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Ciao, non me la sono sentita di salire da solo, proprio per la presenza di ghiaccio, non so se tentare mercoledì che è il mio unico giorno libero e forse adesso la neve se ne è andata (forse) ma sono sempre da solo. (Faccio il 99% delle mie uscite da solo e ne faccio una valanga, ma qui non sono tanto convinto visto che appunto aveva nevicato). Vediamo se riesco prima o poi a fare questo giro
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Stavolta andiamo in Lagorai, destinazione: Monte Ruioch.
Partiamo dal Passo del Redebus, sul confine tra Valle dei Mocheni e l' Altopiano di Pinè.
Già dalla partenza notiamo la devastazione di Vaia, che ha colpito duro anche queste zone. Passiamo davanti alla Malga Regnana e proseguiamo sul segnavia 443B fino ad incrociare una strada forestale che seguiremo in salita.
La relazione dice di seguire la forestale fino alla sua fine, in realtà noi l'abbandoniamo prima della sua fine, quando sembra esserci una diramazione a sinistra. Diciamo che qui ci è venuta utile la app FatMap.
Proseguiamo e ci addentriamo presto nel bosco (pieno di cattivissime formiche) fino al raggiungimento di 3 croci in legno, ottimo punto panoramico.
Seguiamo l'evidente traccia che ci conduce su Cima Pontara (Lemperpèrg) che dobbiamo dividere con un gregge di pecore e capre, fino all'arrivo del terzo Maremmano, un tipo poco simpatico che a suo modo ci invita ad andarcene, solo che per qualche minuto mi tallona abbastanza aggressivamente.
Dopo questa parentesi scendiamo verso Passo Polpen e da lì inizia la salita verso le vette occidentali della catena del Lagorai: Oltnmonn, Schvorzlommer e Rujoch.
Noi però superiamo anche lo Ruioch e ci fermiamo alla Schliverai Spitz (cimon de Sprugio).
Non ci resta che scendere e lo facciamo verso la Val Mattio e dopo essere giunti all'omonimo Passo, prendiamo il sentiero 340 che ci porterà ai ruderi del Rifugio Tonini, andato distrutto nel 2016 a causa di un incendio.
Scendiamo poi verso Malga Stramaiolo e per strada asfaltata giungeremo sulla statale che sale al Passo del Redebus, dove recuperiamo l'auto.
Traccia del giro sull'App FatMap a questo link:
https://fatmap.com/routeid/2829578/monte-ruioch
Video qui:
https://youtu.be/1clM52j7_3c
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Lagorai - Cima D'Asta - Rava / Re:[LAGORAI] Trincee nella nebbia
« Ultimo post da AGH il 11/10/2021 14:32 »
Che mappa è quella dello screenshot?

è una mappa che ho fatto io, utilizzando i dati di OSM e il DTM della Provincia di Trento
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Lagorai - Cima D'Asta - Rava / Re:[LAGORAI] Trincee nella nebbia
« Ultimo post da Data il 10/10/2021 21:04 »
Scusa la domanda stupida. Che mappa è quella dello screenshot?
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In presenza di neve o terreno ghiacciato alcuni punti sono piuttosto critici.....
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Rieccomi
Non mi ricordo se l'avevo scritto ma io volevo salire dal Vallon delle Dodici e scendere per Val Caldiera
Purtroppo adesso mi trovo con quasi zero giorni liberi per salire e mi verrebbe da andare domenica ma il velo di neve che è caduto mi sa che è moooolto insidioso, che dite?
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Notizie di montagna / Re:Uso dei bivacchi
« Ultimo post da AGH il 06/10/2021 14:55 »
Personalmente i bivacchi li uso poco, quindi il problema mi riguarda relativamente :). Tuttavia esistono delle norme COVID, giuste o sbagliate che siano, che prescrivono l'uso del bivacco per le sole emergenze. Quindi, secondo legge, il padre e la figlia che volevano passare premeditatamente la nottata nel bivacco Vigolana non erano in regola, così come la comitiva che aveva occupato il bivacco prima di loro. Io non so come possa essere risolta la questione, forse bisognerebbe inventarsi un sistema di prenotazione... ma come? E chi lo rispetterebbe, visto che ora neppure le norme covid sono rispettate?
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Notizie di montagna / Uso dei bivacchi
« Ultimo post da pianmasan il 06/10/2021 13:55 »
https://www.ladige.it/montagna/2021/10/05/sulla-vigolana-il-bivacco-della-madonnina-e-chiuso-ma-lo-usano-per-fare-feste-e-abbandonano-pure-i-rifiuti-1.3013961

