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Girovagando nel bosco

Bel giro a bassa quota vicino a casa per boschi, sentieri e radure. Un anello di 13 km per sentieri secondari, non sempre segnati, ravanando talvolta per magnifiche boscaglie. Ho scoperto anche un nuovo bellissimo sentiero che non avevo mai fatto.


Al Prà Alt

Al Piz Comboni, con l'effige del missionario Daniele Comboni sotto la croce che fondò la congregazione che prese il suo nome (Comboniani). Una targa è posta in sua memoria e dei missionari di Segonzano che spesero la propria vita in Africa, America Latina, Estremo Oriente.

Tra boschi, radure e sentieri

Il bellissimo sentiero ignoto...

Camminare nei boschi è forse la cosa più bella in assoluto da fare in montagna, nelle mezze stagioni è ancora più bello. Non mi dilungo sulla descrizione dell'itinerario, messo assieme un po' a caso nel tentativo di collegare le due cime, sfruttando sentieri e tracce rivenuti sulle mappe, o direttamente sul posto e lasciandomi guidare dall'intuito, senza un mèta precisa.


Salita alla Busa

Dosso di Segonzano e rientro

Tramonto attraverso gli alberi


Il percorso fatto, circa 13 km
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Vigolana - Marzola - Calisio - Monti di Cembra / Re:Malga Palazzo dal Compet
« Ultimo post da DDT il Ieri alle 02:25 pm »
Buona idea per l'inverno, manca solo la trattoria da abbinarci per il pranzo!  :)
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Veneto / [PREALPI VICENTINE] Brutto Buso e Cima del Coston
« Ultimo post da DDT il Ieri alle 02:22 pm »
17/10/2020

Salendo al Passo della Borcola dal versante Vicentino, l’ultimo abitato che si incontra è Contrà Griso.
Le poche case sono sovrastate da un complesso bastione roccioso chiamato “La Cube”.
La Cube e tutto il crinale sovrastante, che divide la Val di Ferro (Laghi) dalla Val Posina furono zona di 1^ linea durante la Grande Guerra.
Il Brutto Buso, nome dato dai valligiani, è un vaio che si addentra nella Cube: in tempo di guerra gli Alpini Italiani lo avevano scalinato, in parte con gradini sulla roccia e in parte in legno e metallo, per accedere alla zona boschiva superiore oltre la quale erano appostati gli Austriaci.
Dalle ultime informazioni, risalenti a circa 15 anni fa, la gradinatura era pressoché scomparsa a causa di frane e alluvioni e quindi la risalita era indicata come quasi alpinistica.
L'idea è di andare a vedere, se non lo troviamo o non riusciamo a passare abbiamo un piano B.

Da Contrà Griso m. 780 seguiamo per pochi minuti la Strada dei Tedeschi, una mulattiera che porta a Contrà Lambre. Prima di oltrepassare un minuscolo canale lasciamo la mulattiera andando a sx in direzione delle pareti.
Seguiamo una debole traccia e dei vecchi bolli gialli: giunti sotto le pareti ci accorgiamo che portano solo a delle vie di arrampicata, ma proseguendo a destra ritroviamo il canale ora più inciso e notiamo in alto una gradinatura con dei muri di contenimento: è lui!
Questi pochi metri di scalini sono gli unici rimasti. Più avanti il percorso non è banale, serve un po’ di esperienza su questo tipo di percorsi: la traccia spesso scompare e l’orientamento non è sempre immediato (nessun ometto, abbiamo visto solo un paio di frecce con spray nero), alcuni passaggi sono un po’ esposti e serve qualche passo di arrampicata vegeto-minerale.
La risalita è anche difficile per la forte pendenza dei tratti su terriccio instabile. I faggi presenti nel canalone, e soprattutto le loro radici, aiutano non poco.
Nella parte terminale del vaio vi sono un paio di diramazioni che portano a forcelline un tempo presidiate dagli Alpini, viste le feritoie e i numerosi ricoveri in grotta. Incredibile come possa essersi combattuto in un posto così.
Appena valicata la forcella, a circa m.1200, c’è una bella iscrizione Austriaca su roccia perfettamente conservata: dice che quella forcella è stata occupata dagli Austriaci il 19 maggio 1917.
Qui cambia radicalmente il paesaggio, si entra in una faggeta da risalire senza traccia ma con pendenza minore rispetto a quella del vaio. Moltissimi i resti di gavette, schegge di granata e altri reperti bellici.
Rimaniamo al centro del vallone svasato per poi spostarci sul crinale di dx (sx orografica), finchè a circa m. 1400 arriviamo al Ponton del Pruste, uno sperone in cui passa il dismesso SV 503 (sentiero del 70°).
La traccia è inerbita ma ancora marcata e la seguiamo in salita. Arrivati sotto gli appicchi di Cima Grama il sentiero diventa poco evidente: si attraversa la valletta, subito dopo si risale un erto crinale e raggiunta una zona di trincee si scavalca la dorsale per incrociare il SV 511 che corre poco sotto.
Ne approfittiamo per salire i pochi metri che ci separano da Cima del Coston m. 1651, anche se le nuvole ci precludono buona parte del panorama.
Scendiamo poi con il SV 511 al passo del Colombo e con il 505 a Contrà Lambre, per poi seguire la Strada Tedesca fino al punto di partenza.

