[SORAPISS] Anello al Rifugio "A. Vandelli"

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Offline Matteo Nicolin

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[SORAPISS] Anello al Rifugio "A. Vandelli"
« il: 29/10/2014 13:43 »
Lo scorso weekend sono tornato in Italia a causa di alcuni impegni universitari e, ovviamente, ho approfittato per togliermi una bella soddisfazione montana, giusto prima che l'inverno rendesse inaccessibile le quote più elevate: un anello dal Passo Tre Croci al Rif. Vandelli sul Gruppo del Sorapiss.

L'avventura comincia alle 4 di mattina del 24/10 ad Amsterdam, quando balzo giù dal letto e, in bicicletta, percorro quella decina di chilometri che mi separano dalla Stazione Centrale della città, in un gioco di equilibri precari tra me e la valigia con dentro il necessario per qualche giorno. È da tre mesi che non torno in Patria, il periodo più lungo della mia vita senza di essa e senza montagne. Nonostante l'ora abominevole, la voglia di raggiungere al più presto possibile il suolo natio mi rende il Fausto Coppi della notte nordica e, in men che non si dica, raggiungo il binario e mi catapulto sul treno, per poi smontare in aeroporto e schizzare verso il gate d'imbarco.
Un'attesa snervante ma, dopo una manciata di minuti, posso finalmente sedermi in cabina e, alle 6:30, partire alla volta di Venezia.
Il cielo d'Europa è terso, regalandomi un'alba indescrivibile (chi ha avuto esperienze simili capirà che certe cose, viste da 10'000 metri di altezza, acquistano necessariamente altre tonalità).


In volo sulle montagne austriache, al sorgere del sole.

Alle 8:30 arrivo a Venezia e mi dirigo verso Vicenza, dove, fino alle 20:50 dello stesso giorno, sarò impegnato in esami di varia natura presso il Conservatorio cittadino. Completamente distrutto, arrivo finalmente a casa dove trovo i miei affetti ed una cena calda (che, dopo mesi sotto regime alimentare olandese, appare sotto forma di angeli con canederli al posto degli occhi). Dopo avere espletato i doveri -nonché piaceri- familiari, mi dirigo finalmente al letto. Il giorno seguente lo passo in fervente attesa della domenica: l'escursione al Sorapiss non è così sicura per ragioni meteorologiche e pratiche, rimarrà in bilico fino a notte fonda, con me stravaccato sopra la cartina 1:25'000 nella poco convinta ricerca di alternative... Voglio andare lì, per compensare il piattume fiammingo in cui vivo normalmente. Rinunciare o ripiegare in qualcosa di più blando sarebbe per me una sconfitta. Alcuni amici mi invitano fortunatamente fuori a trovarli, per cui, per qualche ora, l'angoscioso pensiero mi lascia in pace. Torno a casa e metto la sveglia alle 5:30, in modo da essere alle 9 al Passo Tre Croci, che sarà il nostro campo base.

Le 5:30 di domenica 26/10 giungono, la sveglia suona e... non la sento. Per cui mi alzo con un'ora di ritardo, preparo i viveri e lo zaino e, con mio fratello e le nostre corrispettive dolci metà, ci avviamo comunque. Decideremo una volta arrivati al Passo che fare, se fare e quanto fare.

Partiamo dal Passo Tre Croci (1791m) a mezzogiorno in punto, c'è il sole e, nonostante sia tardi, non voglio nemmeno pensare di rinunciare a quanto pianificato. Imbocchiamo il sentiero 213 e notiamo subito che dovremo aver a che fare con la neve caduta poche ore o giorni addietro, circa 30 cm. Salendo per la Tardeiba, assieme ai massicci rocciosi, troviamo ad accoglierci molte nuvole, che tuttavia non ci inducono a desistere.


Il profilo montuoso che intercorre tra la Forcella Marcoira e la Forcella Ciadin visto dal sent. 213.


Volgendo lo sguardo indietro notiamo da destra: il versante sud del M.te Cristallo, il Pomagagnon e, in fondo, le Tofane.

Poco prima del bivio per il sent. 216 per la forcella Marcoira, incontriamo quelli che saranno gli unici esseri umani oltre a noi in tutta l'escursione: una giovane coppia che voleva andare al Rif. Tondi, che però ha desistito a causa della neve incontrata. Nonostante il non propriamente rassicurante resoconto, le innumerevoli tracce di scarponi sul nostro percorso ci inducono a continuare verso quello che sarà la parte più rischiosa della giornata, la prima parte del sent. 216 che, in poco più di un chilometro, si inerpica fino alla forcella Marcoira (2307m) attraverso un ghiaione dapprima largo e poi sempre più angusto. La neve rende l'ascesa ancora più rischiosa. Le ragazze parlano più volte di desistere, ma sia io che mio fratello siamo della stessa opinione: anche se volessimo, scendere tra neve fresca, ghiaccio e ghiaia con semplici scarponi e nulla più è semplicemente impossibile; conviene arrivare alla forcella, che sarà anche il punto di massima elevazione del percorso, e proseguire. Una volta valicata la Marcoira ci aspettiamo un grado di difficoltà e pericolosità di gran lunga minore.


