“…un percorso di una bellezza selvaggia che va dal Rifugio Peller al P.so del Grostè. Si snoda dapprima per vaste praterie erbose per poi inerpicarsi lungo le ardite creste delle cime della catena settentrionale del Brenta. Costellato di passaggi assai impegnativi con attrezzatura minimale presuppone un buon allenamento fisico ed una buona capacità di fare fronte a imprevisti ed insidie dovute al mutare delle condizioni atmosferiche. La vastità e la varietà dei panorami costituiscono una gratificante compensazione delle fatiche intraprese”. Così è descritto il Sentiero Costanzi. Ottimi presupposti per ritornare a percorrerlo, dopo 10 anni.
Partiamo venerdì pomeriggio da Malè sotto una canicola più da Lago di Como che non da Val di Sole, per salire al rifugio Peller, ottimo sotto tutti gli aspetti, dall’accoglienza alla cucina e pulizia.
Sabato mattina alle 6,30 siamo già scarponati. Comodamente in ambiente bucolico raggiungiamo il P.so della Nana, tantissime marmotte in giro. Da qui si comincia a salire passando sotto la cima di Nana e il Sasso Rosso. Alla selletta della Nana scendiamo al P.so Pracastron, il primo tratto di discesa, è praticamente sparito, lavato via da neve e piogge, scendiamo cautamente, purtroppo i grossi zaini saranno un grande impiccio per entrambe le giornate! Raggiungiamo il P.so Pracastron e sul paletto c’è il cartello che segnala che il sentiero Costanzi è chiuso per manutenzione. E’ stato il nostro cruccio per tutta la settimana, ma dopo varie telefonate alla Sat, vigili, comuni, rifugi finalmente riusciamo a capire che si tratta di una chiusura a solo scopo cautelativo, il sentiero è agibile, ci sono solo alcuni cavi da cambiare. Considerato che noi l’avevamo già fatto e sapevamo a cosa stavamo andando incontro, decidiamo di andare lo stesso. In effetti si percorre benissimo, anzi rispetto a 10 anni fa abbiamo trovato cavi in punti dove allora non c’erano, rimane il fatto che è un percorso molto lungo, stancante sia fisicamente che mentalmente.
Tra vari sali scendi dalla varie cime, passaggi su tracce di cenge, canali erbosi e sassosi, creste varie si arriva al bivacco Bonvecchio. Dal bivacco, saliamo al punto più alto del percorso, la cima Sassara e poi ancora giù alla Bocchetta di Val Gelada e successivamente alla Bocchetta dei Tre Sassi e con un ultimo traverso arriviamo finalmente a vedere i prati dello Spinale. Ancora lontana possiamo immaginare la nostra meta. L’ambiente ora è meno severo, la stanchezza si fa sentire, ma l’attenzione non deve calare. Ultimi traversi e cenge e finalmente siamo al rifugio Graffer, purtroppo non abbiamo trovato posto qui per cui dobbiamo salire al Rifugio Stoppani, una albergo di lusso più che un rifugio, ma non avevamo scelta!
Domenica completiamo la traversata rientrando con il sentiero delle Palete. Il percorso si snoda lungo il versante orientale del gruppo, con un’ineguagliabile veduta sul lago di Tovel e sulla Valle di Non. Non prevede tratti in cresta, ma si trovano ancora tratti molto esposti su cengette erbose. La salita al P.so delle Palete è attrezzata con pioli e corde ed è soggetta a scariche di sassi. E’ comunque un sentiero che prevede una buona resistenza e capacità di orientamento.
Un lungo e memorabile fine settimana, purtroppo le foto non trasmettono le sensazioni ed emozioni provate in questi luoghi solitari, così diversi dal resto del Gruppo del Brenta!
Altre foto:
http://www.montimania.it/Multimedia/Arch/2011/Brenta/album/index.htmlP.S. Non so se dovevo attaccarmi alla precedente discussione; a me pareva più giusto aprirne una nuova.