Autore Topic: [GRUPPO SELLA] Dal Passo Pordoi al Passo Gardena: la traversata nel deserto  (Letto 14231 volte)

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Val de Mesdì dai pressi di Cima Antersass 2907

Sono stato molte volte sul Gruppo del Sella dal Passo Pordoi, a piedi e anche in sci, ma mai mi ero spinto oltre le “colonne d’Ercole” della cima del Piz Boé 3152. Decido dunque di dare una occhiata più approfondita. Ovvero traversare tutto il gruppo da sud a nord seguendo parte dell’Alta Via delle Dolomiti n 2, da Passo Pordoi a Passo Gardena. Con l’intenzione di rientrare al Pordoi col servizio di corriera (che scoprirò poi, mio malgrado, inesistente).


Gruppo del Sella visto dalla partenza al Passo Pordoi: al centro la Forcella Pordoi 2848

Dal Passo Pordoi 2239 di buon mattino attacco il mitico ghiaione col sentiero 627, risucchio un po’ di veneti e in poco più di un’ora sono alla Forcella Pordoi 2848, fresco come una rosellina grazie al buon allenamento di quest’anno :) .


Salita alla Forcella Pordoi

Vista verso Passo Pordoi, sullo sfondo la Marmolada

Risucchio un gruppo di veneti che rifiatano

Quasi in cima alla Forcella Pordoi: la salita è meno faticosa di una volta, è stato scavato nelle ghiaie un sentiero

C’è da dire che la salita è meno faticosa rispetto ad un tempo, perché è stato scavato nelle ghiaie cedevoli un sentiero a zig zag più stabile che allevia di molto la fatica evitando il famoso calvario di una volta: ovvero “un passo avanti e due indietro”). Un tè veloce al rifugio e mi dirigo col sentiero 638 verso il Piz Boè 3152, la cima più alta del gruppo.


Eccomi al Rifugio Pordoi alla forcella omonima

Ecco un assaggio del deserto roccioso che mi aspetta. Al centro il Valon del Fos che confluisce in Val Lasties

Ecco la mia prossima meta, il Piz Boé 3152, la vetta più alta del Gruppo di Sella

Salendo al Piz Boé, sguardo indietro verso il Sass Pordoi

Il paesaggio si fa decisamente lunare, con immense distese di pietre. Risalgo per il facile versante SO, attrezzato con cavi e qualche staffa. L’arrivo in vetta è traumatico: un rumore tremendo di martelli pneumatici e una piccola ruspa che sta facendo scavi. Altro tè veloce e via, nel frattempo si sono alzate le nebbie.


Vista verso l'Altopiano delle Mesules, sullo sfondo a sx il Gruppo del Sassolungo
Verso il Piz Boé, che si sale con facili tratti attrezzati

Capanna Fassa in vetta al Piz Boè 3152

Scendo per i ghiaioni del versante NO, riguadagnando silenzio e quasi solitudine, quindi con un tratto attrezzato il sentiero si infila in una ripida gola che porta alla piana del Rif. Boé  2871. Altra piccola sosta, le nebbie intanto si sono per fortuna diradate, riparto salendo col sentiero 647 per la dorsale fino alla cimotta super-panoramica all’Antersass 2907 che si affaccia sulla grandiosa Val de Mesdì.


Discesa dal Piz Boé dal crinale di SO

Ecco la conca desertica col Rifugio Piz Boé

Discesa dal Piz Boé verso il rifugio

Rifugio Boé dal sentiero di discesa del Piz Boé

Rifugio Boé

Piccola sosta per foto, mangio un po’ di frutta secca e riparto calando fino alla forcella Antersass 2839, dove si apre un baratro spaventoso dal quale emerge la possente Torre Berger - Bergerturm m 2861. Sembra un girone dantesco, a picco su un precipizio di cui non si riesce quasi a vedere il fondo.