La prima parte del sent. 216, tra neve fresca e ghiaia.


L'inizio della seconda parte del ghiaione, la pendenza aumenta.


Arrivati alla forcella, ci riposiamo alcuni minuti e godiamo della vista lunare sul Ciadin del Loudo.

Iniziamo la discesa nel Ciadin del Loudo, mentre il sole si decide finalmente a spuntare. Anche qui l'attenzione agli scivoloni rimane alta, vista la ormai nota natura del terreno di fine autunno. Una volta completata la traversata, ci attrezziamo per attraversare il costone del Ciadin ed avviarci giù per il versante, verso il Rif. Vandelli. Nonostante la neve, i passaggi più difficili sono sempre corredati di cavo di ferro, per cui l'attraversata avviene in serenità. Non appena le nuvole si alzano, ecco apparire verso nord il lago di Misurina, il Ciadin di San Lucano e, più in fondo, le spettacolari e iconiche Tre Cime di Lavaredo.


Le nuvole si alzano ed ecco, da sinistra verso destra: Scoglio S. Marco, lago di Misurina e le Tre Cime di Lavaredo.


Il sent. 216 si assottiglia in un camminamento corredato di cordino, d'effetto ma non particolarmente difficile.


Il versante sud-est del M.te Cristallo che onora il proprio nome grazie alla magica luce di fine autunno.

Tali viste premiano i nostri sforzi e la nostra caparbietà. Il sentiero gira e scende per il versante est del Ciadin del Loudo. Scendiamo di quota, macchie di mughi si susseguono sempre più fitte, per poi lasciare il posto alla vera e propria foresta. La temperatura sale e, dalla neve, passiamo ad una poltiglia insidiosa mista a fango che, più volte, rischia (senza però riuscirci!) di farmi cadere. Di fronte a noi il versante ovest del Col del Fuoco e, avanzando, finalmente vediamo il Rif. Vandelli ed il magico Lago di Sorapiss, ora ghiacciato.


Il versante ovest del Col del Fuoco e le macchie di mughi.


Alcuni punti del sentiero in mezzo ai mughi, viste le condizioni meteorologiche, si sono rivelati piuttosto antipatici da percorrere.


La foresta del Sopiss prima di assopirsi (perdonate il gioco di parole) per l'inverno.


Finalmente, dopo tanta discesa, il Rif. Vandelli.

Arriviamo verso le 15:30 al Rif. Vandelli (1928m), mangiamo e ci confrontiamo sul da farsi: essendo fine ottobre, il sole tramonterà presto, attorno alle 17. Già mentre parliamo, quasi ci senta discorrere, l'ombra scende sull'intera vallata ed un freddo penetrante ci fa rabbrividire. Un po' preoccupato per il buio (è comunque la prima volta che percorro questo itinerario), scelgo comunque di ritornare al Passo attraverso il sent. 215. Sebbene sporadicamente esposto, dalla cartina risulta che il dislivello da percorrere è irrisorio; meglio evitare il saliscendi con le gambe provate dalla prima e più impegnativa parte del percorso. L'alternativa è scendere verso Valbona attraverso il sent. 217, nel bosco, all'imbrunire, col rischio di perdersi a causa della fitta vegetazione. Decisamente da evitare.
Impacchettiamo velocemente e, senza nemmeno concederci una visita al vicino lago (gli ho promesso che tornerò la prossima estate), ripartiamo verso gli Orti di Marcoira. La scelta si rivela saggia: nonostante la relativa pericolosità di alcuni passaggi, non sentiamo fatica, dal momento che non incontriamo salite o discese rilevanti.


Nonostante la presenza del cordino, chi cade qui non credo possa rialzarsi.


La pericolosità non spaventa le giovani eroine e l'impavido fratello, che posano per una memorabile foto sul sent. 215 con il Col del Fuoco sullo sfondo.

L'ora tarda invece ci regala lo spettacolo delle Dolomiti al tramonto autunnale. Qui le parole risultano superflue ed inadatte, tanto in passeggiata quanto qui, dunque lascio parlare la seguente foto.


Il versante sud-est del M.te Cristallo.

Arriviamo alle 18:00 alla macchina, chiudendo in 6 ore questa splendida, intensa e indimenticabile escursione.

Il giorno seguente riparto per Amsterdam, portandomi nel cuore il Sorapiss e la sua essenza, che mi terrà compagnia fino al prossimo ritorno ai miei Monti.



