TransLagorai, oltre 3,6 milioni di euro per riqualificare il percorso

Autore Topic: TransLagorai, oltre 3,6 milioni di euro per riqualificare il percorso  (Letto 17208 volte)

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Ultime notizie, mi hanno scritto sulle novità in cantiere:

"ancora brutte notizie dal lagorai. Oggi sono andato ai laghi di bombasel in gruppo con guida alpina. Alla forcella di bombasel (sopra la scalinata con cordino) stà sorgendo il rifugio busabella prefabbricato pronto x i primi di dicembre dal quale stanno rifacendo anche 1 pista da sci + larga. Inoltre la guida ha detto che dal rifugio prevedono di fare anche 1 passerella lunga 300 metri a sbalzo (provvista di serpentine riscaldate contro gli accumuli di neve) x evitare le valanghe a chi in inverno andrà con le ciaspole ai laghi di bombasel dove già quasi 3000 persone hanno fatto la nuova ferrata dotata di fotocellule ad energia solare x contare i passaggi. Inoltre vogliono anche mettere a posto ed allargare il sentiero che dalla forcella del macaco (laghi di bombasel) scende al lago di lagorai".

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Offline simonegirar

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Oggi ho fatto una piccola riflessione, e ne ho concluso che, sempre più, la mancanza di trasparenza, non ha importanza, se politica economica o sociale, e la mancanza di coscienza nel rispetto del nostro territorio, ha fatto perdere la nostra identità (non quella presa in giro di Dellai che definiva Trentinità).

Non parlo del nostro passato, dando la colpa a quelli del sud, o stranieri dell'ultima ora, ma parlo di aver affidato alla politica ed agli interessi economici del passato la nostra più totale fiducia, della quale oggi siamo ripagati con una chiusura mentale e di idee da non lasciare spazio nemmeno a piccole realtà economiche come per esempio quelle delle malghe, diventandone dipendenti in tutto e per tutto o quasi.

La Val di Fiemme e Fassa, così come altre realtà turistiche di maggior spicco nel nostro Trentino, non ci appartengono più da tempo economicamente, ricordo ancora un pò di anni fà come una fiemmese, per vicissitudini mie che non sto qui a spiegare, disse che la maggior parte delle proprietà alberghiere e correlate, erano di società lombarde o romane, o comunque di dominio extra-regionale, per cui i vari dipendenti di questi erano locali solo per questioni di immagine, per fare paragone, come andare in un ristorante africano e vedere tutti il personale di servizio nero, se era bianco non si confà all'immagine del locale che ti aspetti.

Per cui penso alla fine che la PAT si adegui ai solo poteri forti, SAT compresa, altrimenti non capirei una risposta così aleatoria della presidenta Facchin.
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Qui la cosa grave è l'esproprio di un bene naturale pubblico in favore dei soliti noti. E ancora più grave che l'ente pubblico lo faccia un progetto che appare truffaldino: potevano chiamarlo "Sviluppo Lagarai" ma non Translagorai che non c'entra una mazza.

Si imbroglia l'opinione pubblica in sostanza, si dichiara una cosa per farne un'altra. Che lo faccia un impreditore privato si può capire, che lo faccia l'ente pubblico è intollerabile.

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Articolo di Ivo Cestari su Il Dolomiti

"Tre le numerosi obiezioni al progetto ne citiamo solo un paio: per facilitare la traversata basterebbe un solo bivacco (uno), grosso modo nella zona di Forcella Valsorda. Per quanto riguarda Malga Lagorai, uno dei 6 interventi previsti che la trasformerebbe in rifugio da 20 posti letto più ristorante da 40 posti interni più quelli esterni, a fronte di una spesa di 750.000 euro non risulta nessun piano di sostenibilità economica"

http://www.ildolomiti.it/blog/lou-arranca-alias-ivo-cestari/progetto-translagorai-una-minaccia-all%E2%80%99ultimo-paradiso-wilderness


Offline simonegirar

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Articolo di Ivo Cestari su Il Dolomiti

