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Fatto qualche anno fa ... proprio lo stesso anello.

Bella gita, ma fatta dalle mie zone in giornata ... si sta buona parte della giornata in auto  :-\
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Racconti di montagna / Re:Il racconto di una valanga
« Ultimo post da AGH il Ieri alle 08:27 pm »
Io ho smesso quasi del tutto di fare scialpinismo negli ultimi anni perché ho paura di farmi male e perché mi sono reso conto che di valanghe non ne so abbastanza. Questo peraltro l'avevo capito da un corso che io stesso avevo organizzato parecchi anni fa, con l'esperto di valanghe Gigi Telmon, che ci fece due giorni di lezione molti istruttivi (uno di teoria e uno di pratica). Ci fece capire  insomma, anche a quelli che si credevano più "esperti" perché da anni andavano in montagna, quanto poco in realtà ne sapessimo.

Riguardo l'Artva, pala e sonda, è vitale saperli usare a menadito e tenersi costantemente allenati, perché in caso di travolgimento di un compagno/a lo shock emotivo è fortissimo, e solo una grande pratica permette di fare le operazioni di autosoccorso "in automatico" e con la massima efficienza, senza farsi travolgere dal panico.

Sottolineo inoltre che l'autosalvataggio con artva, pala e sonda, è davvero l'ultima spiaggia perché non di rado la valanga ti uccide sul colpo.
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Si
sempre un po' lontani da raggiungere...
ma meritevoli per una gita...
 :)
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Racconti di montagna / Re:Il racconto di una valanga
« Ultimo post da piesospinto il Ieri alle 06:25 pm »
Letto tutto d’un fiato...emozionante e istruttivo!
Sicuramente ce stata fortuna ma anche la tua preparazione è stata fondamentale!
Più che di preparazione direi che è stata capacità di mantenere una calma sufficiente.
Sono in materia un perfetto dilettante, che al massimo fa una prova ARVA all'anno, ma ovviamente in condizioni ideali. Inoltre le prove finiscono col ritrovamento strumentale, mai che si faccia sondaggio e scavo (ma quest'anno rimedierò). Quindi non posso lontanamente dire di essere preparato.
Integrando anche quanto osservato da simonegirar e Xtreme, posso dire che solo mettendo insieme a posteriori tutti i pezzi di quanto accaduto mi sono reso conto di un paio di cose:
- che tante piccole perdite di tempo (che siano dovute ad errori o no) assommate fanno perdere complessivamente tanto tempo
- che comunque, ritardi o no, il tempo necessario a raggiungere e liberare la bocca di una persona è tantissimo.

E quindi sì, sono convinto che nel mio caso c'è stata anche fortuna, e non poca.
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Ho dato un'occhiata alle foto segnalate dai link. Che belle foto e che bei posti!
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Ho anche la stessa foto dei prati della val Aurina.
Sembra "Aguzzate la vista" della settimana enigmistica! Pensa che io ne ho due identiche, una fatta da me e una da mia moglie all'insaputa uno dell'altra. Si vede che era proprio un posto magnetico ;)
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Anello del Monte Penna, tra boschi compatti e irti sentieri


Da Rezzoaglio (raggiungibile dalla costa dall’uscita autostradale di Chiavari), si sale x Amborzasco e oltre. Si lascia auto nell’ampio parcheggio della Casa forestale del  Penna (1387 m), dove ora sorge un nuovo rifugio, appena aperto.

Il monte Penna è una bellissima montagna in val d'Aveto, con estesi boschi alla sua base, mentre, nella parte alta,  appare roccioso e dirupato. La salita si sviluppa lungo un sentiero che, nella parte finale, è un po' aereo e attrezzato con catene (per maggior sicurezza), ma in realtà privo di vere difficoltà, essendo abbastanza largo. L'unica accortezza, logica ma da ribadire, è che va affrontato “solo” con tempo asciutto e nella bella stagione. . . Il ritorno, invece, è abbastanza semplice, immergendosi nuovamente in un fittissimo bosco. Purtroppo, l'accesso in auto è molto faticoso (con una serie infinita di curve) e lungo (circa 2h da Genova), pur nella brevità dei km percorsi, un centinaio. . .

Periodo migliore consigliato:  maggio, giugno, settembre, ottobre; in piena estate solo quando non fa troppo caldo...

