alla forc. Moregna.




Caliamo ora a est verso la testata della Valbona. Avevo messo in preventivo un rientro lungo questa valle ma i miei compagni di escursione (figlia e moroso) intendono proseguire fino alla forc Valmaggiore. Pensiero: verrà un giorno nel quale sarò io a dire se intendo allungare o accorciare…
Valbona, con frana sul fianco sinistro


Passiamo sotto cima e forcella Valbona,


aggiriamo il tormentato versante nord di c. Valmaggiore,


superiamo la forc. del Doss Caligher (da qui parte il sentiero segnato che scende in Valbona)


 e con breve risalita siamo al biv. Paolo e Nicola. Non troppo traffico, tempo grigio, venticello che sparpaglia le nuvole.

Pian col sachet del pan.


Il dislivello negativo che ci separa da malga Valmaggiore è inversamente proporzionale alla temperatura, più cala quello e più cresce questa. Come si stava bene su creste e forcelle!
Decine di macchine nel parcheggio e tavoli affollati alla malga ci accolgono all’arrivo. Come si stava bene al bivacco Paolo e Nicola!
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Io ho fatto Malga Mare - Rif. Larcher - passo Forcola - Zufall seguendo sempre la cresta, quindi travesando 50 metri di ghiacciaietto quasi in piano, il resto sempre su rocce. Non ho traversato al Cevedale perché pericoloso
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