Autore Topic: Turismo di massa  (Letto 4837 volte)

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Turismo di massa
« il: 08/07/2008 16:30 »
Alcuni dei più rinomati ristoranti parigini, come «La tour d'argent», «Lasserre», «Taillevent», hanno deciso di attuare una sorta di “numero chiuso”: gli stranieri, e in particolare gli americani, non possono essere, ogni sera, più del 20-30 per cento della clientela. Molti se ne sono scandalizzati, considerando questo contingentamento una forma di razzismo o, quanto meno, di inammissibile protezionismo.

Ma perché scandalizzarsi? I proprietari dei ristoranti in questione hanno dato spiegazioni abbastanza convincenti del perché sono costretti a difendersi in un modo così drastico dall'abnorme invasione dei turisti stranieri. Ha detto Claude Tarrail di «La tour d'argent»: «Un americano che udisse solo dei compatrioti attorno a lui sarebbe deluso dal viaggio». E Renè Lasserre: «Quando vado nel Bearnese ho voglia di udire l'accento locale». Più crudo è stato Jean-Claude Vrinat di «Taillevent»: «Sono i francesi che hanno creato un locale come il nostro. Gli altri vengono soltanto per sentito dire, quando la fama si è consolidata. Bisogna rispettare questa clientela tradizionale».

Naturalmente dietro questo episodio in sé marginale si intravedono le più generali ed inquietanti ombre di alcuni dei più conclamati frutti della civiltà tecnologico-industriale, il turismo di massa, la vacanza, il tempo libero, che si stan pian piano rivelando per quel che sono: dei frutti avvelenati. Il turismo, tanto per far qualche esempio, sta letteralmente distruggendo alcune delle più belle città italiane. Firenze, come Venezia, oggetto ormai d'un assalto così massiccio che visitarle è diventata una sofferenza inutile e viverci un'impresa defatigante. La costa ligure-francese, un tempo meta prediletta dei ricchi inglesi e americani, è un'unica striscia di cemento, da Sestri Levante a Cannes, ma si può dire che, in pratica, non c'è luogo, città, costa, mare, opera d'arte, ristorante al mondo che non sia devastato da quell'esercito di cavallette che noi, turisti in marcia, siamo diventati. E se qualche enclave ancora resiste si può star certi che su di essa stan già puntando le agenzie di viaggio per portarvi carovane di americani, di sudamericani, di giapponesi, di europei e per distruggerla con la massima e scientifica diligenza.

Il contrappasso maledetto del turismo di massa é che, come un moderno supplizio di Tantalo, distrugge il bene che vorrebbe consumare nel momento stesso in cui lo avvicina. Il fatto è che il turismo di massa, come del resto la società di massa, si porta addosso una contraddizione in termini: esso infatti vuoi consumare quei beni che il sociologo tedesco Ralph Dahrendorf ha chiamato posizionali, cioè che sono tali solo se vengono usufruiti da una o da pochissime persone. È bello, per esempio, avere una casetta isolata in montagna, ma se questa casa la voglion tutti ecco che il bene si è bell'e dissolto (ed hai Cervinia, Cortina, Madonna di Campiglio). Non c'è forse emozione estetica, e non solo estetica, più profonda ed appagante dell'ammirare un'opera d'arte, ma se con te ci sono altre mille persone, che insieme si premono, si disturbano, si infastidiscono, quella emozione è perduta.

Ma il veleno che il turismo di massa si porta con sé non è solo quantitativo, è qualitativo. Esso rende fatalmente inautentico tutto ciò che tocca e lo riduce a parodia. Sulla piazza Djmma EI Fna' di Marrakech viveva, fino a non molti anni fa, il più straordinario medioevo arabo con i suoi mercanti, i commerci minuti, i cammelli, le granaglie, gli incantatori di serpenti, i cantastorie, i mangiatori di chiodi, gli storpi, i ciechi, i mendicanti; oggi il turismo se ne è impadronito, quella piazza è diventata lo zoo di se stessa e i suoi abitanti non vendono più i loro manufatti, per poveri che fossero, ma ciò che resta del loro folclore, cioè lo spettacolo malinconico di se stessi.

Del resto tutto il mondo è ormai in vendita. Le bellezze della natura, dell'arte, i costumi, le abitudini gastronomiche, le tradizioni, gli usi religiosi non sono che parte di un pacchetto di prodotti da vendere. Ed il presidente della Cit, Carlo Mole, in un'intervista, può esprimersi, senza ombra di tremore, in questo modo: «Il problema di fondo è la scarsa competitività del nostro Paese sul mercato turistico, vendere il prodotto Italia è sempre più difficile. Altri Paesi si vendono a prezzi più convenienti». In questo postribolo vendere e prodotto sono le parole chiave. Le agenzie vendono viaggi, vendono settimane di vacanze, vendono tempo libero e li chiamano i nostri prodotti, come fossero detersivi.