"Tre le numerosi obiezioni al progetto ne citiamo solo un paio: per facilitare la traversata basterebbe un solo bivacco (uno), grosso modo nella zona di Forcella Valsorda. Per quanto riguarda Malga Lagorai, uno dei 6 interventi previsti che la trasformerebbe in rifugio da 20 posti letto più ristorante da 40 posti interni più quelli esterni, a fronte di una spesa di 750.000 euro non risulta nessun piano di sostenibilità economica"

http://www.ildolomiti.it/blog/lou-arranca-alias-ivo-cestari/progetto-translagorai-una-minaccia-all%E2%80%99ultimo-paradiso-wilderness

Articolo bello, ma purtroppo temo poco mordace ai fini dell'evidente fuffa provinciale, ad ogni modo, almeno qualche voce in difesa c'è, meglio pochi e buoni, che tanti e cojoni!
PS: in fondo all'articolo era 1000 utenti? si è dimenticato penso la parola "utenti".
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Interviene anche Gigi Casanova, storico ambientalista, tra i fondatori di Mountain Wilderness:

"In Trentino i parchi usati solo per fare marketing. La Translagorai? Una farsa. Un progetto costruito nel fortino della Provincia accanto a alcuni comuni fedeli all’assessore di Fiemme e alla Magnifica Comunità. Un progetto che ha due scopi: sostenere con altre attività, specialmente estive, l’azione della società funivie del Cermis (via ferrata, la malga Lagorai trasformata in rifugio con posti letto e ristorante, malga Cadinello, malga Valsorelo e prossimamente il ponte tibetano sul lago Lagorai), e avviare una penetrazione antropica sempre più diffusa nel tempo in un territorio che è rimasto ultimo santuario naturale del Trentino".

Nel fine settimana a Trento si terrà un evento sulle aree protette “Reti e strumenti di gestione per le aree protette”. Contemporaneamente in Val Rendena si conclude un altro appuntamento di spessore internazionale, l’8° conferenza UNESCO dei geoparchi nel mondo.

Due eventi fra loro diversi che dimostrano l’attenzione che la politica trentina rivolge alle aree protette. L’evento del Brenta poggia su solide motivazioni, il parco naturale provinciale Adamello Brenta è inserito nella rete internazionale dei geoparchi e si sta ponendo all’attenzione come punto di riferimento strategico nel confronto mondiale. Non dimentichiamo che le Dolomiti hanno ottenuto il riconoscimento di patrimonio internazionale anche grazie a una specifica, unica, straordinaria geologia.

Il tema della gestione delle aree protette mette invece in luce tante criticità. Il convegno di Trento del 14 settembre nemmeno le sfiorerà, per come è stato organizzato, per i relatori chiamati al confronto affascinati dall’azione di marketing della nostra provincia. Come spesso accade nei confronti pubblici organizzati dalla Provincia è assente la voce dell’ambientalismo. Eppure all’inizio della legislatura e nel corso di tutta la precedente noi ambientalisti abbiamo offerto all’assessore uscente Mauro Gilmozzi e ai dirigenti del Servizio Conservazione la massima collaborazione.

Abbiamo sostenuto l’idea e la pratica delle reti delle riserve per indicare la necessità di dare valore naturalistico al territorio intero, quindi uscire dai confini dell’area protetta, abbiamo sposato (con qualche ragionata e alla fine più che motivata perplessità) l’investimento nella conservazione attiva del territorio, abbiamo sostenuto con energia, ovunque, il progetto di Dolomiti UNESCO, nonostante mille perplessità abbiamo contribuito, da protagonisti, alla stesura delle linee guida dello spezzatino gestionale imposto al parco nazionale dello Stelvio.

Questa nostra collaborazione, stimolante quando rispettosa del ruolo delle parti, è stata umiliata con stupefacente continuità dall’assessore e dai funzionari. Abbiamo visto la Fondazione Dolomiti UNESCO trasformarsi in un appendice delle Aziende di promozione turistica. Nessuno dei progetti o degli scenari discussi nei tavoli di confronto fra il 2015 e 2016 ha trovato attuazione. Le Reti delle riserve, a parte qualche debole iniziativa locale, hanno abbandonato il tema delle conservazione e hanno investito quasi unicamente nello strutturare sinergie fra comparti economici, in modo specifico fra turismo e agricoltura. Nel corso degli ultimi anni i due parchi provinciali, Paneveggio - Pale di San Martino e Adamello - Brenta sono stati privati di ogni minima risorsa destinata a investimenti o a potenziamento del personale. Il loro bilancio è pura gestione di cassa, viene utilizzato al 100% nel sostenere la struttura e pagare il personale: i parchi sono così stati privati di ogni autonomia gestionale e di credibilità nei territori.