Sinceramente ero molto scettico sulla possibilità di completare l’escursione: in rete non si trova nulla in merito, lo spunto l’ho trovato sulla vecchia ma splendida Guida escursionistica della Val Posina di Liverio Carollo, alla quale rimando per ulteriori note storico-naturalistiche.
Alla fine grande soddisfazione per aver fatto questo percorso sulle orme della Grande Guerra, l'impressione è che fosse una traccia quasi dimenticata.

Alcune foto:


La Cube dalla strada del Passo della Borcola


Contrà Griso


L’inizio del Brutto Buso con la scalinatura










Alcuni passaggi nel vaio




Sulle diramazioni terminali del vaio


L’iscrizione Austriaca


Anche la faggeta ha una discreta pendenza


Sul Ponton del Pruste


Gli appicchi terminali di Cima Grama


In vetta a Cima del Coston tra le nebbie


Vista su Laghi


Discesa sul versante opposto per raccordarsi col SV 511


La Cube vista dal SV 505 di discesa


Ancora La Cube, il Brutto Buso si insinua nella spaccatura sulla dx


La traccia, 9 km e D+ 950 mt circa

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... vorrei fare la salita da Scanuppia, la salita per rampichini più dura d'Europa, dicono....



Tutto vero, pendenze assurde direi "non umane" ;D, 1300 m di dislivello concentrati in 7,5 km con punte del 46% ed una media del 20%, per chi volesse saperne di più....
http://www.televignole.it/scanuppia-la-salita-piu-dura-del-mondo/
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Grazie per la condivisione e per averci fatto conoscere questo itinerario molto verticale.....come piace a me  8)
Prego. Appena posso vorrei fare la salita da Scanuppia, la salita per rampichini più dura d'Europa, dicono.

Mi sono accorto di aver inserito una foto doppia e con didascalia del tutto errata, dal significato oppposto al reale. Appena il capo mi dà l'ok, correggo.
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Bravo Pian bella escursione  :) Grazie per la condivisione e per averci fatto conoscere questo itinerario molto verticale.....come piace a me  8)
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Dall’abitato di Compet (455 m), alle spalle di Castel Beseno, mi avvio su una strada a fondo cementato


che risale senza alcun tornante il versante sud-est della profonda e selvaggia val Gola.


La strada presenta tratti assai ripidi, raccordati da pochi pezzi pianeggianti o in falsopiano, non cementati.


La pendenza della strada


Un lungo ringhierone quasi ininterrotto protegge dagli scoscesi dirupi e dalle balze rocciose, in gran parte coperti da boscaglia, che precipitano in val Gola.


Passo dal capitèl del Vignal,


e dopo il bivio con il segnavia 449, che contorna a sud il m. Mosna, mi fermo al caratteristico maso inferiore dei Masi alti di Val Gola.