Dal piazzale, si retrocede qualche metro fino a virare a sinistra per addentrarsi in folto bosco. Si devia a destra  in corrispondenza di un cartello indicatore per il lago e si prosegue quasi in piano; si giunge da un guado. Qui NON ci sono altri cartelli e la presenza di segnali tutti uguali fa perdere la deviazione a sinistra. Sbagliando, quindi, si continua dritti fino a rivedere la strada di accesso... tornando indietro per la stessa via, si nota che una marcatura (uguale all’altra) sale accanto al rio e si comprende che bisognava prenderla... trovando il laghetto in un paio di minuti... ora, invece che tornare indietro si continua, sempre con lo stesso simbolo che si ricongiunge alla via di accesso al laghetto (ma assolutamente non visibile dal percorso dell'andata...). Da qui si va a destra e in pochissimo si rivede il cartello del bivio (totale deviazione circa 15 minuti - più altri 15' perchè sia era persa la deviazione). Lo sperduto laghetto del Penna è di origine glaciale e normalmente ha una profondità max di circa 1m / 1,5m, ma, dato che il periodo è stato asciutto, risulta molto poco profondo. Ritornati sulla via di salita principale, si rimonta il bosco fittissimo. Si dice che Ernest Hemingway, passato da qui per pescare le trote, abbia affermato che fosse “la valle più bella del mondo”, difficile dargli torto... Si incontrano un paio di bivi e si continua, fino all’inizio del punto difficile (1h05 dalla partenza). Si sfiora l’ardito Torrione del Pennino  e c'è una bella vista sul vicino monte Tomarlo 1622 m. La salita ora diventa interessante (un po' aereo e attrezzato con catene, per maggior sicurezza, ma in realtà privo di vere difficoltà, nella bella stagione, essendo abbastanza largo) e solo un ultimo passaggio, quando si piega, improvvisamente, a sinistra è un po' più difficile. Servono circa 30’ per arrivare in vetta. Dalla cima del Penna (1735 m), c'è una statua della Madonna, una cappelletta e un parafulmine. Spicca, poco lontana, la piatta sommità del monte Aiona e la diga sul Taro, con un panorama vastissimo.
Dopo una pausa in vetta di più di 1h, si riparte immergendosi tra un mare di alberi... In 30’, si arriva dal passo Incisa (dove dovrebbe esserci un cippo di confine del XIX Sec.  – però... non visto…)  e con altri 25' si ritorna all'auto (tot. rit.  55’). In definitiva: bella e fresca giornata per un giro breve ma intenso, in tutto 2h30  A e R per 350 mt di disl. - Diff. andata EE, ritorno E  + tutte le pause x vedere i vari luoghi che si incontrano

Al rientro in auto ci si è fermati dalla Pasticceria Galletti (una eccellenza del nostro entroterra - Ortigaro, Favale di Malvaro tel.: 0185 975000  email: info@pasticceriagalletti.it ) per fare un po' di acquisti... uno spettacolo per il palato...

Se volete, alcune immagini e un Pdf con molte foto e didascalie informative, sono disponibili ai link sotto riportati

Foto gita:
http://cralgalliera.altervista.org/AnelloPenna017.pdf
http://cralgalliera.altervista.org/altre2017.htm

scatti singoli, in parte diversi dal pdf:
http://www.cralgalliera.altervista.org/1707A0ForestaPenna.jpg
http://www.cralgalliera.altervista.org/1707A1ForestaPenna.jpg
http://www.cralgalliera.altervista.org/1707A2ViaDiffxPenna.jpg
http://www.cralgalliera.altervista.org/1707A3ViaDiffxPenna.jpg
http://www.cralgalliera.altervista.org/1707A4ViaDiffxPenna.jpg
http://www.cralgalliera.altervista.org/1707A5VettaPenna.jpg
http://www.cralgalliera.altervista.org/1707A6PanoramaDaPenna.jpg
http://www.cralgalliera.altervista.org/1707A7PanoramaDaPenna.jpg


 NB: in caso di gita, verificare, sempre, con FIE, Cai, eventuale Ente parco o altre Istituzioni, pro loco, ecc., che non ci siano state variazioni che abbiano aumentato le difficoltà! Si declina ogni responsabilità. Il presente testo ha solo carattere puramente indicativo e non esaustivo.

Info Sezione Escursionismo Cral Galliera:  http://www.cralgalliera.altervista.org/esc.htm
gite 2017 al link:  http://www.cralgalliera.altervista.org/gite2017.pdf
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Bellissimi luoghi. Il giro del primo giorno( Kreuzkofel) l'abbiamo fatto qualche anno fa col figlio più piccolo. Ho anche la stessa foto dei prati della val Aurina. Che bei ricordi.
Complimenti anche per le foto.
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Racconti di montagna / Re:Il racconto di una valanga
« Ultimo post da simonegirar il 22/11/2017 22:13 »
Intanto grazie per la condivisione, queste testimonianze sono importantassime per capire che l'esperienza aiuta, ma non fa miracoli.

