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E' stata una bella gita,un pò stancante per il caldo umido della prima parte,ma con il privilegio di camminare quasi senza incontrare nessuno.
Questa è la nostra traccia,riportata su mappa Tabacco


Qualche sprazzo di sereno ci ha comunque offerto bellissimi scorci sul Brenta







Panoramica dalla vetta



Le praterie alpine sono costellate di stelle alpine e negritella dal caratteristico profumo di cacao





Qui siamo diretti a C. Lasteri



Scendendo abbiamo incontrato una pernice con i suoi pulcini;dopo averli nascosti ha fatto di tutto per allontanarci dalla nidiata ed è stato commovente vedere con quanto coraggio si avvicinava e ci puntava contro per distrarci.
Abbiamo ridotto al minimo il disturbo per non stressarla,ma ci ha regalato delle belle immagini.









Una nota per chi dovesse andare in zona:non si trova acqua,nemmeno alle "Fontanelle" sulla via di rientro del sentiero 352 sotto i Prati Gardeccia.


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Dal parcheggio di Valbiole, sopra Andalo, ci incamminiamo verso il rif. Montanara seguendo la strada, chiusa al traffico dalle 5 alle 19. Tempo afoso e umido. Al rifugio il Brenta già si nasconde dietro le nuvole. Iniziamo la faticosa ascesa lungo il sentiero che sale al palon del Tovre, prima su ripido bosco, poi lungo il crinale, tra mughi e roccette.
Charly


Kobang e Maya


Dalla cresta veduta verso Croz dell'Altissimo e cima dei Lasteri


e sguardo al Piz Galin immerso nelle nuvole.


Prima di raggiungere il punto culminante, il sentiero si porta sul fianco est del Palon del Tovre, e lo taglia orizzontalmente


abbassandosi leggermente poi fino al poco evidente passo dei Camosci, sempre tra bianche roccette e mughi. Da qui si comincia a salire su pendenze meno sostenute verso il passo dei Lasteri superando una fascia rocciosa.


In vista dell’amplissimo passo,


pieghiamo verso sud


e raggiungiamo la grande croce bianca eretta sulla rocciosa cima del Croz dell’Altissimo.


Purtroppo anche qui il Brenta si nega al nostro sguardo, ma verso est cima dei Lasteri e Piz Galin si sono aperti.


Lo strapiombo iniziale della vertiginosa parete sud del Croz


Cima dei Lasteri


Scesi dal Croz,


risaliamo alla sua seconda quota,


20 metri più elevata e meno aspra.


Le rocce del Croz "basso" dalla seconda quota


Lungo il largo crinale che scende a nord


ci portiamo al passo dei Lasteri,


dove abbiamo una fuggevole immagine del Brenta (qui al centro bocca del Tuckett).


Su bel sentiero


via via più ripido ma non difficile raggiungiamo la croce della cima dei Lasteri. In questo tratto comincio ad accusare un po' di fatica.


In cima


Lago di Molveno


Croz "basso" e Croz "alto"

 
Durante la discesa per tornare al passo,


un varco tra le nuvole ci mostra all'improvviso la solitudine del Campanil basso.



Il ritorno a valle è una lunga picchiata verso sud che taglia come una tortuosa bisettrice prima l’ampia conca dei Lasteri, sorretta da potenti bancate rocciose,


poi i pascoli di Gradecia,


infine i boschi che si adagiano su Valbiole.
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Dentro la morena della vedretta del Palon de la Mare

Per lavoro ho dovuto documentare con foto le sorgenti del torrente Noce. Come è noto ha due rami principali in val di Pejo: il Noce Nero, che nasce dal Corno dei Tre Signori, e il Noce Bianco che nasce dal Cevedale. Questi due rami convergono e si uniscono nei pressi del paese di Cogolo, dando origine al torrente Noce vero e proprio, che poi percorre la Val di Sole e la Val di Non fino a sfociare, dopo oltre 100 km dalle sorgenti, nel fiume Adige.