Percorso:
  • Partenza da Passo Tre Croci - sentiero 213 fino a bivio 216 direz. Forcella Marcoira (sx), attraversamento del Ciadin del Loudo, fino a bivio con 215 direz. Rif. A. Vandelli (dx); 2:30-2:45h tempi CAI
  • Pranzo al Rif. Vandelli /Lago Sorapiss;
  • Ritorno al Passo Tre Croci per sentiero 215 (altavia n°3) attraverso Orti di Marcòira. 1:45-2:00h tempi CAI

Il profilo altimetrico dell'escursione:

« Ultima modifica: 29/10/2014 14:20 da Matteo Nicolin »
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Offline southernman

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« Risposta #1 il: 29/10/2014 14:59 »
Ciao

non so se complimentarmi o rimanere inorridito   :o E' una escursione che conosco bene, l'ho fatta due volte, più una terza volta (la prima in ordine cronologico) sono salito dalla strada Auronzo-Misurina all'altezza col 217, poi il 215 e la forestale di Valbona. Il 217 non è esposto, ma è sempre all'ombra e discretamente ripido. E' bello il vostro entusiasmo, ed anche la vostra energia, ma le Dolomiti sopra i 2000 metri diventano off-limits per chi non ha cordino e ramponi. Avete fatto bene a scendere per il sentiero meno faticoso, anche se pensavo fosse meno orripilante. Vedrai che in estate vi farà meno timore. In questa stagione, prima delle abbondanti nevicate, consiglio Lagorai, Pasubio e Carega. Avete visto comunque il trailer di un percorso bellissimo. In estate è frequentatissimo, ma non vi spaventate, la bellezza è inalterata.

Offline Matteo Nicolin

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« Risposta #2 il: 29/10/2014 15:08 »
[...] le Dolomiti sopra i 2000 metri diventano off-limits per chi non ha cordino e ramponi.

Caro southernman, sono d'accordo con te. Necessitiamo un migliore equipaggiamento. Diciamo che siamo andati avanti di fatto, coscienti di essere un po' sul filo del rasoio, più per ragioni climatiche che altro. Tant'è, sono contento di quanto abbiamo fatto e ritengo sia stato utile conoscere questi monti anche durante questa stagione. Siamo comunque in un'era iper-protettiva, secondo me, per cui a volte un briciolo di sale in zucca può fare molto di più che qualsiasi corda/rampone/caschetto...
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Offline southernman

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« Risposta #3 il: 29/10/2014 15:19 »
Caro southernman, sono d'accordo con te. Necessitiamo un migliore equipaggiamento. Diciamo che siamo andati avanti di fatto, coscienti di essere un po' sul filo del rasoio, più per ragioni climatiche che altro. Tant'è, sono contento di quanto abbiamo fatto e ritengo sia stato utile conoscere questi monti anche durante questa stagione. Siamo comunque in un'era iper-protettiva, secondo me, per cui a volte un briciolo di sale in zucca può fare molto di più che qualsiasi corda/rampone/caschetto...

Ovviamente intendo, mi era sfuggito, ramponi e cordino dopo le prime nevicate. Io non uso nè l'uno ne l'altro, mi fermo prima, ma è un mio limite. Chi ne ha dimestichezza fa bellissime escursioni in tardo autunno e inizio inverno. Il 215 l'ho fatto spesso a mano libera, senza problemi, ma sepre in estate. Purtroppo le tue foto faranno sì che la mia compagna rinunci per sempre al Vandelli (a meno del 217, più faticoso e meno panoramico). Stai tranquillo che non sono ipeprotettivo, semplicemente prudente. Ne ho fatta qualcuna anch'io di impresa balzana, anche se di diverso tenore (escursione solitaria in Lessinia, perso neiboschi e nei vai a sole tramontato...).
E sul sale in zucca hai ragione  ;)

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« Risposta #4 il: 29/10/2014 16:43 »
Ovviamente intendo, mi era sfuggito, ramponi e cordino dopo le prime nevicate. Io non uso nè l'uno ne l'altro, mi fermo prima, ma è un mio limite. Chi ne ha dimestichezza fa bellissime escursioni in tardo autunno e inizio inverno. Il 215 l'ho fatto spesso a mano libera, senza problemi, ma sepre in estate. Purtroppo le tue foto faranno sì che la mia compagna rinunci per sempre al Vandelli (a meno del 217, più faticoso e meno panoramico). Stai tranquillo che non sono ipeprotettivo, semplicemente prudente. Ne ho fatta qualcuna anch'io di impresa balzana, anche se di diverso tenore (escursione solitaria in Lessinia, perso neiboschi e nei vai a sole tramontato...).
E sul sale in zucca hai ragione  ;)