Sguardo indietro verso il Piz Boé appena disceso

Torre Berger

Da Cima Antersass affacciati sulla Val de Mesdì

Zoomata sulla Val Badia

Riprendo il cammino, sono pressoché al centro del Gruppo di Sella: tutt’intorno un grandioso deserto di rocce, con il vasto Altopiano delle Mesules verso occidente affacciato sul canyon della Val Lasties.   Risalgo ancora di quota per raggiungere un piccolo passo a quota 2950 circa, dove svetta isolata la cima di Pisciadù 2985. Mi piacerebbe salirci ma non ho abbastanza tempo, alle 16 devo essere a Passo Gardena per prendere l’ultima corriera.


Una delle poche forme di vita a 3000 metri nel deserto roccioso in alta quota: Armeria alpina

Rif. Boè con cima Antersass e Sas de Mesdi alle spalle

Sguardo indietreo verso Forcella Antersass, sullo sfondo il Piz Boé

A NE emergono dall’orizzonte i colossali e spettacolari Sas dai Ciamorces 2999 e il Sas da Lech 2936. Il sentiero scende in Val Titta, quindi con un tratto attrezzato facile discendo per roccette nel Valun di Pisciadù dove avvisto la bella conca con il laghetto e il Rifugio di Pisciadù 2585 (rif. Cavazza).


Sas dai Ciamorces e Sas da Lech

Inizio la discesa verso il Rif. Cavazza al Pisciadù, passando sotto Cima Pisciadù: vorrei salirla ma non ho abbastanza tempo

Discesa per la val Tita, col Sas da Lech che incombe

Salita sul ghiaione del Valon del Pisciadu

Ecco il rifugio Cavazza al Pisciadù

Il grosso è fatto, sono al laghetto di Pisciadù, ancora una ora e mezza a Passo Gardena

Ancora un’ora e mezza al passo Gardena, sono in campana: ho mezz’ora di margine, ma in discesa sarò più veloce, penso. Mi avvio subito ma, poco dopo aver percorso il sentiero quasi pianeggiante, arrivo sull'orlo di un baratro spaventoso: la terrificante Val Setus. Il sentiero si inabissa di botto proprio nel budello roccioso. Altro che scendere veloce! Per fortuna ci sono delle corde fisse, la roccia è abbastanza “unta” e scivolosa, quindi devo scendere con molta prudenza e attenzione.


Rifugio Cavazza al Pisciadù

La terrificante Val Setus, dove il sentiero si inabissa

Il tratto più rognoso è attrezzato con corde fisse

La discesa non è difficile ma bisogna prestare attenzione

Il ghiaione finale

Superata la parte attrezzata arrivo finalmente sul ghiaione, dove il sentiero cala di quota con parecchi zig zag. A quota 2170 circa ecco la deviazione del sentiero 666 (29A) che mi porta al Passo Gardena 2121, con magnifiche viste sulla corona di cime sopra il passo e verso la Val Badia


All'uscita dal canalone della val Setus bisogna girare a sx per raggiungere il Passo Gardena

Eccomi in vista di Passo Gardena

Il sentiero che scende a Passo Gardena

Al passo mi rilasso un attimo: sono in marcia da tutto il giorno, anche se me la sono presa abbastanza comoda e non sono stanco. Mentre aspetto placido l’arrivo della corriera per tornare, ecco la doccia fredda: un indigeno del posto mi dice che secondo lui non c’è nessuna corriere dal Gardena al Pordoi! Gli mostro l’orario che mi ha inviato l’Apt Canazei, ma lui resta scettico. Comincio ad agitarmi. Alle 16.05 spaccate arriva la corriera, ma nel senso inverso a quello previsto: non verso il Sella ma verso la Val Badia. Chiedo all’autista, ma non sa una mazza di altre corriere. In pochi secondi sono costretto a decidere di scendere a Corvara: essendo una località importante forse c’è un mezzo che risale fino al passo, penso. Invece è proprio l’ultima corsa. Resto dunque tragicamente appiedato a 20 km dal Pordoi dove ho la macchina.