E questo business è diventato così colossale, così determinante per le bilance dei pagamenti di molti Paesi, che non possiamo più farne a meno, che dobbiamo anzi davanti ad esso genufletterci reverenti e riconoscenti perché ci dà di che vivere, anche se distrugge le nostre città, le nostre coste, i nostri mari, le nostre montagne, le nostre tradizioni e le nostre emozioni. Eppure ci sono stati tempi in cui la gente viveva e mangiava lo stesso, nei quali visitare una chiesa, ammirare un' opera d'arte, fare un bagno in mare non erano prodotti da comprare, divertimenti eterodiretti e semicoatti da pagare a caro prezzo, ma libere emozioni che chiunque si poteva permettere, magari davanti all'uscio di casa. E certo i nostri recenti antenati si sarebbero molto sorpresi se qualcuno avesse cercato di vendergli le loro ore di riposo.

Di Massimo Fini, da "La Domenica del Corriere" del 03/08/1985

Smit

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Re: Turismo di massa
« Risposta #1 il: 08/07/2008 16:49 »
[...]
Di Massimo Fini, da "La Domenica del Corriere" del 03/08/1985

 :-\

Chi non e' mai stato "turista di massa" almeno una volta scagli la prima pietra...
Credo che anche il signor Massimo Fini dovra' riporre il suo sasso.

Ormai l'economia di molte citta' (regioni e stati) e' talmente legata al turismo che limitarne in qualche modo il naturale flusso sarebbe difficile e pericoloso.

Credo che Venezia ci abbia provato di recente (lo scorso autunno?), ma mi pare con scarsi risultati.

Offline radetzky

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Re: Turismo di massa
« Risposta #2 il: 08/07/2008 17:44 »

Credo che anche il signor Massimo Fini dovra' riporre il suo sasso.


Non credo proprio. Del resto queste cose le ha scritte quasi venticinque anni fa quando si era ancora lontani dalle esasperazioni odierne. Al ridimensionamento ci penserà il nuovo assetto dell'economia mondiale di cui stiamo vedendo soltanto i prodromi.
quando che le pegore le va a destra.. mi vago a sinistra. e quando le va a sinistra mi vago a destra !

Smit

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Re: Turismo di massa
« Risposta #3 il: 09/07/2008 08:32 »
Credo che anche il signor Massimo Fini dovra' riporre il suo sasso.

Non credo proprio.


Come fai a dirlo?
Magari non sara' andato in gondola, ma trovo difficile che non abbia mai passeggiato tra calli e canali o attraversato ponte Vecchio!

Offline AGH

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Re: Turismo di massa
« Risposta #4 il: 09/07/2008 08:40 »
Come fai a dirlo?
Magari non sara' andato in gondola, ma trovo difficile che non abbia mai passeggiato tra calli e canali o attraversato ponte Vecchio!

e questo che c'entra scusa. Il turismo di massa a cui allude Fini è quello standardizzato dove tutti sono obbligati a fare le stesse cose, a provare le stesse emozioni, dove masse di turisti rigorosamente "NON FAI DA TE", sono condotte come pecore a fare le cose pensate da alberagatori o impiantisti. Un esempio per tutti: l'agghiacciante baracconata dei "Suoni delle Dolomiti"  ;D

Offline radetzky

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Re: Turismo di massa
« Risposta #5 il: 09/07/2008 08:53 »

Come fai a dirlo?

Massimo Fini, uno degli ultimi giornalisti veramente liberi, ha pagato con l'emarginazione la propria coerenza... :(
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Smit

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Re: Turismo di massa
« Risposta #6 il: 09/07/2008 09:12 »
e questo che c'entra scusa. Il turismo di massa a cui allude Fini è quello standardizzato dove tutti sono obbligati a fare le stesse cose, a provare le stesse emozioni, dove masse di turisti rigorosamente "NON FAI DA TE", sono condotte come pecore a fare le cose pensate da alberagatori o impiantisti.


Il problema e' il "soffocamento" delle mete turistiche o il fatto che la gente "mangia tutto preconfezionato"?

Se parliamo della prima ipotesi non vedo differenza tra 1000 persone che si arrangiano e raggiungono in maniera autonoma una certa localita' o ci arrivano attraverso un viaggio organizzato.
Se parliamo della seconda ipotesi ti dico "Affari loro". Io preferisco un altro tipo di turismo, ma se a uno piace essere portato a spasso col guinzaglio affri suoi.