Sono d'accordo con jader, la preparazione a priori aiuta molto, anche se la tecnologia ha dei limiti, per chi sceglie questo tipo di sport/svago, mii pare il minimo l'ARVA, pala e sonda, e per sentito dire in una serata SAT dalle mie parti, da una guida alpina, sarebbe bene prepararsi anzitempo con un'esercitazione minima, anche senza neve, per avere memoria del funzionamento ed approccio alla ricerca, poi per carità, quando ha sotto chi ami, adrenalina mi pare il minimo...... :o .

Non ho seguito la notizia dell'elicottero, e non ho capito se era caduto sul serio o meno.

Poi mi sono perso qualcosa o il numero adesso da fare è il 112?

Ciao a tutti, buonanotte, e un grazie per la testimonianza di tutti e due, aiutano e servono.


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19 novembre 2017

Questo è un giro molto particolare, perfetto per questa stagione. Parte da Campione sul Garda, un posto bello e brutto allo stesso tempo: è uno dei pochi posti sul Garda dove non si sente il traffico (che passa in galleria) ed è abbastanza ampio da non far soffrire di claustrofobia come tutto il resto della costa, però l'imponente e inquietante (oltre che instabile) parete ad ovest fa sì che il sole tramonti presto anche in estate. Sarebbe anche stato un bell'esempio di archeologia industriale se una speculazione edilizia finita male non l'avesse lasciato devastato e ricoperto di colate di cemento.

L'itinerario è stato ben descritto qui:
http://forum.thetop.it/viewtopic.php?t=10858
dove vi rimando se volete maggiori informazioni, ringraziando l'autore.

La prima parte segue, con un percorso attrezzato – la definirei una ferrata semplice, imbrago e casco sono comunque necessari – un antico sentiero di comunicazione tra Campione e Tignale. Non si tratta del sentiero CAI che si diparte dalla gola del rio San Michele, che peraltro attualmente è chiuso per frana. E' invece un'opera di puro volontariato che ha recuperato un sentiero ancora più ardito.
Una volta in quota, si percorrono sentieri ben segnati che, seguendo anche tracciati militari arrivano al monte Castello (postazioni di ariglieria e osservatorio della GG) e all'omonimo Santuario, poi si passa per Prabione per scendere nella gola del rio San Michele e attraversarlo su un ardito ponticello in pietra, e risalire dall'altra parte fino a Cadignano, nel comune di Tremosine. Dalla frazione di Pregasio si scende di nuovo a Campione per un altro antico sentiero, parzialmente scavato nella roccia, e per le opere di condotta che alimentano la centrale elettrica di Campione.

Fatto così è un bel giro di circa 1000 metri di dislivello. Sarebbe perfetto se per un paio di tratti non si fosse costretti a seguire la strada asfaltata.



Il percorso del vecchio sentiero è incredibile: segue quella specie di cengia che dal basso a sinistra raggiunge la puntina sulla destra, con croce appena visibile


Il punto di partenza è ancora più incedibile: tra i rovi dietro ad un container nei pressi dell'imbarco del diving Leonessa!


Il borgo di Campione, devastato dalla piastra in cemento armato


Si sale subito su vecchi gradini scavati nella roccia. I cavi ammaccati in più punti fanno capire quanto questo posto sia bersagliato dalle pietre.


A piombo sul porticciolo sud di Campione


La vecchia via risistemata. Sembra un kalderimi greco


Si sfrutta una fessura libera dalla vegetazione


Nella parte alta si sale sulla rete paramassi che imbraga anche una gigantesca clessidra


Siamo alla fine del sentiero attrezzato. Poco oltre ci si immette nel sentiero CAI, sempre su un vecchio tratturo


Il terreno si addolcisce sui prati di Prabione, ma poi torna a salire sulla dorsale del monte Castello


A ridossso della cresta del Castello, un bel tracciato di guerra che serviva le postazioni di artiglieria


Sempre a picco sul Garda. Il samtuario di Monte Castello


Panoramica verso nord: Tremosine e l'alto Garda


Sui prati di Prabione con il Baldo sullo sfondo


Nella gola del rio San Michele, il piccolo ponte in pietra. Posto umido e freddo, attenzione se ghiacciato!


Bellissimo rustico sul versante di Tremosine


La frazione di Sermeno e la Cima Tignalga


Da Pregasio ci si cala di nuovo nella gola del San Michele. Campione è ormai all'ombra da un bel po'.


Tratto scavato nella roccia del sentiero di Tremosine. Siamo quasi nella gola.
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