Il Noce coi due rami principali in Val di Pejo: Noce Nero in basso al Corno dei Tre Signori, Noce Bianco in alto verso il Cevedale

Monte Vioz

Dai versanti numerosissimi torrentelli

Malga Mare

Affronto per primo il Noce Bianco. La mia idea è quella di provare a risalire il corso del torrente verso il ghiacciaio. Non ho la più pallida idea di come sia il terreno: immagino non sia facile, anche perché non esistono tracce o sentieri. Conosco piuttosto bene la Val Venezia, con l’enorme morena che scende dal ghiacciaio proprio di fronte al Rif. Larcher. Di solito le morene sono terreni insidiosi, con ghiaie e massi instabili. Studio meticolosamente le mappe e le foto aeree con Google Earth per farmi un’idea del possibile percorso.


M. Vioz col torrente originato dal ghiacciaio

Pian Venezia

Chiaramente non ho nessuna voglia di ammazzarmi: salirò finché riesco, senza correre rischi inutili. Dalle foto aeree si vede una grande piana alluvionale in quota, percorsa da mille rivoli, racchiusa tra le due grandi morene laterali. Mi accompagna un’amica per un tratto, poi mi abbandonerà al mio destino. Resteremo collegati con le radio per ogni evenienza :) Mi porto addirittura dei robusti sacchetti di plastica in cui infilare i piedi nel caso dovessi affrontare dei guadi imprevisti.


Sul greto del Noce al Pian Venezia

Il Noce Bianco, al centro il dossone della morena terminale

Da Malga Mare saliamo fino al Pian Venezia col solito sentiero 102. Quindi abbandoniamo il sentiero per scendere verso il greto del torrente. La zona però è parecchio acquitrinosa e dobbiamo saltellare qua e là sfruttando i costoloni erbosi più asciutti. Arrivati al greto proviamo a seguirlo lungo la riva, che è abbastanza solida e camminabile. Io provo a saltare su qualche isoletta per fare delle foto. L’acqua è impetuosa e limacciosa, grigiastra. Mi dirigo, sempre costeggiando il torrente, verso il grande collinone della morena terminale, che a vista sempre abbastanza semplice da salire: c’è una rada vegetazione ma il terreno pare compatto.


Lungo il Noce Bianco

Il torrente è impossibile da guadare, quindi decido di salire in sx orografica per poter poi rientrare al rif. Larcher

Pian Venezia

E’ interessante vedere la vegetazione pioniera che sta colonizzando il terreno: piante grasse, muschi, rododendri, larici e parecchi cescpugli di salice (salix helvetica). Attraversato tutto il Pian Venezia e guadato il rio che scende dai pressi del rifugio, saluto l’amica che raggiunge il sentiero per il rif. Larcher, mi aspetterà lì. Attacco la salita ripida della morena: saranno forse 100 metri di dislivello, ma su terreno che si rivela più facile del previsto. Decido di mantenere la sx orografica, perché il torrente è inguadabile e non riuscirei a rientrare in alto verso il Larcher se salissi lungo la riva opposta.


Ormai sono ai piedi della morena terminale, a dx, in basso un cespuglio di Salix helevetica

Quando arrivo in cima al dossone della morena e mi affaccio, resto a bocca aperta: che spettacolo meraviglioso! C’è un piccolo laghetto verde, e il torrente che rimbomba nella piana alluvionale punteggiata di fiori e specchi d’acqua! Il terreno è perlopiù erboso o sabbioso, si cammina più facilmente di quel che mi aspettassi. Costeggio il torrente e faccio parecchie foto. Che posto favoloso! Sembra di essere in Karakorum, non ci sono mai stato ma me lo immagino così :)


In cima alla morena mi affaccio sulla piana percorsa dal Noce Bianco

Eriofori

Vista verso valle, sullo sfondo a sx il Cavaion

Specchi d'acqua

Proseguo per oltre 1 km, ovvero fin dove finisce il piano: quando la valle diventa più ripida il terreno diventa ostico e franoso. Più in alto, avvisto delle grosse rocce montonate, la bocca del ghiacciaio del Palon de la Mare, dove nasce il Noce Bianco, non deve essere molto  lontana. Ma a questo punto mi ritengo soddisfatto, sono a quota 2650, decido quindi di cercare una via d’uscita dalla morena che qui ha delle alte muraglie ripide. Trovo un grosso masso segnavia con delle scritte di vernice, da cui deduco che è un punto di passaggio obbligato per chi sale al Palon de la Mare. Cerco quindi di risalire la grossa spalla della morena per guadagnare il crinale e tornare verso il Rif. Larcher. Qualche raro ometto mi fa capire di essere sulla strada giusta.