Io spero che il problema sollevato da Fini sia il primo da me citato!
« Ultima modifica: 09/07/2008 09:19 da Smit »

Offline radetzky

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Re: Turismo di massa
« Risposta #7 il: 09/07/2008 09:30 »

Il problema e' il "soffocamento" delle mete turistiche o il fatto che la gente "mangia tutto preconfezionato"?


IMHO: il primo è conseguenza del secondo. Quando i media hanno ridotto la gente a pecore che si mettono in fila per fare tutte le stesse cose e percorrere le stesse strade, anche le "mete", e non solo geografiche, saranno le stesse, purtroppo. Inutile dire che nel nostro povero paese siamo sempre + in fila degli altri...  :(

E' un sollievo che almeno qui dentro, intendo in questo Forum, si preferiscano altre strade, il + solitarie possibili !
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Offline AGH

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Re: Turismo di massa
« Risposta #8 il: 09/07/2008 09:42 »
Io preferisco un altro tipo di turismo, ma se a uno piace essere portato a spasso col guinzaglio affri suoi

sei proprio sicuro che siano "affari suoi"? Pensaci bene: quando tutti i rifugi proporranno i suoni delle dolomiti, perché è il turismo di massa che comanda, e al grostè ci arriverranno magari coi camion di overland, saranno anche affari nostri  >:(

Smit

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Re: Turismo di massa
« Risposta #9 il: 09/07/2008 11:08 »
sei proprio sicuro che siano "affari suoi"? Pensaci bene: quando tutti i rifugi proporranno i suoni delle dolomiti, perché è il turismo di massa che comanda, e al grostè ci arriverranno magari coi camion di overland, saranno anche affari nostri  >:(

Avevo scritto un rispostone e poi lo ho cancellato tutto...

Posso condividere il concetto che sta alla base del ragionamento, ma non voglio condannare chi si comporta in maniera diversa da come mi comporterei io (ovviamente si possono muovere critiche costruttive come stiamo facendo).

Per fare un parallelo IT ho piu' volte criticato le ferrate.
Credo sia fuori discussione che sono un modo "comodo" e alla portata della massa per salire una parete o raggiungere una una cima visto che in mancanza del cavo e dei gradini sarebbe richiesto piu' impegno, capacita' e conoscenza.
Detto questo faccio notare che il nostro forum ha una sezione ferrate e molta gente (anche qui dentro) e' entusiasta nel percorrerle.

Parafrasando le tue parole dico: cosa restera' delle nostre cime quando ogni montagna sara' percorsa da cordini metallici e orde di gente in scarpe da ginnastica calpestera' tutte le cime (e' evidente che come hai fatto tu sto volutamente esagerando)?


Offline Guido

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Re: Turismo di massa
« Risposta #10 il: 09/07/2008 11:47 »
"visitarle è diventata una sofferenza inutile e viverci un'impresa defatigante"

a parte il fatto che avrebbe dovuto scrivere "affaticante" e non "defatigante"

ritengo l'articolo volutamente polemico ed esagerato, ma in alcuni concetti anche IMO errato:

"Il fatto è che il turismo di massa, come del resto la società di massa, si porta addosso una contraddizione in termini: esso infatti vuoi consumare quei beni che il sociologo tedesco Ralph Dahrendorf ha chiamato posizionali, cioè che sono tali solo se vengono usufruiti da una o da pochissime persone. È bello, per esempio, avere una casetta isolata in montagna, ma se questa casa la voglion tutti ecco che il bene si è bell'e dissolto (ed hai Cervinia, Cortina, Madonna di Campiglio). Non c'è forse emozione estetica, e non solo estetica, più profonda ed appagante dell'ammirare un'opera d'arte, ma se con te ci sono altre mille persone, che insieme si premono, si disturbano, si infastidiscono, quella emozione è perduta."

Io credo che il fatto di usufruire da soli o in pochi di un'esperienza non sia ciò che la maggior parte della gente vuole, quindi è sbagliato l'assunto iniziale, la maggior parte della gente vuole vivere un'esperienza emozionale anche se futile, a basso costo e bassa fatica e lo vuole fare in gruppo per sentirsi parte di una "community" accettata ed emergente. Per questo la gente va in montagna nei posti trendy, non in una baita isolata, il fatto di essere in mezzo a tante persone amplifica il senso di appartenenza e la possibilità di socializzare, di esteriorizzare che è un modo per esprimere il proprio ego.
Fini sostiene che alla maggioranza delle persone interessi un' esperienza interiore, ma in realtà,come dimostra il turismo di massa, è vero il contrario.
"...sarà da chiedersi se esistano ancora escursionisti capaci di divertirsi sulle medie difficoltà, per trovare sè stessi anche in una giornata senza ambizioni, trascorsa serenamente all'insegna della natura più delicata." Giampaolo Sani