Sono sostanzialmente d'accordo per un utilizzo dei bivacchi "in emergenza". Ma se anche uno volesse pernottare per una notte in un bivacco vuoto, non ci vedo nulla di male (Covid a parte).
Non parlo nemmeno del modo con il quale l'utilizzo deve essere fatto, dovremmo essere in un paese civile, dovremmo...
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Lagorai - Cima D'Asta - Rava / [LAGORAI] Trincee nella nebbia
« Ultimo post da AGH il 06/10/2021 13:50 »

Cima quota 2686

Una cima secondaria senza nome che sfiora i 2700 metri e che non ho mai salito. Non ci sono sentieri o tracce. Con le immagini satellitari intravedo arditi trinceramenti degli austroungarici che corrono lungo lo stretto crinale a picco sui precipizi. Anche questa cima faceva parte della lunga linea del fronte del Lagorai, dalla Panarotta al Rolle, e perciò presidiata da massicce opere di difesa su ogni cima e forcella, con postazioni, trinceramenti per chilometri, baracche e accampamenti in quota. Decido di andare a dare un’occhiata.


La mulattiera della Grande Guerra che sale al Lago di Cece

Salendo verso forcella Cece, con un nevaio che ormai "farà il giro"

Mulattiera e baraccamenti, sullo sfondo Cima di Valbona

La mulattiera della Grande Guerra verso Cima Slavaci

Forcella trincerata

Fortificazioni in vetta

Quando attacco la cima, a metà giornata dopo un lungo avvicinamento, cala la nebbia e una pioggerella mista a pallini di grandine rende le pietre scivolose come il sapone. Qui, in questi posti infami, i soldati ci vivevano, soffrivano, combattevano, morivano: posso desistere dalla salita per queste banali difficoltà? No di certo. Mi arrampico con cautela sulle ripide lastronate roccia e poi per pietraie che rendono penosa la salita.


Sul versantre opposto, resti di massicciate della mulattiera che sale verso Cima Slavaci

Ultimo tratto verso la cima, con la scalinata della Grande Guerra, franata in diversi punti

Rintraccio le tracce della mulattiera che sale con gradinate a picco su tremendi baratri: in vari punti è franata o sconquassata dalle frane, in altri appare decisamente pericolante. Bisogna stare attenti: queste magnifiche mulattiere ai tempi di guerra erano mantenute costantemente, spesso protette da corrimano e parapetti, funi di sicurezza. Dopo un secolo è tutto in rovina, precario e franoso tra gli sfasciumi di porfido.


Galleria in vetta con le travature originali

Il cunicolo scavato nella roccia
La feritoia si affaccia su Miesnotta, che era presidiata dalle truppe italiane

Postazione con vista verso Cima Valon e Cima Cece

Arrivo finalmente sul filo di cresta: ci sono i resti delle baracche, con le travature in legno originali di cento anni fa. I ripari dei soldati sono collegati da stretti camminamenti, caverne, nidi d'aquila, postazioni. La nebbia e la pioggia rendono spettrale il paesaggio: da una piccola feritoia di un muro a secco vedo comparire in uno squarcio nelle nuvole la severa Cima Valon e, sullo sfondo, l’imponente profilo di Cima Cece. Sul versante opposto appare e scompare nelle nebbie la vicina cima Slavaci. Più in basso a nord est le sterminate pietraie verso Cima Bragarolo e Ceremana.


Scalinata precaria

Vista sulle "laste" sotto gli Slavaci

Postazione a picco sul precipizio

Camminamento trincerato

Galleria scavata nella roccia della cima

Nido d'aquila

Il micidiale crinale di sfasciumi, con cima Valon al centro e dietro Cima Cece

Forcella senza nome, coi "gendarmi" di roccia

Mi infilo con molte precauzioni in una galleria parzialmente franata, scavata da un versante all’altro e che si affaccia con una stretta finestrella sulla Miesnotta, all’epoca presidiata dalle guarnigioni italiane. Percorro con attenzione i camminamenti tra i precipizi che conducono ai vari “nidi d’aquila” dei soldati, osservatori in cima a dei roccioni che fanno paura solo a guardarli. Le vedette ci passavano ore, giorno e notte, estate e inverno.


Discesa per la Val Caserina

La zona dei Slavaci nel Lagorai nord orientale
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Posti che conosco abbastanza bene. Se solo avessi più tempo (cronologico) e meno tempo (anagrafico)  :(... Ad ogni modo, brao!!! :) :) :)
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