La piana è lunga circa 1 km

Larice a quota 2650

Cespulgi di Salix helvetica stanno colonizzando il territorio

Qui mi fermo, il terreno diventa ostico, ed esco dalla morena

Seguo un valloncello e poi con un traversone infilo un passaggio tra le due morene, dove avvisto il rifugio da cui però mi separa un profondo avallamento. Scendo di nuovo, guado il torrentello, poi risalgo sul versante opposto fino ad arrivare al Rif. Larcher m 2600 dove mi attende la mia amica.


Nel valloncello alle spalle della morena

Rif. Larcher

Zoomata indietro della Val Venezia con le gigantesche morene

Dopo una breve sosta per una birra, ripartiamo col sentiero 104 rimontando i 100 m di dislivello che ci separano dal Lago Marmotta. Col sole ormai al tramonto scendiamo, per il sentiero 146) nella valletta del bellissimo Lago Lungo, dove scattiamo le ultime foto prima che si annuvoli tutto. Ci ricongiungiamo col sentiero 102 più in basso, e quindi siamo di nuovo a Malga Mare dove abbiamo la macchina.


Discesa per la Val Lgoscuro

Lago Scuro

M. Vioz

Camoscio solitario... per nulla intimorito

Un giro particolare molto interessante, di tipo esplorativo, dove si può camminare fuori traccia tra paesaggi meravigliosi. Sviluppo 17 km, dislivello circa 750 metri.


Il percorso
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Fatto un giro simile, però partendo da Fontanaccio, dormendo al rifugio Dona (bellissimo!). Il giorno successivo, passo antermoia, rifugio principe, ferrata ovest, cima catinaccio, ferrata est, Passo di Laussa, Sentiero delle Scalette e ritorno dal Gardeccia (avevamo 2 auto).
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Io l'ho fatto anni fa in su e in giù, non ricordo in sù, ma c'era una bella pendenza. Arrivi nei pressi della segheria sul lago. Direi, preferibile percorrerlo in discesa.

foto 1 = pozza tramontana guardando in sù verso il pedrotti
foto 2 = tratti di sentiero
foto 3 = vista verso lago di Molveno
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Appena arrivato e già fatto rapida prova.
Pensavo che i 3 etti di peso non si sentissero, invece hanno il far suo.
Confermo che bisogna tenerlo fermo, anche se non più di tanto e per guardare momentaneamente ciò che interessa, va bene.
L'angolo si fà sentire, 5,7°, quindi sui 60 metri per km di visuale, però non mi lamento.
Ho guardato da casa mia verso il Civeron, circa 3 km e verso il Colazzo, circa 10 km, forse anche più, ovviamente guardare il Colazzo è più vistoso, ma devo dire che la nitidezza è buona, soffre un pò di perdita colore e tende a quella patina grigia tipica degli obiettivi di poco valore delle machine fotografiche, stasera quando rientro dal lavoro, lo provo al buio verso i paesi nei dintorni, per vedere come funzia, senza aspettarmi gran che.
Non sono abituato a regolarmi la vista con l'oculare quello regolabile, per cui una volta messo a posto questo, il binocolo si fa apprezzare, ovviamente questo 10X va bene per distanze lunghe, oltre i 4 o 5 km, sotto queste distanze, l'angolo di visuale si fa sentire.
Comunque mi ritengo soddisfatto dell'acquisto, in fondo la spesa è giusta per l'uso che ne faccio.
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piuttosto ...
qualcuno riesce a fare una comparativa con lo ZIEL 8x26?

quest'ultimo non è malaccio al centro del campo visivo ma verso l'esterno tende a sfocare
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anni fa ho letto un testo che spiegava bene la differenza di importanza della luminosità rispetto agli ingrandimenti

grossomodo diceva così:
con una buona luminosità si distinguono gli elementi
con una scarsa si vedono macchie indefinite
se con 8 ingrandimenti si vedono macchie, con 10 o 12 ingrandimenti a pari luminosità, si vedranno macchie un po' più grandi
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No, nessun abete. Io sono salito in mezzo al Lasté e sceso tenendomi più verso est.
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