Rifugio Kostner

Potrei andarci a piedi ma, dopo averne già fatti almeno 15, e con altri 700 m di dislivello, sarebbe un massacro. Potrei fermarmi a dormire da qualche parte e raggiungere il Pordoi all’indomani. Oppure la cosa forse più semplice: tentare l’autostop. Ma l’idea non mi piace, e l’idea di prendere un taxi ancor meno. Mentre sto pensando sul da farsi, vedo una ovovia in movimento e mi si accende una lampadina. Un febbrile controllo dei sentieri sulle mappe (manca poco all’orario di chiusura), ed escogito un rientro a piedi in quota! Si può fare! Mi precipito a fare il biglietto (ben € 14,50!) e salgo con i due impianti fino al Valon a quota 2500. Da lì tenterò di rientrare al Pordoi con un lunghissimo traversone col sentiero 626. Arrivato in cima al secondo impianto mi dirigo in 20 minuti verso il vicino rifugio Franz Kostner per chiedere info. Qui arriva la mazzata: ci vogliono ancora 3 ore e mezza al Pordoi. Se sono veloce forse 3, mi dicono, ma alle 20 è già buio. Sono le 17,30 passate, mi rassicurano che il sentiero è segnato bene e non è difficile. Ho con me la pila frontale: mal che vada camminerò mezz’ora al buio, penso. Ingollo un caffè e parto di buon passo.



Il sentiero 626 con un lunghissimo traversone sotto le rocce raggiunge il Passo Pordoi

Il sentiero costeggia la base delle gigantesche pareti verticali del Sella, non è difficile ma bisogna comunque procedere con attenzione perché ci sono molti tratti ripidi di sfasciumi, con vari e continui saliscendi, per fortuna con poco dislivello e alcuni tratti di modesta esposizione. Grazie al Gps del cello posso controllare facilmente la posizione, vedo che procedo bene e di buona lena, il Pordoi non sembra così lontano. Dopo appena un’ora e mezza di cammino infatti, quindi con largo anticipo sul tempo previsto, avvisto l’Ossario, che dista pochi km dal passo.


Il sentiero corre alla base di parete verticali

Sguardo indietro al percorso già fatto

Eccomi in vista dell'Ossario, sono salvo :)

Potrei continuare sul sentiero 626 che traversa in quota per immani ghiaioni e che arriva nel canalone che scende fa Forcella Pordoi, ma vedo che c’è una traccia che scende verso il fondovalle e raggiunge l'Ossario: decido quindi di abbandonare il sentiero per essere “al sicuro” prima che faccia buio. Mi abbasso abbastanza velocemente di quota, sempre con molta attenzione perché il terreno è abbastanza insidioso con rocce scivolose cosparse di ghiaia, e tratti di sentiero fangoso. In una mezz'oretta sono nei pressi del monumento, sano e salvo. Già che ci sono, avendo ancora un po’ di luce a disposizione prima che faccia buio, visito l’Ossario che non avevo mai visto.


L'ossario nei pressi del passo Pordoi

E’ un imponente Cimitero militare germanico dove sono raccolte le spoglie di 8582 caduti della Prima Guerra Mondiale. All'esterno della cripta, 849 caduti della Seconda Guerra Mondiale. Il monumento commemorativo fu eretto durante la Seconda Guerra Mondiale dal Volksbund Deutsche Kriegsgräuberfürsorge su incarico del Governo della Repubblica Federale di Germania, che cura la manutenzione davvero impeccabile.


Il cimitero militare germanico

Agghiacciante immagine di un caduto

L'interno della cripta dove sono sepolti 8582 caduti della Grande Guerra

Abbandono il sentiero 626 prima che faccia buio per scendere verso l'Ossario

E’ ormai l’imbrunire, raggiungo quindi il Passo Pordoi per la comoda stradella asfaltata: arrivo alla macchina che manca ormai poco alle 20, ed è quasi buio. Per il rotto della cuffia ma anche stavolta è andata!)