Riprendo il cammino, passando dai masi superiori. Qui la strada ha termine e inizia un sentiero, in parte sassoso,


piuttosto ripido nel tratto iniziale, che rimonta una costa rocciosa, incrocia un sentiero segnavia non numerato che traversa verso ovest, e dopo un caratteristico passaggio in “pertugio” fra due rocce,


esce al passo delle Scalette.


Si passa nel versante nord-ovest, umido e ombroso, dove una comoda e larga mulattiera,


con le prime chiazze di neve,


transita dapprima al Prà di Gola,


con annesso piccolo, omonimo bivacco,


e porta sempre in falsopiano alla regale, direi quasi ecclesiale, malga Palazzo, in ambiente pastorale aperto e luminoso.



La neve copre quasi interamente il pascolo (q. 1560 m). Un camoscio bruca tranquillamente l'erba a pochi metri dalla staccionata nella zona libera da neve. No' 'l se squassa... Ripropongo una mia convinzione: non ci sono più i camosci di una volta!


In discesa giungo al segnavia senza numero e su un magnifico sentiero di cresta


scendo lungo un costolone erboso con brevi tratti rocciosi.


Verso nord si aprono gli orridi della valle delle Scalette. Al di la, il versante è punteggiato dai baiti di Scanuppia.
Sosto all’isolatissima Baita del Giudice (lavori di ristrutturazione in corso),


e su pendenze più dolci, raggiungo la sella Mosnetta.
.

Sulle Mappe (Tabacco, Trekkart, CAI Valdagno) è qui indicata una traccia che ritorna verso la val Gola. Non la vedo e più non la cerco, perché il sentiero con segnavia, molto evidente, prosegue in leggera discesa, aggirando il versante settentrionale del m. Mosna, vero perno di questi sentieri segnati e non.
Quando la discesa si fa ripida, e parecchio e riappare quella che si può definire una strada, ecco i primi quadratoni in cemento con punte smussate, non conosco il termine tecnico. In alcune curve particolarmente erte hanno questo aspetto, sembrano una curva parabolica.


Un solo tratto pianeggiante, questo.


Passo vicino ad alcuni baiti, qui Mas dei Saiani,


e arrivo in vista di Besenello, sulla strada che porta a Castel Beseno.


Mi aspetta il lungo rientro al Compet.
Vigolana sempre affascinante. Una montagna sulle porte di casa con moltissimi siti da esplorare, almeno per il sottoscirtto.

Percorso.
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Funghi / Re:Boletus Aestivalis?
« Ultimo post da AGH il 17/10/2020 20:25 »
Mi dispiace rispondere così in ritardo, ma la questione merita necessariamente una risposta.
Fatto salvo  che sarebbe più corretto evitare di rispondere sulla commestibilità di un fungo per via telematica per il rischio di sbagliare anche per un esperto, direi che quello che hai raccolto è molto probabilmente un Tylopilus felleus detto anche porcino del fiele per il suo gusto decisamente amaro.
Come riconoscerlo

per togliersi il dubbio, basta masticarne un pezzettino piccolissimo  ;D
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Funghi / Re:Boletus Aestivalis?
« Ultimo post da mariot il 17/10/2020 16:39 »
Mi dispiace rispondere così in ritardo, ma la questione merita necessariamente una risposta.
Fatto salvo  che sarebbe più corretto evitare di rispondere sulla commestibilità di un fungo per via telematica per il rischio di sbagliare anche per un esperto, direi che quello che hai raccolto è molto probabilmente un Tylopilus felleus detto anche porcino del fiele per il suo gusto decisamente amaro.
Come riconoscerlo
Il gambo, come si vede nelle foto, ha un colore simile al cappello ma è percorso da un reticolo di linee in rilievo di colore diverso o più intenso rispetto al fondo, che si incrociano, formando delle maglie come una rete. Si presentano di colore giallo-marrone a volte molto evidente e quando è più avanti con l’età, diventano quasi in rilievo.
I pori del felleus sono bianchi, poi diventano rosati, come la sua carne al contrario dei porcini buoni come il pinicola che resta immutabile.
Infine il sapore della carne è decisamente amaro e astringente proprio come il fiele.

E' inmangiabile proprio per il suo sapore 
10
 :)
Grazie
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