Offline Guido

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Re: Turismo di massa
« Risposta #11 il: 09/07/2008 11:55 »
E questo business è diventato così colossale, così determinante per le bilance dei pagamenti di molti Paesi, che non possiamo più farne a meno, che dobbiamo anzi davanti ad esso genufletterci reverenti e riconoscenti perché ci dà di che vivere, anche se distrugge le nostre città, le nostre coste, i nostri mari, le nostre montagne, le nostre tradizioni e le nostre emozioni. Eppure ci sono stati tempi in cui la gente viveva e mangiava lo stesso, nei quali visitare una chiesa, ammirare un' opera d'arte, fare un bagno in mare non erano prodotti da comprare, divertimenti eterodiretti e semicoatti da pagare a caro prezzo, ma libere emozioni che chiunque si poteva permettere, magari davanti all'uscio di casa.

Anche questa è un esagerazione: i nostri antenati non avevano però la Tv al plasma, l'automobile, il riscaldamento, il frigorifero, le vacanze....
 e poi non è così vero che si mangiasse lo stesso.....
 e andare in chiesa, fare un bagno etc, erano le uniche cose che queste stesse persone potevano permettersi e unicamente davanti all'uscio di casa.
Io credo che il fatto che tante persone possano recarsi a visitare venezia sia una cosa positiva, perchè questo significa nell'ottica di questo argomento che tali persone non debbano per forza ammirare la chiesa dall'uscio di casa propria.
 
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Offline Guido

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Re: Turismo di massa
« Risposta #12 il: 09/07/2008 12:01 »
IMHO: il primo è conseguenza del secondo. Quando i media hanno ridotto la gente a pecore che si mettono in fila per fare tutte le stesse cose e percorrere le stesse strade, anche le "mete", e non solo geografiche, saranno le stesse, purtroppo. Inutile dire che nel nostro povero paese siamo sempre + in fila degli altri...  :(
 

I media propongono un modello, le persone non sono obbligate a seguirlo, questo sta nella loro intelligenza, ma anche nei loro gusti, non è detto che tutto ciò che viene proposto sia sbagliato per partito preso. Se le persone vogliono fare la fila per andare a Cortina e sentirsi appagate di vedere i vips...
 e sciare, mangiare,ballare,prendere l'aperitivo spalla a spalla e sono gratificate, non vedo perchè non dovrebbero farlo.
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Re: Turismo di massa
« Risposta #13 il: 09/07/2008 12:18 »
e questo che c'entra scusa. Il turismo di massa a cui allude Fini è quello standardizzato dove tutti sono obbligati a fare le stesse cose, a provare le stesse emozioni, dove masse di turisti rigorosamente "NON FAI DA TE", sono condotte come pecore a fare le cose pensate da alberagatori o impiantisti. Un esempio per tutti: l'agghiacciante baracconata dei "Suoni delle Dolomiti"  ;D


nessuno è obbligato a fare nulla, forse vogliono?  o sono esseri invertebrati?
sono condotte da chi? se vogliono le fanno, altrimenti vanno alla spa o a fare shopping.

io sono andato a vedere i suoni delle dolomiti e non mi ritengo un turista costretto da impiantisti ed albergatori, anche perchè comunque i tuoi 1000m di dsl te li dovevi fare per andare a sentire il concerto e così se li sono fatti anche i musicisti con gli strumenti in spalla e tutte le persone che anche per la prima volta hanno avuto con questa iniziativa un approccio con l'alta montagna. Al di là del gran numero di persone (che io personalmente non apprezzo,ma è un sentire personale) è stata una bella e piacevole esperienza, anche perchè nel teatro naturale delle montagne la musica assume e di contro fa assumere alle montagne un fascino molto particolare.
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Offline radetzky

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Re: Turismo di massa
« Risposta #14 il: 09/07/2008 12:37 »
I media propongono un modello, le persone non sono obbligate a seguirlo, questo sta nella loro intelligenza,

il discorso sarebbe lungo. Quando le menti sono ottenebrate dalle coglionate dei media resta ben poco spazio al libero discernere
A puro titolo di cronaca, fino a qualche anno fa se non avevo letto il quotidiano (non quello sportivo, eh !) mi sentivo nudo (facevo parte di quei pochi italiani che leggevano sempre il quotidiano, cosa invece molto + diffusa nel resto d'Europa). Oggi mi rifiuto categoricamente di sentire qualunque tele o radiogiornale e compro un solo quotidiano la settimana, il sabato, rigorosamente finanziario per cercare di capire come difendermi...

Per quanto concerne la psicologia della folla..beh il must è rileggersi "l'assalto al forno" del Manzoni, pallosissimo ma terribilmente veritiero
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