Si è cancellata la figura del guardiaparco, un atto di miopia indicibile, ma non casuale, non si vuole sorveglianza sul territorio. Per di più, specialmente nel parco dell’Adamello, tutto viene gestito assecondando i desideri delle società funiviarie: collegamento Pinzolo – Campiglio, potenziamento delle aree sciabili anche in zone di riserva integrale, nuove piste di sci, bacini di innevamento, eventi motoristici e musicali inconcepibili nelle alte quote, organizzati a volte anche senza attendere il parere dell’ente parco.
Come ultima istanza, dopo mille promesse di maggiore attivazione della cabina di regia delle aree protette, si era stati coinvolti in un lavoro in armonia con la Fondazione Dolomiti UNESCO per arrivare a limitare se non a cancellare completamente eventi non consoni con i principi e le azioni conservative: eliturismo, concerti, gare motoristiche, pubblicità aggressive, controllo severo dei percorsi dedicati alle bike, attenzione a non aggravare la già insostenibile infrastrutturazione delle alte quote, evitare che i rifugi si trasformino in alberghi, apertura di viabilità in aree sensibili al traffico privato.

L’insieme del progetto era teso a rispondere ai temi sollevati dalla mozione della consigliera provinciale Donata Borgonovo Re, una mozione che chiedeva sobrietà e attenzioni specifiche verso le alte quote, mozione approvata dal Consiglio provinciale. Una volta avviato il gruppo di lavoro, come accaduto in troppe situazioni, queste persone, tutti volontari e impegnati a titolo gratuito, non sono mai stati convocati.

E’ evidente come alla provincia i parchi interessino solo come cartolina, sono enti che servono a illudere un certo turismo attento solo all’immagine e privo di sostanza, specialmente culturale. Nel convegno del 14 settembre (nessun ambientalista è stato coinvolto nella organizzazione) sarebbe opportuno che l’assessore uscente spiegasse cosa intende per partecipazione, come intenda costruire condivisione. Dal suo agire abbiamo dedotto che l’invito alla partecipazione nel suo lessico ha valore solo quando l’associazionismo volontaristico acconsente. Si lascia gestire come un burattino. Non appena solleva criticità o aspetti problematici, o meglio contraddizioni, non appena si permette di accusare la provincia di utilizzare quanto rimane dell’ambiente naturale per sostenere il più banale dei messaggi pubblicitari, di mercificare termini strategici come sostenibilità e interesse generale, queste risorse culturali ben diffuse in Trentino vengono umiliate, non vengono nemmeno più convocate. Esempi? Parco dello Stelvio, Reti delle riserve, motorizzazione delle alte quote, politiche e risorse destinate ai parchi.

E non ultimo la farsa della Translagorai, un progetto costruito nel fortino della Provincia accanto a alcuni comuni fedeli all’assessore di Fiemme e alla Magnifica Comunità. Un progetto che ha due scopi: sostenere con altre attività, specialmente estive, l’azione della società funivie del Cermis (via ferrata, la malga Lagorai trasformata in rifugio con posti letto e ristorante, malga Cadinello, malga Valsorelo e prossimamente il ponte tibetano sul lago Lagorai), e avviare una penetrazione antropica sempre più diffusa nel tempo in un territorio che è rimasto ultimo santuario naturale del Trentino.