Sarebbe da ascoltarle tutte. :) Grazie dei preziosi consigli.
« Ultima modifica: 29/10/2014 17:02 da Matteo Nicolin »
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Offline AGH

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« Risposta #5 il: 29/10/2014 19:28 »
bellissimo giro e posti meravigliosi. Dei banali ramponcelli però potevano essere molto utili, oltretutto costano pochi euro e consentono una marcia con tutt'altra sicurezza su neve-ghiaccio

Offline edel

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« Risposta #6 il: 29/10/2014 19:55 »
Una bellissima escursione, sono posti stupendi, bravi !!   Sono salita alcune volte al rif. Vandelli ma sempre in estate e dal sent. 215, quello che voi avete fatto al ritorno. 
Un peccato che non abbiate fatto in tempo a vedere il laghetto di Sorapiss che è di un color turchese veramente particolare, specie se illuminato dal sole e con il  "Dito di Dio" che lo sovrasta... merita davvero una prossima volta!  ;)

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« Risposta #7 il: 29/10/2014 21:34 »
Una bellissima escursione, sono posti stupendi, bravi !!   Sono salita alcune volte al rif. Vandelli ma sempre in estate e dal sent. 215, quello che voi avete fatto al ritorno. 
Un peccato che non abbiate fatto in tempo a vedere il laghetto di Sorapiss che è di un color turchese veramente particolare, specie se illuminato dal sole e con il  "Dito di Dio" che lo sovrasta... merita davvero una prossima volta!  ;)

Grazie edelweiss! Come già detto, ci tornerò e, se possibile, mi ci farò pure il bagno! :)
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« Risposta #8 il: 29/10/2014 21:34 »
bellissimo giro e posti meravigliosi. Dei banali ramponcelli però potevano essere molto utili, oltretutto costano pochi euro e consentono una marcia con tutt'altra sicurezza su neve-ghiaccio

Vero AGH, procedo all'acquisto capitano! :)
Matteo Nicolin

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Offline Tabboz

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« Risposta #9 il: 30/10/2014 09:53 »
Ma... e una foto di quello splendido lago????


Fatto stesso idenetico giro, ma una settimana prima ... tutt'altro ambiente!

Bravi con la neve, non banale quel traverso su roccia..

Appena riesco posto qualche foto

Offline Matteo Nicolin

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« Risposta #10 il: 30/10/2014 10:19 »
Ma... e una foto di quello splendido lago????


Fatto stesso idenetico giro, ma una settimana prima ... tutt'altro ambiente!

Bravi con la neve, non banale quel traverso su roccia..

Appena riesco posto qualche foto
Eh Tabboz! Purtroppo la corta giornata invernale ci ha obbligato ad andarcene prima del tempo! Quest'estate mi rifarò e pubblicherò eventuali foto! :)
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Offline climbalone

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« Risposta #11 il: 30/10/2014 20:44 »
Bel giro veramente!
Ringrazio dell'ottimo spunto, dato che il Sorapiss per me è ancora terra inesplorata.

Osare un po', con molto "sale in zucca"... una perfetta combinazione per divertirsi saggiamente!

Accidenti se siete giovani ragazzi!
Che nostalgia mi fate venire...

Offline Matteo Nicolin

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« Risposta #12 il: 30/10/2014 21:06 »
Bel giro veramente! Ringrazio dell'ottimo spunto, dato che il Sorapiss per me è ancora terra inesplorata.

Bello poter fornire idee nuove! Grazie climbalone per le tue parole positive, non fai altro che incitarmi a continuare nei resoconti qui sul forum! :) Buona serata.
Matteo Nicolin

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Offline trabuccone

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« Risposta #13 il: 31/10/2014 11:49 »
Bel giro Matteo in posti a me totalmente sconosciuti  :) anche se amo di più i terreni glaciali e le Alpi, in questo periodo le Dolomiti sarebbero tutte da scoprire (prima che arrivino le nevi). Complimenti anche alle morose che vi seguono in queste balzane avventure  ;D
per sempre oppressi da desiderio e ambizione c'e' una fame non ancora soddisfatta,
i nostri occhi stanchi ancora vagano all'orizzonte sebbene abbiamo percorso questa strada così tante volte

Offline Matteo Nicolin

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« Risposta #14 il: 31/10/2014 13:34 »
Bel giro Matteo in posti a me totalmente sconosciuti  :) anche se amo di più i terreni glaciali e le Alpi, in questo periodo le Dolomiti sarebbero tutte da scoprire (prima che arrivino le nevi). Complimenti anche alle morose che vi seguono in queste balzane avventure  ;D
Grazie trabuccone, è vero, sono state brave anche loro. Presto farò onore anche alle tue amate vette glaciali comunque, non temere. :)
Matteo Nicolin

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