Il rientro di 8 km in quota da Corvara, in verde

Giro grandioso con panorami fantastici nel deserto dolomitico in alta quota nel cuore del Gruppo di Sella, sul filo dei 3000 metri. Tecnicamente l’escursione non ha particolari difficoltà, salvo la impegnativa discesa per la Val Setus, non proprio banale (alcuni usano l’imbrago), e senza considerare l’intoppo non indifferente dell’imprevisto ritorno alla macchina da Corvara inventando un rientro “alternativo” in quota.
Sviluppo circa 24 km, dislivello m 1400


Il percorso: in rosso la traversata, in azzurro gli impianti, in verde il rientro in quota
« Ultima modifica: 17/09/2016 11:23 da AGH »

Offline Alex Bear

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Bella traversata,tutto sommato ti è andata ancora bene l'avventura del rientro a parte la ladrata legalizzata del costo del biglietto  >:( :-X,vatti a fidare degli orari :(,luoghi bellissimi,metto qui il giro fatto da me,molto simile al tuo  http://girovagandoinmontagna.com/gim/sella-marmolada-monzoni-bocche/passo-pordoi-piz-boe-lago-di-pisciadu/  ,spettacolare la Val de Mesdì,in inverno,se non ricordo male,fanno una gara di discesa  :)
« Ultima modifica: 16/09/2016 14:45 da Alebear »
I monti sono maestri muti e fanno discepoli silenziosi.

Offline AGH

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Si alla fine è andata bene, però cavolo... E poi parlano della mobilità alternativa... La verità è che senza auto in Trentino sei un uomo morto

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Che avventura! Molto interessante come spunto (come sempre).

Offline kobang

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Grande giro,complimenti!Deserto in quota è una definizione molto appropriata e,colori a parte,mi ricorda molto alcuni panorami dell'Hoggar algerino.

Offline trabuccone

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Ottimo giro Agh! Io non mi fido mai delle corriere  ;D Avevo fatto un anello sul Sella in Novembre di due anni fa partendo da Canazei, salita al Pordoi, Boè, Antersac e discesa in Val Lasties (nessua ansisa da mezzo pubblico  :P )
per sempre oppressi da desiderio e ambizione c'e' una fame non ancora soddisfatta,
i nostri occhi stanchi ancora vagano all'orizzonte sebbene abbiamo percorso questa strada così tante volte

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Grande giro,complimenti!Deserto in quota è una definizione molto appropriata e,colori a parte,mi ricorda molto alcuni panorami dell'Hoggar algerino.

I deserti rocciosi di questa vastità e in alta quota sono abbastanza rari in Trentino: ricordo i Grostedi in Brenta, l'Altopiano delle Pale, e questo qui del Sella, forse il più maestoso.

Offline AGH

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Ottimo giro Agh! Io non mi fido mai delle corriere  ;D Avevo fatto un anello sul Sella in Novembre di due anni fa partendo da Canazei, salita al Pordoi, Boè, Antersac e discesa in Val Lasties (nessua ansisa da mezzo pubblico  :P )

e una volta in fondo alla Val Lasties come sei rientrato al Pordoi?
Io sono partito fiducioso e ignaro, credevo che l'orario dell'Apt fosse sicuro. E invece... Al passo nessuno sapeva una mazza, e neppure nei rifugi. Neppure l'autista della corsa a Corvara sapeva una mazza (possibile che non abbiano un straccio di orario a bordo?). Certo mi servirà di lezione per la prossima volta. Telefonerò direttamente in Sad o, meglio ancora, eviterò i mezzi pubblici come la peste :)


Offline SPIDI

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Bella traversata nonostante l' inconveniente del mancato rientro in pullman  :)
Il Sella è spettacolare, lo conosco molto bene perché ho percorso le varie ferrate tracciate sulle sue pareti diverse volte!
 