Questa è la triste realtà che ci è stata sbattuta in faccia negli ultimi due anni. Noi ambientalisti, io per primo come rappresentate delle associazioni ambientaliste in cabina di regia, avevamo concesso ampia fiducia all’assessore e ai dirigenti della provincia. A fine legislatura devo ammettere di aver sbagliato, di essermi illuso, di aver profuso energie a sostegno della credibilità di questo progetti lungo tutta la penisola italiana. Sbagliando, ero solo usato in modo cinico da un assessore privo di sensibilità. A gennaio avevamo riflettuto anche sulla necessità di uscire da tutte le commissioni provinciali dove siamo presenti. I comportamenti descritti sul tema aree protette erano identici a quelli delle altre commissioni. Abbiamo ritenuto di non farlo per non venire strumentalizzati politicamente in prossimità delle elezioni provinciali. Sicuramente abbiamo sbagliato, io per primo. Come si legge da queste mie note l’ambientalismo associativo trentino, anche quando coinvolto in conflitti severi, ha sempre dimostrato dignità e responsabilità.

Purtroppo l’istituzione provinciale e chi la rappresenta ha fatto il possibile per offendere le nostre sensibilità, per demolire la credibilità di ogni processo partecipativo. Chi si appresta a gestire la prossima legislatura si farà carico dei problemi e delle criticità sopra evidenziate? A leggere i quotidiani e presunti programmi elettorali la realtà sarà ancora più deprimente.

Luigi Casanova
Rappresentante delle associazioni ambientaliste trentine nella Cabina di regia delle aree protette e dei ghiacciai.

Offline Alan

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Come la vedete voi, il tentativo di una raccolta firme ben organizzata e documentata attraverso il WEB?
Si potrebbero utilizzare alcune piattaforme per raccogliere un numero di firme che per lo meno possano mettere la comunità in allerta.
A me vien male solo a immaginare questi progetti, ma proprio male....

Offline AGH

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Come la vedete voi, il tentativo di una raccolta firme ben organizzata e documentata attraverso il WEB?
Si potrebbero utilizzare alcune piattaforme per raccogliere un numero di firme che per lo meno possano mettere la comunità in allerta.
A me vien male solo a immaginare questi progetti, ma proprio male....

il problema è che le firme raccolte via web possono esercitare solo una pressione "mediatica", ma hanno valore legale nullo...
Ben diverso sarebbe una raccolta firme "vera" in loco, o un referendum... ma chiaramente questo comporta uno sforzo organizzativo enorme

Offline Alan

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il problema è che le firme raccolte via web possono esercitare solo una pressione "mediatica", ma hanno valore legale nullo...
Ben diverso sarebbe una raccolta firme "vera" in loco, o un referendum... ma chiaramente questo comporta uno sforzo organizzativo enorme
Si, è vero, ma un minimo sforzo per "istruire" gli ignorantoni, non sarebbe male, è una goccia d'acqua in un oceano di consapevolezza.
Io mi prenderei l'incarico anche di istituirla, per la documentazione ed il resto però non sono la persona giusta...

Offline AGH

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Grazie per la disponibilità, terrò presente :) Intanto cerchiamo di fare un po' di casino in rete, poi penseremo ad una strategia di contrasto diversa

Offline kobang

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Sicuramente sarà utile coordinarci con Mountain Wilderness e strutture analoghe;
Magari cercare anche di tenere viva l'attenzione sul Dolomiti che,come in altre occasioni sembra essere una testata più indipendente ed intellettualmente onesta.
Come medico vedo tante persone ogni giorno e, dove intuisco interesse, cerco di innescare la discussione.
E' una strategia minore,ma se fra tutti cerchiamo di attivarci nei propri ambiti di contatti e frequentazioni,potrebbe dare qualche risultato.

Offline Alan

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io tramite il social più famoso, dove ormai davvero bazzico veramente poco, ho lanciato il "mio" messaggio, già ieri sera ha avuto modeste condivisioni nel mondo della corsa in montagna Trentina, speriamo arrivi al più presto anche agli altri

Offline francescogulag74

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magari si potrebbe agire presso la Magnifica Comunità di Fiemme che sembra una organizzazione piuttosto strutturata e far partire un tentativo per raccolta di firme (tipo Referendum). Magari se si muove una organizzazione come questa che dovrebbe agire nell'interesse della salvaguardia del territorio qualcosa si ottiene.

Offline pianmasan

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magari si potrebbe agire presso la Magnifica Comunità di Fiemme...
E' come mettere la testa nelle fauci del leone... ;D

Nel mio piccolo cerco di sensibilizzare i conoscenti.

Offline AGH

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La Magnifica è parte in causa e firmataria del progetto!

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