Bisogna andare dove pochi sono andati per vedere   
ciò che pochi hanno visto

Offline AGH

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Bella traversata nonostante l' inconveniente del mancato rientro in pullman  :)

alla fine non tutto il male vien per nuocere: al rientro ho fatto quindi un sentiero che non avevo mai fatto e ho scoperto altri posti nuovi  ;D

Offline AGH

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Questa escursione che ho fatto mercoledi scorso l'ho acciuffata nell'ultimo giorno utile! Oggi era così e la traversata me la sarei sognata...  ;D

Offline radetzky

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Si alla fine è andata bene, però cavolo... E poi parlano della mobilità alternativa... La verità è che senza auto in Trentino sei un uomo morto

ma non solo in Trentino, è così ovunque anche in tutto il resto del ricco nord !
Non solo mancano i servizi ma, qualora ci siano, è praticamente impossibile sapere SE e DOVE trovare i biglietti...
E che credevi di essere nato in Svizzera dove il mitico "postale" arriva anche nelle valli + sperdute anche in pieno inverno, dove le fermate + vicine sono indicate sui segnavia anche in alta montagna e dove un tal servizio riesce a chiudere i bilanci in pari senza aggravi per il bilancio pubblico ?
Altro mondo, da Chiasso in poi ci chiamano "quinto mondo" ! :(

Gran bel giro, non l'ho mai fatto purtroppo pur essendo stato quasi ovunque: le Dolomiti, x me troppo turistiche, le ho abbandonate vent'anni fa..
« Ultima modifica: 18/09/2016 07:20 da radetzky »
quando che le pegore le va a destra.. mi vago a sinistra. e quando le va a sinistra mi vago a destra !

Offline trabuccone

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e una volta in fondo alla Val Lasties come sei rientrato al Pordoi?
Io sono partito fiducioso e ignaro, credevo che l'orario dell'Apt fosse sicuro. E invece... Al passo nessuno sapeva una mazza, e neppure nei rifugi. Neppure l'autista della corsa a Corvara sapeva una mazza (possibile che non abbiano un straccio di orario a bordo?). Certo mi servirà di lezione per la prossima volta. Telefonerò direttamente in Sad o, meglio ancora, eviterò i mezzi pubblici come la peste :)

Sono partito da Canazei  ;D Discesa giù per il sentiero e... bon  ;) Più dislivello ma meno ansia (dislivello che anche tu puoi permetterti)
per sempre oppressi da desiderio e ambizione c'e' una fame non ancora soddisfatta,
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Offline AGH

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Mi ricordo che tanti anni fa abbiamo perso per un soffio l'ultima corsa dal Pordoi a Canazei. Abbiamo visto la corriera partire a meno di cento metri... Abbiamo dovuto scendere a Canazei a piedi, e da li andare a Bolzano per poi rientrare a Trento col treno!

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Offline stef48

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Bellissimo e alla fine, fortunato, giro!
Spendo una buona parola sulle corriere dell'Alto Adige. Credo sia difficile trovare. in Italia, altro posto che ti permette di fare giri e traversate quanto qui utilizzando il bus. Io li uso molto (vedi sotto), con l'accortezza di:
- Vedere gli orari di prima "vista"; non serve averli materiali, li trovate qui:
http://www.sii.bz.it/ (anzi forse sarebbe una buona idea inserire l'indirizzo nelle risorse di questo sito);
- Allo stesso indirizzo, controllare che non ci siano avvisi di modifiche;
- Attenzione che a volte, come dal passo Gardena, i bus girano solo in un senso;
- Controllare le periodicità (ad esempio il bus da Corvara al Pordoi cessava il 9.9).
Ad esempio ho fatto con il bus da Bolzano a Merano a Velloi e poi cabinovia, sentiero Franz Uber fino al rifugio Fiammante. Giorno successivo salita al Cigat e poi attraverso il Tessa fino a Pfelders (Plan) e di qui in bus fino a Merano e Bolzano: complicato da farsi anche con due auto. Ho provato a costruirmi giri simili altrove, ma non ci sono mai riuscito.